Il bianco manto di Alfons Walde 

Alfons Walde fu forse meno famoso di Gustav Klimt ed Egon Schiele ma lasciò un segno indelebile nell’arte austriaca. I suoi dipinti di paesaggi innevati, sciatori della prima ora, baite immerse nel biancore luccicante della neve nelle belle giornate dai cieli blu intenso hanno fatto sognare intere generazioni e ancora oggi smuovono emozioni. 

Alfons Walde (Oberndorf in Tirol, 1891 – Kitzbühel, 1958) fu pittore, fotografo e architetto. 

Influenzato dal secessionismo, creò nature morte, paesaggi e scene di vita contadina. Ma è per i suoi paesaggi innnevati per i numerosi manifesti di stazioni sciistiche e sport invernali che produsse tra il 1920 e il 1938 che Alfons Walde divenne noto a livello internazionale. 

Egli è senza dubbio il maggiore pittore della neve e suoi sono quadri capaci di narrare le giornate sulla neve, il fascino delle stazioni sciistiche, la vita nelle baite o nei grandi alberghi alla moda degli sciatori o del glamour sulle piste e in alta quota. Egli è però stato indubbiamente anche uno dei protagonisti della pittura austriaca del primo Novecento. Alla fine della Prima guerra mondiale è proprio lui a portare nuova linfa all’arte austriaca. Fin dai suoi vent’anni il suo talento fu riconosciuto e la sua prima mostra si tenne a Innsbruck nel 1912. I primi dipinti di Walde sono ispirati al pointellisime, egli si era infatti formato sulla scia della pittura post-impressionista, trasferitosi a Vienna nel 1910 per studiare architettura alla Technische Hochschule, si era avvicinato ai pittori della Secessione viennese. Le sue opere degli anni Dieci conoscono dunque un notevole cambio di direzione e si avvicinano agli esiti dei dipinti di Gustav Klimt  e Egon Schiele. A Vienna Walde si inserì ben presto nei circoli artistici e nel 1913 espose alla 43. mostra della Secessione viennese. Da Klimt ereditò la luminosità tersa e da Schile  i forti contrasti tonali che li sviluppò in uno stile del tutto personale. Nel 1914 decise di rientrare in Tirolo poiché l’arte secessionista aveva smesso di influenzarlo: “Attraverso Schiele sono arrivato a Klimt e alla sua cerchia, ma quello che per loro era arte per me era qualcosa d’ingannevole, quindi mi accorsi che era ora di tornare in Tirolo”. Così ebbe a dichiarare in una intervista del 1925. Ottenuta la laurea finì per Walde anche l’esperienza viennese e rientrato a Kietzbühel non si mosse più per il resto della sua esistenza. 

Alcuni critici d’arte individuano nel trasferimento dell’artista anche il coincidere con un cambiamento nella sua pratica pittorica, sia nella scelta dei soggetti che nel trattamento della tela. Walde sviluppò uno stile fatto di ampie pennellate e colori densi, creando paesaggi sempre catturati nella luce brillante di una limpida giornata alpina. Per Walde, l’arte doveva essere uno specchio dell’anima, e poiché il pittore si sentiva in armonia con la natura e si reputava una persona semplice e genuina, anche la sua pittura doveva essere semplice, e pure i soggetti dei suoi dipinti. 

Il ritorno a Kitzbühel coincise anche con l’inizio della fortuna della cittadina tirolese come meta sciistica internazionale: le piste si dotavano di moderni impianti di risalita, alberghi di lusso aprivano uno dopo l’altro, e lo sci era divenuto uno sport sempre più diffuso. La fortuna turistica di Kitzbühel significò anche la fortuna commerciale di Walde, che riuscì a vendere i suoi dipinti a una clientela internazionale. 

Le sue opere furono esposte anche in importanti collettive all’estero e nel 1923 l’artista fondò una casa editrice specializzata in cartoline, che in ventisette anni d’attività vendette un milione di cartoline e 200mila stampe a colori dei propri dipinti.

Molti di questi dipinti sono esposti fino al 2 marzo a Palais Mamming a Merano nella Mostra intitolata Colours of snow. 

Alfons Walde e Max von Esterle e gli artisti coevi a sud a nord delle alpi. una felice possibilità di conoscere l’autore da vicino e vederlo in dialogo con altri 20 artisti coevi che raffigurarono la neve a nord e a sud delle Alpi.

Autrice: Rosanna Pruccoli