I mezzi pubblici del Casanova: un disagio quotidiano 

“Bolzano è piccola.” “Basta andare in via Resia.” “Prendi la macchina.” Sono risposte che molti abitanti del quartiere Casanova si sentono dare quando spiegano le difficoltà che incontrano per spostarsi con i mezzi pubblici. Ma cosa succede se la macchina non si ha? O se si è anziani, una persona con disabilità, una ragazza che rientra tardi la sera o semplicemente qualcuno che vorrebbe muoversi in modo più sostenibile? 

Il quartiere Casanova conta secondo i dati del 2008 circa 3.500 residenti, senza includere la parte “vecchia” di Don Bosco, che utilizza le stesse fermate del trasporto pubblico. Si tratta di una massa di residenti, sicuramente  oggi più alto, che non trova ancora un’adeguata risposta sul piano dei collegamenti pubblici. 

Attualmente il quartiere è servito da tre linee della Sasa: la Linea 3, attiva tutto il giorno, ma con tempi di percorrenza per raggiungere il centro molto variabili (tra 15 e 45 minuti a seconda del traffico e del meteo), la Linea 6, limitata alla mattina e la Linea notturna N35, che dopo mezzanotte non raggiunge più il centro, ma si ferma in via Firenze, riducendo la connessione tra periferia e città. Il Casanova dispone anche di una fermata ferroviaria, ma i treni si fermano solo una volta all’ora (con un raddoppio alle 6 e alle 7 e una soppressione a metà mattina e tra le 20.18 e le 22.18 in direzione Bolzano, mentre in direzione Merano la frequenza rimane di una volta all’ora). Negli altri orari, metà dei convogli della tratta Merano–Bolzano passano, ma non si fermano. 

Le richieste dei residenti di poter usufruire del totale dei convogli non hanno ancora ricevuto una risposta positiva, nonostante le varie possibilità come l’introduzione di una fermata su chiamata come fatto per Settequerce. Anche il tentativo del 2012 di potenziare la rete urbana con la Linea 16, che collegava il Casanova al centro passando per Druso e Gries in soli 15 minuti, è durato poco. La linea è stata infatti soppressa nel 2015. Una perdita che ha riportato il quartiere a una condizione di parziale isolamento, costringendo molti a cambi di linea o lunghi tragitti a piedi per raggiungere varie zone cittadine. 

Le conseguenze di questa situazione sono evidenti: il centro diventa lontano; chi deve raggiungere la stazione centrale, ad esempio, deve partire con un’ora di anticipo per non rischiare di perdere la coincidenza. Gli studenti e i lavoratori pendolari diretti a Trento hanno in media solo quattro minuti di coincidenza — troppo pochi, visto che il treno da Merano arriva in media con cinque minuti di ritardo alla fermata in quartiere. 

A peggiorare la situazione, da alcune settimane gli ascensori della fermata ferroviaria sopraelevata sono fuori uso, rendendo impossibile l’accesso a chi ha difficoltà motorie, passeggini o borsoni pesanti. A questo si aggiunge il fatto che la linea 3 non arriva direttamente in stazione, ma si ferma in via Alto Adige; l’alternativa sarebbe la linea 10A in via Resia, ma in entrambi i casi, per chi ha problemi di mobilità, questo significa dover percorrere a piedi un ulteriore tratto. Il quadro notturno non è migliore: la linea N35, con la sua frequenza di 15 minuti, spesso arriva in anticipo rispetto all’orario previsto e riparte senza attendere, lasciando le persone in attesa del mezzo successivo. Un problema che non riguarda solo la puntualità, ma anche la sicurezza di chi viaggia di notte. Considerando la densità abitativa e la varietà sociale del Casanova, l’attuale offerta di trasporto pubblico appare insufficiente. Ogni singolo disservizio, preso da solo, potrebbe sembrare minore, ma nell’insieme, disegna l’immagine di quartiere vivo, popoloso e vario, le cui persone ancora non vedono ascoltate le proprie necessità quotidiane per poter vivere la città di Bolzano in maniera più tranquilla e sicura.

Autrice: Anna Michelazzi