La sua fu una vita segnata dagli spostamenti continui, dai traslochi, dai nuovi inizi in nuovi ambienti, dai mutamenti di lingua, fede, usi e costumi, clima. Quindi una vita di paesaggio, colori, sapori. Una vita ricca di incontri, di esperienze, di narrazioni. Un vissuto che si riverbera nelle sue tele, nelle sue sculture, nella tavolozza dalle colorazioni che sono un inno alla vita e alle sue sfaccettature.
Le Leggi razziali dell’ottobre 1938 la colsero a Merano undicenne, mentre frequentava la scuola, da cui fu espulsa.
Seguirono anni di paura, in bilico fra spostamenti e soggiorni in luoghi protetti fino a quando il pericolo si faceva più pressante: Riva del Garda, Verona, Cortona. Sul finire della guerra l’incontro inaspettato con i soldati della Brigata Ebraica convinse lei, diciottenne, e sua sorella Erica a lasciare i genitori, decisi a rientrare a Merano, e ad unirsi invece ai giovani che l’Agenzia ebraica andava convogliando verso la Palestina ancora sotto il Mandato britannico.
Dopo un periodo di addestramento in un campo vicino a Roma, furono imbarcate su una nave militare inglese: si trattava della seconda immigrazione legale verso la Palestina. Giunte al porto di Haifa, furono internate per la quarantena nel Campo inglese di Atlith, provvisto di guardie e filo spinato. Successivamente Aliza e sua sorella furono inviate al Kibbuz Degania Alef, sul Lago di Tiberiade.
Nel 1948 a Gerusalemme frequentò l’Istituto Bezalel per le arti applicate e l’artigianato. Qui apprese lo stile nazionale che includeva tradizioni ebraico-orientali ed europee. Il 14 maggio 1948 Aliza fu fra i giovani che sfilarono durante le cerimonie di fondazione dello Stato di Israele proclamato da Ben Gurion.
Dal 1949 al 1975, in solitaria, visse in numerosi luoghi, approfondendo la propria formazione. Fu a Venezia, Firenze, Stoccarda, dove frequentò le locali accademie alla ricerca dello stile davvero capace di rappresentarla. Nel 1959 approdò a New York. Qui visse nel quartiere residenziale di Manhattan chiamato “Viertes Reich” per la massiccia presenza di famiglie ebree tedesche. Frequentò la Brooklyn Museum Art School che la fece decidere di dedicarsi all’arte liturgica. Aprì infatti un suo studio di scultura, collaborando a numerosi importanti progetti con altrettanti architetti. Ma gli sposta – menti non erano finiti. Il periodo che trascorse a Santa Fe, dove visse fra il 1975 e il 1987, le donò quella felice capacità coloristico-tonale che contraddistingue le sue opere pittoriche.
Nel 1990 ritornò a Merano, dove viveva ancora la madre Olga, e proseguì nella sua ricerca pittorica. Aliza morì nel 2007 e riposa nel Cimitero ebraico meranese accanto alla madre e ad alcuni parenti. Le opere scelte per la mostra “Women in Art. Pittrici a Merano fra Ottocento e Novecento” a Palais Mamming sono parte del suo viaggio. Tierra Roja è un dittico realizzato nel 1978 a Santa Fe e riesce a trasportarci nelle zone desertiche del New Mexico, dove la terra assume le colorazioni più diverse, trascolorando dal rosso all’ocra, passando per i bruni. Nell’ampio dipinto pare di potersi perdere alla ricerca di tranquillità, lontani dalle zone eccessivamente antropizzate. Sempre agli anni di permanenza a Santa Fe appartiene il dipinto Ichtios , realizzato nel 1985. Qui la riflessione spirituale si palesa sia nella tela che nel titolo, che infatti significa “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”.
Nel quadro tanto le tonalità e la luce intensa che vi si sprigiona quanto le forme geometriche consentono di alludere alla presenza di Gesù. Appartiene invece al periodo meranese Havel Havelim del 1996, che significa “tutto è vano, tutto è fugace e fallace” ed è tratto dall’Ecclesiaste, il libro che viene letto durante la festività autunnale di Sukkot. Sinai Sunset del 2003 è l’opera di una donna di settantasei anni, perfettamente al passo coi tempi sul piano artistico ma forse con uno sguardo a ritroso al suo lungo cammino, e i ricordi sembrano riemergere: la terra di Israele, il Sinai col suo carico di significati spirituali, i tramonti indimenticabili e le lettere ebraiche Alef, ossia Adonai, il Signore, e Bet, la prima lettera della Torah.
Autrice: Rosanna Pruccoli