Piavenna: un villaggio dimenticato dal tempo

Spesso si è portati a fare lunghi viaggi per andare a raggiungere quei luoghi il cui fascino è continuamente ricordato nei romanzi, nei film, nei dipinti, come ad esempio le bianche scogliere di Dover, il dedalo di strade del Cairo, o i verdi prati della brughiera scozzese, trascurando di conoscere la propria città e i suoi dintorni. Eppure molto spesso quei dintorni e quella città riservano più di un paesaggio inaspettato, più di un edificio ragguardevole. 

Questo vale anche per l’affascinate quanto immensa Malser Haide, la brughiera di Malles, la lunga striscia di terra che dai 900 metri delle campagne di Glorenza si innalza fino ai 1450 metri del lago della Muta. La zona corrisponde al declivio meridionale del vasto conoide alluvionale di Malles. Generato dal torrente Alpiabach, che ridiscende dalla val Piavenna, è considerato addirittura il più grande della catena alpina, lungo 8 chilometri e con un dislivello di 700 metri. 

Il piccolo agglomerato di Piavenna, a 1750 metri s.l.m., è luogo a dir poco suggestivo e pare essere stato risparmiato dal tempo. Il palazzotto, da sempre proprietà della nobile famiglia dei Plawenn, conserva quell’aspetto di residenza e di castello difensivo al tempo stesso. La parte più antica dell’edificio risale al XII secolo e corrisponde alla torre poligonale coperta da un tetto di scandole di legno, mentre il resto della costruzione è il risultato di lavori settecenteschi dovuti all’incendio che nel 1708 aveva distrutto gran parte della zona abitativa. La facciata, elegante pur nella semplicità delle linee, è coronata da una serie di merli a coda di rondine, quasi un tratto distintivo che parla dell’origine medievale del casato. 

Il piano nobile divide la facciata a metà con la fila di finestre e il balcone al centro, mentre l’orto, il tipico Kreutergarten, conferisce un tono familiare e quotidiano alla struttura. La chiesetta, intitolata alla Visitazione di Maria, come testimonia l’affresco che sormonta il portale d’ingresso, è in realtà una cappella gentilizia e fu fatta erigere nel 1630 dalla famiglia. Molto semplice nelle linee architettoniche, è in perfetta armonia col luogo, l’altitudine e i masi contadini intorno, senza però rinunciare ad una serena sacralità.

Ma è il cimitero a stupire, minuscolo, immerso nel verde, si affaccia come un balcone sulla brughiera e accompagna lo sguardo nella lontananza della distesa della vallata sottostante. Le poche tombe in marmo bianco  o in ferro battuto riassumono la storia familiare dei Plawenn e dei compaesani che con loro hanno diviso il vento, i lunghi mesi innevati e il verde sfavillante della bella stagione, ma soprattutto il duro lavoro e il magico silenzio. 

Alla famiglia dei Plawenn, per periodi più o meno lunghi, appartennero anche altri castelli e residenze: a Malles, ad esempio, la residenza Prakassan, un edificio medievale a torre quadrangolare, fino al 1362 era appartenuta a  Dominik von Plavenn quando decise di cederla insieme al fondo agricolo. Per un lungo periodo, tra il 1615 e il 1863, anche Castel Coldrano , ereditato da una linea ormai estinta dei von Goldrein, appartenne alla famiglia Plawenn che poi lo cedettero al comune di Laces. Tra il 1645 e il 1741 ai nobili di Plawenn appartenne anche il Castello di Oris, il Moosburg, come attesterebbe anche l’iscrizione: Woledl gestrenger Herr Carl von und zu Plawen. La residenza settecentesca Freienturm di Silandro appartenne ai Plawenn tra il 1860 e il 1891 quando la vendettero a Josef Insam. Infine, sempre a Silandro, presso la chiesa parrocchiale, li ricorda una lapide tombale ottocentesca.

Autrice: Rosanna Pruccoli