L’ultimo imperatore romano d’occidente fu Romolo Augustolo. Salì al trono nel 475, quando aveva appena 15 anni. L’anno dopo fu deposto dal capo barbaro Odoacre che si proclamò rex Italiae. Governò per 17 anni in nome di Zenone, imperatore d’Oriente. Costui tuttavia si fidava poco del barbaro e nel 469 inviò in Italia gli Ostrogoti di Teodorico, suoi alleati. Nel 493 Teodorico sconfisse Odoacre e lo uccise personalmente durante un banchetto a Ravenna, che divenne la nuova capitale del regno ostrogoto.
Se i Goti si impossessarono di tutte le posizioni di comando nell’amministrazione romana d’occidente, i Romani di certo non sparirono da un giorno all’altro dalla faccia della terra, anzi possiamo dire che come popolo e cultura sopravvissero per almeno sette o otto secoli. Il mondo rimase letteralmente intriso di romanità: nella lingua, nella cultura, nell’edilizia, nelle leggi e consuetudini.
Ma veniamo ai cosiddetti anni o secoli bui, di cui si hanno notizie assai frammentarie. Sono gli anni in cui si susseguono le cosiddette invasioni di popoli barbari, soprattutto germanici, che peraltro in tedesco vengono definite migrazioni di popoli. i barbari o migranti che dir si voglia non volevano distruggere il mondo romano: volevano soprattutto goderne. Perciò non troviamo tracce di grosse devastazioni di città e villaggi.
All’epoca di Teodorico l’area trentina e la Val d’Adige, anticamente abitate dai Reti sconfitti nel 15 a.C. e poi lentamente assorbiti dalla civiltà romana, facevano parte di una territorio compreso tra la Regio XI e il vasto municipium di Tridentum. Teodorico mantenne in vita il complesso apparato amministrativo romano anche in Val d’Adige, dato che la popolazione locale era composta soprattutto da famiglie di veterani, soldati, impiegati, contadini, schiavi e servi, commercianti e artigiani romani di lingua latina.
Stranamente Teodorico, che regnò dal 493 al 526 amato e rispettato da Goti e Romani, entrò profondamente nell’animo e nelle leggende delle popolazioni alpine. Probabilmente gli venne attribuito a posteriori il merito di aver vendicato le antiche popolazioni retiche per i torti subiti ai tempi di Druso, cosa che in realtà non fece perché furono proprio i Romani a insediarlo. Ad ogni modo, la mitologia germanico-alpina lo conosce come Dietrich von Bern (antico nome di Verona) e gli attribuisce numerosi viaggi e azioni eroiche nelle nostre valli. Certo è solo che piazzò postazioni militari ai confini e lungo la via Claudia Augusta in Bassa Atesina per proteggerli dalle scorribande di altri popoli barbari. Negli anni successivi a Teodorico, sotto Vitige, Totila e l’ultimo re Teja, i Goti vennero più e più assediati da Alemanni e Franchi e in particolare questi ultimi erano in forte ascesa fino a diventare, dopo qualche tempo, i nuovi padroni d’Europa sotto Pipino il Breve e suo figlio Carlo Magno. Ciò che era stato dominio dei Goti, divenne territorio franco anche in Val d’Adige.
I cosiddetti anni bui proseguirono con l’invasione dei Longobardi di Alboino nel 568. Entrarono in Italia dal Friuli, erano poco più di 100000 persone ma gli uomini tutti armati fino ai denti. La popolazione locale era disarmata e si arrese immediatamente ai nuovi padroni e così anche la Val d’Adige fino a Bolzano e Merano divenne longobarda. Il territorio fu suddiviso in 36 ducati, la Val d’Adige con la Bassa Atesina facevano parte di quello di Trento, il cui ultimo duca fu il ribelle Alchis. La capitale era Pavia. In varie occasioni i Franchi tentarono di sottrarre la Val d’Adige ai Longobardi ma furono poi sconfitti in varie battaglie nella piana Rotaliana e a Salorno nel 577. I Longobardi crearono le curtes, centri amministrativi, mentre i masi furono tolti ai vecchi proprietari romani e affidati ai guerrieri denominati arimanni. Le arimannie presidiavano il territorio e in Bassa Atesina ne furono create diverse a protezione dei confini. Le principali curtes furono quelle di San Pietro presso Ora che comprendeva Bronzolo, Ora, Montagna, Egna, Villa, Aldino e Redagno con sede a Villa, la curtis di Salorno comprendente Salorno, Laghetti, Cortina, Magrè, Cauria e Favogna con sede a Salorno, infine la curtis di Cortaccia e Termeno con sede a Cortaccia. Tuttavia Termeno divenne un importante centro longobardo governato per molti secoli da gastaldi anche dopo la scomparsa dei longobardi stessi. In quanto alle arimannie, sono note quella di Romeno, di cui faceva parte Caldaro, e quella di Appiano, che arrivava fino alla Val d’Ultimo.
A partire dall’VIII secolo, i Longobardi furono romanizzati, abbandonarono la lingua e aderirono al cattolicesimo romano. Vennero ammessi i matrimoni misti che prima erano puniti con la pena di morte. Insomma, i romano-longobardi formavano la popolazione della Val d’Adige all’arrivo di un nuovo popolo barbaro, i Bavari, che dopo alcuni secoli avrebbero completamente assorbito la popolazione autoctona della Bassa Atesina e della Val d’Adige e imposto la loro lingua a partire dal XII secolo. Il confine tra Longobardi e Bavari pare scorresse all’altezza di Laives, ma fu sempre un confine permeabile e, per così dire, elastico. Lo stesso toponimo Leifers o Laives, secondo alcuni studiosi, sarebbe nato durante i secoli bui gotico-longobardi grazie all’adattamento di un antico nome retico riferibile forse al fondatore del villaggio, Lavises.
Autore: Reinhard Christanell