Sono trascorsi un paio d’anni dalla pubblicazione del primo capitolo dedicato al cosiddetto Riddim, ossia una branca della musica reggae, o giamaicana in senso lato, in cui ad uno stesso tema musicale, si possono abbinare più sviluppi, cantati o strumentali che di fatto lo fanno spesso diventare un brano differente intervenendo solo sul missaggio e sulle liriche. Alfieri di questa pratica nella nostra regione sono due talentuosi musicisti che quando si occupano di Riddim, abbandonano le loro vesti ufficiali (Angelo Ippati e Thomas Maniacco) e per l’occasione diventano Kiuppo e Athomos, lavorando insieme nell’arrangiare i brani che Kiuppo compone.
Dopo il successo del precedente Owl Riddim, è in distribuzione da fine novembre Temple Riddim, un brano pubblicato in sei versioni (tre quelle originali e tre quelle in versione dub, ordite dalla star italiana del dub Michael Exodus), disponibili in un bel vinile da 12 pollici che viaggia a 45 giri o, per i meno attrezzati, su tutte le piattaforme musicali.
“Rispetto alla produzione precedente – ci spiega Kiuppo – il brano alla base di questo disco è più introspettivo, sentivo la necessità di fare qualcosa che avesse una certa spiritualità, che derivasse da una riflessione, da una meditazione. E Temple Riddim è proprio il risultato che cercavo, uscito nel bel mezzo di altri brani a cui stavo lavorando. Ho cercato riportare le emozioni di questo periodo nei testi e naturalmente nella musica, ma anche con la parte grafica, col disegno che è stato realizzato da Paolo Fenu. A lui ho spiegato cosa avrei voluto in copertina ed è venuta fuori questa navata con la luce che entra dalle strette finestre e l’incensiera”.
Per interpretare il brano ha scelto tre diverse soluzioni, lavorando alle basi con Athomos, è venuta fuori la prima versione, intitolata Healing, la cura, proprio per sottolineare l’effetto curativo della meditazione. Rispetto al brano cantato da Athomos nel disco precedente, qui la collaborazione è più stretta, tra i due è maturato un affiatamento solido, dovuto, oltre al fatto di essere insieme la sezione fiati degli Shanti Powa, anche alle serate fatte come Sound System, sia in regione che in Puglia, da dove Kiuppo è nativo. I due sono anche eccellenti cantanti, Athomos in particolare tira fuori per l’occasione estensioni e sfumature molto convincenti; alla sua parte in inglese, Kiuppo ne contrappone una efficace in dialetto salentino.
“Angelo – è Athomos Maniacco ora a parlare – arriva con l’idea di base, con una musica e con le parti degli strumenti, poi insieme affiniamo l’arrangiamento e, in questo caso, sia nel testo che nella musica mi sono lasciato ispirare dal Salento e dai momenti trascorsi lì, unendo nord e sud, che mi è sembrato un bel modo per descrivere la cura che sta all’origine del gruppo”.
Il secondo brano s’intitola Hold A Meditation ed è l’interpretazione del tema da parte di un grosso artista californiano del genere che si chiama Fikir Amlak; come da copione ne esce una canzone completamente differente, pur partendo dalla medesima base musicale. È interessante come nel finale della versione cantata da Amlak si possa ascoltare un violoncello, e proprio di seguito ritroviamo la terza versione, strumentale, chiamata Cello version, affidata al violoncello di Omar Careddu, in cui è lo strumento a diventare la voce del riddim.
“A suonare nel disco – torna a raccontarci Kiuppo – c’è il nostro compagno di musica Florian Gamper, sia in veste di batterista che di fonico, è lui che ha registrato le parti strumentali nel Roots Stable Studio, lo studio che gli Shanti Powa hanno allestito ad Aicha di Fiè, in una stalla, lo studio da cui tutto è partito parecchio tempo fa e che è un po’ il simbolo della fratellanza musicale di questi musicisti. C’è poi Marco Pellin alle tastiere, che suonava con me negli Skankin’ Drops, la band in cui stavo prima, mentre Igor Pallaver si occupa delle chitarre ed io del basso digitale. È curioso come in tutto il disco non ci siano i fiati, visto che Athomos è un trombettista ed io un sassofonista, ma è stata una scelta serena, lucida: proprio non sentivamo il bisogno dei fiati negli arrangiamenti e ci siamo concentrati maggiormente nella nostra veste di cantanti.”
Il disco, sarà presentato sabato 13 dicembre alle 18 presso il negozio di dischi Rebel Rebel, in via Kolping a Bolzano.
Autore: Paolo Crazy Carnevale