Per chi bazzica, o ha bazzicato, la scena musicale bolzanina, quello di Marco Perrone è un nome che difficilmente risulterà sconosciuto, soprattutto a chi ha vissuto anni creativi e propositivi come quelli di fine Settanta, tutto il decennio degli Ottanta e quello dei Novanta.
Marco Perrone era un ragazzino quando insieme all’ancor più giovane Nando Nuresi si è ritrovato nella Stanza, una delle formazioni faro di quegli anni, al fianco di ragazzi più grandi intenti a creare un suono originale, riuscendoci. Da allora i gruppi si sono succeduti, Perrone è stato sempre un punto di riferimento sia all’interno di band con un suono autonomo e personale, sia in cover band come Westbound che al fianco di cantautori quali Davide Marciano: non solo, si è sempre distinto per la ricerca sonora e per aver creato un vero e proprio stile nell’ambito soprattutto di quello che un tempo veniva chiamato jazz-rock o prog ma che ora sconfina anche altrove.
Non ci stupisce quindi vederlo tornare proprio in questi giorni con un disco fisico, digitale, accreditato ad un Marco Perrone Project, registrato con turnisti pescati in rete e con qualche artista e amico locale, intitolato No Distance e nato dopo una gestazione particolarmente lunga.
“Sicuramente – ci racconta – all’origine di tutto il lavoro c’è un viaggio fatto ormai quasi vent’anni fa. Un viaggio reale, tangibile che poi si è sviluppato ed è continuato come viaggio interiore. Nel 2007, stavo attraversando un periodo un po’ tormentato, mi sentivo inadeguato, fuori luogo, ed ho sentito la necessità di stare con me stesso. Una possibilità era affidarmi ad uno psicologo, come alternativa ho deciso di partire, da solo, per un posto che non conoscevo, di cui non conoscevo nemmeno la lingua. Così mi sono ritrovato a New York, girandola in lungo e in largo, potendo confrontarmi solo con me stesso. È stato un viaggio importante, era anche la prima volta che salivo su un aeroplano; al ritorno raccontando questa esperienza a mia moglie sono uscite le prime idee per i contenuti dei brani che ora compongono il disco”.
A conferire al disco l’atmosfera familiare, oltre alla presenza di Daniela, moglie di Perrone, che si è occupata delle liriche, dei cori e molto altro, c’è anche la presenza in alcuni brani della preziosa e inconfondibile chitarra di Nando Nuresi, suo compare di pentagramma sin dall’adolescenza e poi via, via anche in gruppi chiamati Cela Aguai, Logo, DNA. Familiare, si è detto, ma non per questo poco professionale: Perrone mette in mostra tra le quindici tracce il suo gusto musicale, rimasto inalterato per tutti questi anni, maturato magari, ma intatto. Fusion, funk e prog colto si mescolano ricreando alla perfezione le suggestioni newyorchesi che stanno alla base del disco, il basso del titolare fa da filo conduttore, per le tastiere e gli arrangiamenti (orditi partendo dai suoi demo casalinghi che non smette mai di registrare ogni qualvolta le idee cominciano a piovergli addosso) si è avvalso dell’aiuto del musicista siciliano Gabriele Agosta, conosciuto via internet nel periodo del covid, come buona parte degli altri qui coinvolti.
“Pensa – prosegue –, che persino Evi Mair l’ho contattata tramite una piattaforma online in cui è possibile trovare musicisti e cantanti disponibili per progetti del genere. Non la conoscevo e solo dopo ho scoperto che viviamo nello stesso posto! Qualcuno ha collaborato dall’Argentina, qualcuno dagli Stati Uniti, soprattutto tutti sono bravissimi. In particolare però vorrei citare la mia amica Libby Byers, pittrice americana, bolzanina d’adozione. Purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa, ma sono orgoglioso di essere riuscito a farle recitare il testo del brano Wandering in The Night, uno dei più suggestivi del disco, in cui si racconta di una lunga passeggiata notturna attraverso i meandri di Manhattan.”
Un’altra voce bolzanina presente del disco è quella di Francisco Belmondo Bridi, anche lui uno di famiglia per Perrone, più noto per i suoi trascorsi come armonicista blues e country: nel brano You Call Me Love, sfodera una voce insospettabile che calza a pennello per la musica, una voce intrisa di sfumature davvero inattese e profonde. Il viaggio di Perrone si alterna tra brani cantati e strumentali, snodandosi con gusto ed eleganza. Sotto il nome di Marco Perrone Project qualche traccia è rinvenibile su youtube, qualche altra su Spotify, ma il disco intero in forma fisica a Bolzano è disponibile tra gli scaffali di Musik Import e a Trento tra quelli della Viaggeria.
Autore: Paolo Crazy Carnevale