Tra le vie nella zona industriale di Bolzano (quartiere di Oltrisarco) dedicate a protagonisti della scienza e della tecnica vi è via Evangelista Torricelli. Nato a Roma il 15 ottobre 1608, rimasto presto orfano, fu lo zio materno, Gian Francesco Torricelli, (Don Jacopo, monaco camaldolese, parroco di S. Ippolito), a curare la prima educazione del ragazzo, il quale poi passò alla scuola dei Gesuiti a Faenza e poi a Roma. Per la matematica lo guidò il monaco benedettino Benedetto Castelli, al secolo Antonio Castelli, (1578-1643), docente di matematica e idraulica al Collegio della Sapienza, collaboratore di Galileo Galilei (1564-1642); con padre Castelli il giovane Torricelli lavorò e studiò a Roma dal 1632 al 1641. Nel 1641 padre Castelli presentò a Galilei, allora nel ritiro di Arcetri, il manoscritto “De motu gravium”, opera di Torricelli, il quale su proposta di padre Castelli divenne, il 10 ottobre 1641, assistente di Galilei, ormai pressoché cieco; gli rimase vicino assistendolo fino alla morte, avvenuta l’8 gennaio 1642. Il Granduca Ferdinando II de’ Medici (1610-1670) nominò allora Torricelli successore di Galilei come matematico del Granducato di Toscana. Torricelli fu tale finché visse, ma divenne anche docente di matematica presso l’Accademia fiorentina; in quegli anni si dedicò alle ricerche sui liquidi, scoprendo la legge della pressione atmosferica, per la misura della quale inventò il barometro. Nel 1644 Torricelli pubblicò “Opera geometrica”, opera in tre parti. Nel 1646 inventò un metodo per lavorare le lenti; costruì i migliori cannocchiali dell’epoca. Ad un certo punto si dovette fermare, perché si ammalò e morì, a 39 anni, a Firenze il 25 ottobre 1647; fu sepolto nella basilica di San Lorenzo. Non mancarono i pubblici riconoscimenti (come un cratere lunare e un asteroide) per la sua opera; a Faenza dal 1865 porta il suo nome il Liceo, con sede nell’antico palazzo dei Gesuiti, che ebbe Torricelli come allievo. Non va dimenticato il Liceo Scientifico Torricelli di Bolzano.
Autore: Leone Sticcotti