Nella piccola cappella romanica di Castell’Appiano è possibile avere un saggio della moda degli abiti e delle acconciature delle nobildonne medievali. Osservando infatti le cinque vergini stolte noteremo le lunghe trecce, le ampie maniche, i corpetti attillati.
Si tratta di una delle più importanti costruzioni difensive medievali dell’Alto Adige. Il suo nucleo più antico, costituito dall’alta torre pentagonale, la corte e il palazzo, la cappella ed edifici minori. La fortezza medievale fu costruita per volere del conte Ulrico II di Appiano come castello di offensiva. La prima menzione documentale certa del maniero risale pero al 1211 “In castro de Epan”.
La precedente sede dei conti d’Appiano era situata nelle vicinanze del paese di San Paolo-Appiano. Le ragioni del trasferimento risiederebbero nella poca sicurezza garantita dal vecchio castello, dal momento che era in corso il conflitto con i conti di Tirolo. Conflitto dal quale i conti di Appiano alla fine uscirono sconfitti.
Nel 1315 il maniero passò ai Tirolo che ne investirono poi diverse famiglie. Esso formava, assieme ad Altenburg, un proprio distretto giudiziale, testimoniato nel 1490 “Alltenburg und Hocheppan”e di cui rimane uno statuto redatto nel 1650 “Verfasste ordnung im gericht Hocheppan”. Dal 1911 il castello, caduto ormai in rovina, appartiene ai conti Enzenberg, che ne hanno anche curato il consolidamento nei punti più a rischio. Dal 2016, fa parte del patrimonio del Comune di Appiano. Attualmente le rovine appaiono consolidate e sono anche state in parte oggetto di restauri. Negli spazi interni, ormai all’aperto, si trova un punto di ristoro, presso il quale si possono anche ottenere le chiavi della cappella romanica del castello, tuttora ben conservata.
L’accesso al castello è guardato verso nord da una complessa serie di corpi di difesa e da torri di guardia risalenti al tardo medioevo. Le caratteristiche di queste le fanno risalire in massima parte al XVI secolo. Al di fuori della cinta muraria propriamente detta, una torre a pianta semicircolare, aperta verso l’interno, è stata costruita in modo da poter ospitare armi da fuoco. Abbastanza conservato è il palazzo, mentre su tutto domina l’alto mastio pentagonale. Una forma assai rara per il Tirolo.
Ma ciò che rende unico questo maniero è la sua cappella istoriata che merita la salita fino al castello. Si tratta della cappella istoriata. La cappella, consacrata nel 1131, è molto semplice, a pianta rettangolare e con tre absidiole. La decorazione esterna è costituita da un affresco mal ridotto di un San Cristoforo e da una scena di caccia. Gli affreschi romanici dell’interno, degli inizi del Duecento, illustrano la Vita di Cristo, dall’Annunciazione alla scena delle Pie donne al sepolcro.
Le absidi sono tre e sono state ricavate nello spessore murario del lato est. L’accesso è laterale. Nel catino dell’absidiola centrale è raffigurata la Vergine con il Bambino e, sotto di lei, le Vergini sagge e le Vergini folli; nell’absidiola di sinistra, l’Agnello fra i due san Giovanni; in quella di destra, Cristo fra i santi Pietro e Paolo. La scena delle dieci vergini racconta il cuore della parabola matteana.
Gli affreschi della cappella sono tra i meglio conservati del Tirolo. Le pareti esterne conservano parti di affreschi che sembrano ricordare la leggenda del re Teodorico, la cui anima si perse cacciando un cervo. All’interno scene del nuovo e del vecchio testamento; l’abside espone il ciclo delle vergini sagge e delle vergini stolte. L’insieme è molto suggestivo.
Le cinque vergini sagge, reverenti a capo chino, in abito monacale e con il capo aureolato e velato, procedono in processione e ostendono i calici con l’olio della lampada tra le mani velate in segno di rispetto. Ad accoglierle sulla porta di casa è lo Sposo-Gesù che le benedice e le fa entrare nel suo Regno. Molto diversa è la scena delle vergini stolte. Esse bussano alla porta di casa dello sposo con i corni vuoti dell’olio e mostrano tutta la loro delusione per la mancata accoglienza.
La postura e l’abbigliamento delle cinque ragazze sono un episodio famoso nella storia dell’arte.
In un contesto sacro è descritta la moda femminile del Duecento: gli abiti stretti in vita, le lunghe maniche, i copricapi, i mantelli, le lunghissime trecce che elaborano la capigliatura. Le vergini stolte sono così rappresentate come un gruppo di ragazze mondane, fatue e civettuole dell’epoca medievale.
Autrice: Rosanna Pruccoli