Feline Melinda al settimo cielo

Ha ben di che essere al settimo cielo Rob Irbitz, cantante e fondatore dei Feline Melinda. La sua infatti è una delle band storiche del metal nazionale, non solo regionale. Nel 2018 ha festeggiato i trent’anni dall’uscita del primo disco del gruppo, mentre quest’anno è stato pubblicato Seven, settimo disco del gruppo, il primo con materiale nuovo dopo dieci anni in cui però si sono susseguiti un live, una compilation di ballate, un EP di duetti con Doris Albenberger e la ristampa in vinile del demo in cassetta che il gruppo aveva pubblicato ai suoi albori.

E settimo cielo, Seventh Heaven, è anche il titolo del brano portante del disco, lanciato come singolo su youtube con un video altamente professionale filmato nella sala veneziana di Castel Lodrone, ad Appiano, che ha raggiunto quasi le novemila visualizzazioni.

“Se devo dire la verità – ci confessa Irbitz – mi aspettavo qualcosa di più visto l’impegno che ci stiamo mettendo. Parlo per me, ma io in questi ultimi mesi mi sto davvero impegnando un sacco per la promozione. Ci siamo messi nelle mani di un manager che si sta dando parecchio da fare, Oltre al mio lavoro normale, ogni giorno sono impegnato dalle tre alle quattro ore per partecipare a trasmissioni radiofoniche, a rispondere alle interviste per fanzine e riviste, fare dei jingle promozionali per le radio dedicate al metal e via dicendo. Soprattutto quando c’è da rispondere ad interviste in inglese la cosa non è tanto semplice, bisogna prepararsi adeguatamente. Però così stiamo raggiungendo davvero tutto il mondo, tanto che il singolo è stato trasmesso con successo in Sudafrica e Australia, e poi tutto il nostro materiale è sempre richiestissimo dal mercato giapponese. 

Lì varrebbe la pena di provare ad andare, ma non è dietro l’angolo, bisogna lavorarci. Vediamo cosa riesce a fare il nostro manager”.

La ricetta dei Feline Melinda non è cambiata di molto, il loro genere è il metal melodico in cui ormai sono una garanzia, ma rispetto alle ultime cose il sound è molto più tagliente, affilato come una katana grazie al lavoro di Mattia HeadMatt Carli, il chitarrista trentino che da ormai diversi anni si occupa della chitarra solista ed è anche il più giovane del gruppo. Oltre a lui e Irbitz, i Feline Melinda sono il batterista Chris Platzer, ormai da oltre trent’anni nel gruppo e il bassista Gschnell ormai neppure lui un novellino vista la lunga militanza. A mandare avanti il gruppo è comunque sempre un’estrema passione per il genere a cui si abbina la generosità con cui i quattro felini si concedono al proprio pubblico (prima della pandemia hanno ricevuto accoglienza entusiasmante e calorosa nei paesi dell’ex Jugoslavia).

“Certo, ritorno economico non ce ne sarà mai – ammette Irbitz –, per questo bisognerebbe chiamarsi Iron Maiden, e non è evidentemente il nostro caso, il ritorno non va misurato in soldi, i costi di produzione del disco, come lo facciamo noi, sono molto alti. Anche se lo registriamo nella nostra sala prove, ci affidiamo a perone del mestiere. Il nostro tecnico di fiducia è Marco Ober che ci conosce bene è che ha lavorato con noi fin da quando abbiamo registrato Morning Dew allo studio ZEM, nel 2008. Non ho mai visto nessuno lavorare sull’editing come Marco. In quel caso ci eravamo affidati a Bobby Altvater per il mix, stavolta abbiamo affidato il lavoro registrato ed editato da Marco al mitico Sascha Paeth, eccellente musicista e membro degli Avantasia, una delle band metal più in voga”.

E in effetti, all’ascolto del disco – che è stato presentato lo scorso 27 aprile al Sudwerk di Bolzano – risulta evidente il fatto che si tratta di una produzione tutt’altro che casalinga. Oltre ai quattro Feline Melinda, in Seven c’è ospite Francesco Pinter, chitarrista trentino che si unisce al gruppo quando Mattia è impegnato altrove con gli Elvenking, l’altra band di cui è membro e con cui vola da una parte all’altra del continente, e la cantante Doris Albenberger, che oltre al duetto del singolo, è presente nel brano conclusivo, una struggente ballad intitolata Before The Dawn, nel più classico stile della formazione.

Autore: Paolo Crazy Carnevale