I Balog e l’omonimo Sanatorio: una villa dall’architettura straordinaria

Quando nel 1894 il dottor Ludwig Balog, specialista ungherese di medicina interna, già assistente del consigliere aulico Prof. Stiller, decise di aprire il proprio sanatorio nella città da poco divenuta località di cura, scelse di costruire un edificio solido e raffinato allo stesso tempo.

La zona scelta per l’ubicazione fu la quella di espansione ottocentesca che dalla piazza del Teatro si sviluppava verso la stazione ferroviaria, fulcro in quegli anni del turismo di cura cittadino. 

In quella stessa zona erano sorti via via infatti i grandi alberghi di lusso e la Kurmittelhaus, ossia il centro fisioterapico cittadino provvisto di piscina e sala Zander. 

Villa Balog fu disegnata e costruita dall’architetto Pietro Delugan (Zanolin di Ziano 1854 – Merano 1923) che realizzò un corpo di fabbrica a quattro piani dall’alzato neorinascimentale con timpani a sovrastare finestre e portefinestre, balconcini per ogni stanza ma non abbastanza profondi per  consentire la Liegekur ma certamente utili per passare qualche ora all’aria aperta, un trend questo che a Merano era molto in voga. m. e un erker a torretta di grande fascino, sorretto da un telamone e una cariatide. Due particolari architettonici assai rari fra le architetture cittadine. La struttura però che ha fatto di Villa Balog un unicum a Merano è l’erker che, dal pian terreno si inerpica fino all’altezza del tetto spiovente ed è sorretto da due imponenti telamoni. I telamoni erano una citazione greca che il Rinascimento e lo stile neorinascimentale li avevano riutilizzati come nell’antichità come colonne o per sostenere architravi o balconi.

I telamoni infine simboleggiavano forza, sopportazione e la potenza virile che regge il sacro.
Ludwig Balog era nato nel 1869, figlio di Adolf Balog e Antonia Friedmann. Era medico e direttore sanitario del proprio sanatorio, Villa Balog, che si trovava nell’allora Andreas-Hofer-Str. 4, proprio a fianco di quello che nel 1907 sarebbe divenuto il Kurmittelhaus, ossia il cosiddetto Istituto Idroterapico come veniva definito negli anni Trenta. Come specificava un depliant pubblicitario il sanatorio curava, convalescenti e malati non infettivi, quindi non i malati di tubercolosi. Garantiva assistenza e sorveglianza medica continua da parte del medico di casa, il dottor Ludwig Balig. Le stanze erano provviste di termosifone, condutture d’acqua calda in ogni piano, un ascensore, impianto per l’assorbimento della polvere, ventilatori.

Era sposato con era sposato con Josefine Freund, nata a Edelény, città ungherese situata nella contea di Borsod-Abaúj-Zemplén nella valle del Bódva, nel 1874. Josefine era figlia di Gisela Taswith e di Adolf Freund. Nel 1911 dal matrimonio nacque la figlia Susanne. 

Quando all’alba del 16 settembre 1943 Gisela e Ludwig furono rastrellati e portati nella Casa del Balilla, avevano 74 e 69 anni. Nel tardo pomeriggio furono trasferiti al campo di transito di Reichenau, vicino ad Innsbruck e alcuni mesi dopo, nel marzo del 1944 furono trasferiti ad Auschwitz dove furono uccisi al loro arrivo. La figlia Susanna era sposata Kiss e come la madre era casalinga e si salvò nascosta in Vaticano. 

Autrice: Rosanna Pruccoli