Nahida Ruth e le altre. Ritratti di donne ebree a Merano

L’universo ebraico altoatesino è costellato di personaggi interessanti e importanti ma – forse inaspettatamente per i più – vi è un numero assai elevato di donne interessanti, intraprendenti, forti e libere di esprimersi a livello intellettuale, religioso e soprattutto imprenditoriale che colpisce.Nahida Ruth Remy Lazarus era giornalista, critica letteraria, scrittrice di romanzi e di Drammi teatrali, attrice e infine scrittrice di testi fondamentali per e sulle donne ebree e il loro ruolo. Visse a Merano dal 1896 al 1923, un lasso di tempo che le consentì di lavorare attivamente in città partecipando come vedremo a numerose associazioni e creandone lei stessa.  

Nahida era nata a Berlino nel 1849, era figlia dello storico dell’arte Max Schasler  scrittrice Nahida Sturmhöfel. 

A cinque anni – nel 1854 – con la madre si trasferì da Berlino alla Provenza e da lì a Palermo per fare ritorno a Berlino nel 1864. Era stata educata per affrontare una carriera da artista e il suo primo ingaggio giunse a 22 anni, a Breslavia nel 1866. A Berlino recitò, insegnò e soprattutto, scrisse per quotidiani e riviste. 

Per il suo lavoro di attrice a Berlino conobbe il suo primo marito il critico teatrale Max Remy col quale rimase sposata fino al 1881, quando a quando a 32 anni restò vedova. Rimasta vedova studiò intensamente e per molti anni l’ebraismo e nel 1895, a 46 anni si convertì e sposò Moritz Lazarus.  

L’anno seguente, nel 1896, giunse a Merano con il marito. I due intellettuali avevano scelto Merano per la posizione, il clima e per la presenza in città del Rabbino Aron Tenzer intellettuale assai noto ed ex allievo di Moritz. In quegli anni vivevano in città alcune famiglie di imprenditori, medici e commercianti e si poteva contare su un cimitero ebraico, una sala di preghiera, un ristorante kasher. 

Qui continuarono la loro attività cercando contatti anche con la città. Fino al 1898, Moritz continuò a trascorrere dei periodi a Berlino, dove era professore onorario della cattedra di Psicologia, quando, rientrato definitivamente in città, vi scrisse le ultime opere tutte rivolte a questa nuova disciplina. Morì nel 1903, fu sepolto nel primo cimitero ebraico cittadino. Nahida, autrice di un testo fondamentale sull’analisi della donna nel mondo ebraico, proseguì la sua vita nel ricordo del grande uomo che aveva sposato, inviando spesso ad amici e conoscenti fotografie che lo ritraevano e allegando brevi lettere in cui spiegava che il fotografo Wassermann si occupava anche della riproduzione fotografica del ritratto del marito, oppure commentando: “Trovo questa testa così bella, non ricorda quella di un profeta?” 

Nahida continuò ad interessarsi di cultura, stringendo amicizia con gli intellettuali locali, come il famoso dottor Franz Innerhofer creatore del Museo civico o il dottor Frank. 

Fondò l’Associazione per la protezione degli animali, dotato di un calendario annuale da lei scritto, corredato di disegni, favole, racconti, e riflessioni edificanti e da lei pubblicato e dedicato ai bambini.  

Fu socia onoraria del Museumsverein di Merano, fondato nel 1899, pubblicò numerosi scritti, fra cui un testo di 27 pagine a spiegazione della sua collezione di quadri e della formazione del Museo Civico: donò infatti all’erigendo museo numerosi oggetti e la sua collezione di cento dipinti. 

Autrice: Rosanna Pruccoli