L’antica origine delle “Part” di Laives

“Come ai tempi del fascismo”, titolava il Volksbote del 21 febbraio 1946 un lungo articolo sui “Gemeindeteiler” (campagne comunali) di Laives. Cosa aveva spinto il giornale, a solo un anno dalla fine della guerra e dalla caduta del fascismo, a usare toni tanto duri?

Per capirlo bisogna conoscere la storia dei “Gemeindeteiler” – ora chiamati semplicemente Toaler o Part – sin dalle loro origini. A metà del XVIII secolo, il noto commerciante bolzanino Menz aveva prosciugato per scopi agricoli il Bozner Neufeld nella piana di Bolzano. Questo spinse anche gli abitanti dell’Oltradige e della Bassa Atesina a chiedere la bonifica dei paludosi Möser. Perfino Maria Teresa d’Austria aveva esortato la popolazione a «provvedere quanto prima alla suddivisione e alla messa a coltura dei Möser». Nel 1769 le amministrazioni di Caldaro, Termeno, Caldiff, Egna, Magrè, Cortaccia, Cortina, Königsberg, Neuhaus e Bronzolo scrissero al Governo territoriale di Innsbruck dichiarandosi pronte a «mettersi subito all’opera». In un primo momento il suolo fu suddiviso tra i tre comuni di Caldaro, Termeno e Cortaccia; successivamente le singole particelle furono assegnate ai vari

richiedenti.

Questa iniziativa delle comunità dell’Oltradige risvegliò presto l’interesse anche di Lana, Terlano e Laives. La Leiferer Au (o Au dei Lichtensteiner, amministrata in nome del principe-vescovo di Trento) era da sempre un “deserto paludoso”, che non produceva altro che fieno, paglia, rane e – purtroppo – il celebre “morbo di Laives”, la malaria. Il nuovo impulso riformatore dato da Maria Teresa portò ora a chiedere la divisione dei Möser, divenuti coltivabili grazie alla realizzazione di numerosi canali di scolo e alla precedente regolazione dell’Adige, che aveva trasformato l’intera vallata.

Nel 1786, finalmente, il Governo territoriale di Innsbruck decise di assegnare le terre del vecchio Leiferer Moos ai contadini locali. Tuttavia il commissario competente, Johann Peter von Eyrl, propose di rendere coltivabili soltanto 50 Tagmahd (circa 15 ettari), imponendo ai contadini la coltivazione del granturco per due anni. 

La protesta fu immediata: i contadini insorsero e si recarono al municipio. Un’aspra lettera del consigliere Franz von Goldegg al Capitanato distrettuale chiedeva che si tenesse conto di tutti i proprietari di Laives muniti dei giusti presupposti di legge. Il capo distrettuale von Lutterotti inoltrò le proteste al Governo di Innsbruck, che il 3 aprile 1789 adottò una decisione definitiva: “A causa dell’indebitamento del Comune di Laives, parte del Leiferer Moos (da cui il nome Toaler/Part) dovrà essere venduta al miglior offerente; il ricavato dovrà confluire nella cassa comunale per estinguere i debiti”. Fin qui, tutto chiaro. I contadini che finalmente ottennero i terreni si misero subito all’opera e realizzarono le necessarie migliorie. Ma, contrariamente alla disposizione governativa, i Gemeindeteiler non furono venduti “al miglior offerente”: il Comune preferì affittarli a lungo termine, conservando così il proprio patrimonio. I contadini firmarono quindi contratti di locazione pluridecennali, simili a concessioni ereditarie, che permettevano il passaggio dei terreni da una generazione all’altra.

Dopo l’annessione all’Italia, anche le autorità fasciste mantennero i vecchi contratti – in genere della durata di dieci anni – aggiungendo però una clausola significativa: il contratto poteva essere rinnovato soltanto se il terreno era stato «ben coltivato». E chi decideva se la terra era stata lavorata adeguatamente? Naturalmente il podestà e i suoi funzionari comunali, che così ottennero mano libera. In questo modo, cercarono di sottrarre ai vecchi affittuari i terreni più preziosi per procedere a una nuova ripartizione a favore degli amici in camicia nera. La diatriba così innescata proseguì per anni, con numerosi colpi di scena, e si concluse definitivamente solo all’epoca del sindaco Eduard Weis con la definitiva vendita dei terreni agli assegnatari.

Autore: Reinhard Christanell