Un albero per l’imperatore Cecco Beppe 

Gli Asburgo governarono su molti territori europei per quasi 700 anni. In questo lungo periodo si sono succeduti sul trono molti re e imperatori: alcuni presto dimenticati, altri rimasti per sempre nella memoria collettiva. Per quanto riguarda il Tirolo storico, finito in mani asburgiche nel 1363 grazie alla donazione forzata di Margherita, si ricordano in particolare Massimiliano I, Maria Teresa e Francesco Giuseppe con la consorte Elisabeth detta Sissi. A Merano, la sua statua sull’omonima passeggiata viene sempre omaggiata con un mazzolino di fiori.

Fiori e alberi facevano capolino da sempre nella vita della coppia imperiale. Oggi, quando in Tirolo o in Alto Adige i bambini piantano un albero nel cortile della scuola, lo fanno come espressione di rispetto per l’ambiente. Tuttavia, questa tradizione affonda le sue radici proprio nel passato imperiale del baffuto Cecco Beppe. Salito al trono nel turbolento 1848, l’imperatore celebrò il suo giubileo dei 50 anni nel 1898 e quello dei 60 nel 1908, incentivando in tutto l’impero la piantumazione di alberi commemorativi.

Tra Kufstein e Ala furono messe a dimora ben 146.872 piante, la maggior parte delle quali nei comuni al confine linguistico italo-tedesco come Salorno, Cauria, Cortaccia e Aldino. Le origini della cosiddetta “Festa dell’Albero” risalgono dunque alla fine del XIX secolo. Gli alberi “imperiali” furono piantati davanti ai municipi, alle scuole, alle chiese e nelle piazze. A Laives, ad esempio, è stato recentemente abbattuto un acero piantato nel 1908 davanti alla chiesa. A Bronzolo furono collocate due querce rosse nello spazio antistante la chiesa. A Trodena troviamo una quercia comune. Anche molti cittadini seguirono l’invito a piantare un albero nelle proprie proprietà: tra questi Karl Noldin, padre dell’antifascista Josef Noldin, che nel suo maso a Pochi piantò un ciliegio in onore dell’imperatore. A Casignano presso Montagna, Bice Armanini piantò ben 200 pini cembri.

A Bolzano, Laives, Salorno, Ora ed Egna, insegnanti, sindaci e privati cittadini risposero dunque all’appello del sovrintendente forestale Freiherr von Longo-Liebenstein, piantando tigli o querce, accompagnati da una targa con la scritta:

“In memoria del 60° anniversario di regno di Sua Maestà l’Imperatore Francesco Giuseppe I, 1908.”

Questi gesti simbolici, accompagnati da inni patriottici, poesie e discorsi, vennero presto inseriti nei programmi scolastici come “Festa dell’Albero”. Il significato era chiaro: l’albero simboleggiava la fedeltà, la crescita e il legame con la patria.

Con la fine dell’Impero austro-ungarico nel 1918, i riferimenti monarchici scomparvero, ma la celebrazione sopravvisse. Si trasformò in una ricorrenza scolastica con finalità educative e ambientali. A Laives, ad esempio, si racconta ancora di alberi piantati in quell’epoca dagli alunni della scuola elementare di lingua tedesca.

In alcune comunità tirolesi, la tradizione fu mantenuta anche dopo la Seconda guerra mondiale. Negli anni ’50, seppur senza più riferimenti imperiali, la piantumazione degli alberi scolastici divenne simbolo di rinascita e speranza, con un forte significato civico.

Pochi oggi sanno che dietro quella che appare come una semplice festa scolastica si cela un antico legame con la monarchia asburgica. Un albero per l’imperatore – può sembrare una formula d’altri tempi, ma racchiude forse un messaggio ancora attuale: la continuità tra natura, storia e memoria collettiva.

Autore: Reinhard Christanell