La chiesa di San Giorgio

Il piccolo agglomerato di San Giorgio, a 700 metri sul livello del mare e affacciato sulla conca meranese, si stende intorno alla piccola chiesa a pianta accentrata. La chiesetta, particolare per la sua planimetria, fungeva da cappella gentilizia per il castello di Alt-Schenna dei signori di Scena, fin dal 1149 ministeriali del conte di Tirolo.

Varcato il portale d’ingresso non si potrà fare a meno di subire il fascino della struttura e della sua ricchezza decorativa, attraverso la quale leggere rapiti le storie narrate nei diversi riquadri di cui il vasto affresco si struttura. La tradizione vuole che in origine l’apparato decorativo coprisse per intero l’interno e che ne sia rimasto dimezzato dopo che un fulmine si abbatté sull’edificio. Secondo lo studioso Erich Egg, committente delle pitture sarebbe stata Osanna di Starkenberg, la stessa nobildonna che, sempre a suo avviso, aveva commissionato anche il ciclo d’affreschi della cappella di San Giovanni nella parrocchiale di Scena. Gli Starkenberg avevano consolidato il proprio potere fra il 1400 e il 1420, quando opponendosi al principe territoriale Federico, persero d’improvviso tutte la loro sostanze. Nel Medioevo era consuetudine affidare a san Giorgio, patrono dei cavalieri, la cappella gentilizia di un castello, e anche i proprietari di Scena vi si uniformarono commissionando inoltre la vasta rappresentazione della vita del santo originario della Cappadocia. I riquadri sono incorniciati in basso da teorie di animali e in alto da una serie di quadrilobi contenenti busti di santi. Uno schema questo, secondo l’Egg, tipico dell’arte bolzanina a partire dal 1375. La storia di san Giorgio si sviluppa, a partire da dietro l’altare a portelle, con la scena del combattimento intrapreso dal santo contro il drago di Silena per salvare la giovane principessa destinata al sacrificio.

È molto interessante notare come per la sua iconografia l’artista non abbia tenuto completamente conto della Legenda Aurea di Iacopo da Varazze, ma abbia probabilmente reperito altrove la base per la sua rappresentazione. I personaggi vestono gli abiti di corte di moda a quel tempo e il prefetto Daziano, che ordinò che fosse perpetrato ogni sorta di tormento su Giorgio, è raffigurato, con un volto scavato corniciato da una barbetta aguzza e riccamente abbigliato, e compare in ogni riquadro dedicato al martirio del santo. A differenza che nella Legenda Aurea, nel racconto di Scena è un angelo a far visita a Giorgio nel carcere. Diverso è anche l’episodio che compare a Scena secondo il quale Daziano ordinò che Giorgio fosse fatto precipitare da una rupe in un lago. Rimasto illeso, Giorgio venne fatto entrare in una botte, un aguzzino la faceva ruotare mentre uno sgherro vi infilava dei chiodi roventi che gli venivano passati con delle tenaglie da un aiutante addetto al fuoco. Ma Giorgio continuava a rimanere illeso. Daziano allora, così narra anche la Legenda Aurea diede ordine che fosse messo sulla ruota che era stata appositamente arricchita di numerose spade aguzze e ben affilate. Sotto lo sguardo vigile di Daziano e fra i latrati di un cane aizzato contro di lui, Giorgio venne steso sulla ruota, uno dei persecutori la faceva girare e le spade, che si sarebbero dovute conficcare nel suo corpo, andarono in pezzi. La scena finale del martirio, forse la più spaventosa e la più tristemente nota, ha trovato posto nella strombatura della finestra. Lo spazio angusto rende quasi più angosciante l’attesa che il martire sia squarciato in quattro parti dalla corsa in direzioni opposte di altrettanti cavalli. La tensione è al massimo almeno per chi non sa che per far morire san Giorgio, Daziano ricorse, dopo i tentativi più sanguinolenti e le torture più crudeli, alla decapitazione, raffigurata accanto. Dell’ambiente artistico e degli aspetti stilistici della zona intorno a Merano, agli inizi del XIV secolo, Rasmo ebbe a scrivere: ”Intorno al 1400 anche nella zona meranese alla tradizione giottesca, sia pure filtrata attraverso le interpretazioni bolzanine, si sostituiscono tendenze figurative nordiche, dapprima moderate ed in seguito sempre più palesi. Il pittore delle storie di San Giorgio a Scena accentua il linearismo disegnativo delle composizioni che perdono gradualmente di consistenza volumetrica e di plausibilità spaziale”. Si è così giunti alla porta ma non per uscire, altre storie stanno per esserci raccontate nell’affresco successivo. Si tratta di un episodio della vita di san Nicola.

PER VISITARE
Il paese di Scena è posto sulle pendici a nord-ovest di Merano, a 5 km di distanza dalla città. Provenendo da Bolzano, lasciare la superstrada MeBo al’uscita Merano sud e seguire poi le indicazioni per Scena. In centro al paese, al colmo della salita, voltare a destra per la piccola frazione di San Giorgio.

Autrice: Rosanna Pruccoli