Franca Ghitti, una scultrice fra le pittrici in mostra al Mamming

Nella seconda metà del Novecento per le donne diventò più facile cimentarsi con gli studi d’arte e iniziare veri e propri percorsi da artiste. Ciononostante non molte furono le artiste in grado di emergere e raggiungere la notorietà. Alcune si diedero anima e corpo alla sperimentazione, affinando le proprie tecniche, cercando nuovi materiali, nuovi mezzi espressivi insoliti da intessere, incollare, nelle proprie opere. Altre si spinsero oltre, perseguendo la costante ricerca del nuovo, dell’inconsueto, del vincente, ma soprattutto di quel qualcosa che potesse rendere chiare le tematiche anche sociali per loro imprescindibili. 

A questa arte di ricerca e innovazione appartengono le opere di alcune delle artiste in mostra. 

Fin da bambina Franca Ghitti visse vicino ai siti rupestri dell’antica Civiltà Camuna. Nella falegnameria del padre imparò a conoscere gli attrezzi e la consistenza della materia da lavorare, da scolpire. Legno e ferro furono fin da subito le materie prime per le sue opere. 

Il suo immaginario artistico si sviluppò fra le piccole comunità montane e i boschi incontaminati, ma anche fra gli opifici che in quelle regioni lavoravano il ferro. È infatti dagli scarti di questi ultimi che iniziarono a prendere vita molte delle sue opere in ferro. 

Franca Ghitti frequentò l’Accademia di Brera e successivamente scelse il luogo più affascinante possibile per proseguire la sua formazione, ossia  l’Académie de la Grande Chaumière, vale a dire quell’insieme di laboratori siti nel leggendario quartiere parigino di Montparnasse, dove lavorarono i più famosi artisti francesi e stranieri, da Chagall a Giacometti, da Louise Bourgeois a Tamara de Lempicka, per nominarne solo alcuni. 

Era sempre in questi studi che nel 1870 si era trasferita la storica Académie Colarossi, la scuola privata gratuita che offriva un’alternativa all’istituzione dell’École des Beaux-Arts di Parigi quando questa ancora precludeva l’ingresso alle donne e agli stranieri. 

E ancora qui, pur in tempi molto lontani rispetto a quelli di Franca Ghitti, era stato concesso alle studentesse ciò che ovunque era vietato: dipingere dal vivo modelli maschili nudi. 

A Salisburgo Franca fu allieva del pittore e drammaturgo austriaco Oskar Kokoschka (1886 – 1980). 

A partire dai primi anni Cinquanta la Ghitti creò una serie di dipinti e cicli pittorici dove senso della tradizione e invenzione si combinavano, producendo opere originali e di grande fascino. All’inizio degli anni Sessanta realizzò invece le prime sculture in legno, proponendosi di definire un’immagine dello spazio che avesse anche una dimensione del tempo e della storia: veniva infatti usato legno di recupero, spesso usurato dal tempo. 

Tra il 1969 e il 1971 visse e lavorò in Kenya, dove realizzò, per incarico del Ministero degli Esteri, le grandi vetrate nella Chiesa degli Italiani di Nairobi. Questo e altri viaggi le insegnarono l’importanza della presenza di “altri alfabeti”.  Rientrata in Italia, lavorò ancora il legno e il ferro, rivisitando linguaggi ormai emarginati, legati alle vecchie tradizioni di lavoro nei boschi e nelle fucine.

Introdotta al microcosmo intellettuale di Brunnenburg dall’editore milanese Vanni Scheiwiller, per Franca Ghitti si trattò di amore a prima vista e si risolse in lunghi soggiorni e nel desiderio di inserire le sue creazioni fra quelle mura. Ne nacquero sculture sia in legno che ferro, ma anche ringhiere e, nel 1979, il famoso cancello d’accesso che prende il nome di Ghitti-Gate. Le opere in mostra scaturiscono dal connubio con Brunnenburg e rappresentano in miniatura alcune sequenze presenti in altre opere interne al maniero.

Inferiate di ferro battuto per bifore e finestre abbelliscono il castello di Brunnenburg; le opere Albero e Vicinie fanno invece bella mostra di sé nel cortile interno del maniero e sono esemplificative della produzione lignea dell’artista, ma soprattutto del ciclo di opere intitolato appunto Vicinie e iniziato nel 1965 per raccontare le comunità contadine di medievale memoria.

Autrice: Rosanna Pruccoli