La genesi di un sogno: il Kurhaus, centro della mondanità

Ben trentotto anni dopo la consacrazione di Merano come Luftkurort (1836), in città mancavano ancora quelle tipologie di edificio necessarie per le diverse terapie ma anche per l’intrattenimento e lo svago, sempre presenti, nelle città di cura Mitteleuropee. Di impedimento alla realizzazione dei differenti stabili erano sì carenze economiche ma soprattutto l’ostinata opposizione dei politici conservatori. Il dibattito sull’opportunità di costruire un Kurhaus era iniziato nel 1846, quando, sotto la spinta di un primo afflusso turistico già consistente, l’allora sindaco Valentin Haller aveva invitato i cittadini a fondare una società per la costruzione del Kurhaus (Kurhausaktiengesellschaft).

Fu solo nel 1874 che la città poté inaugurare il suo Kurhaus. Il progetto e la realizzazione stessa dell’edificio apparve sobrio ed elegante nelle sue linee architettoniche neorinascimentali, con una struttura semplice, un corpo centrale, con atrio e scale, e due ali laterali ripartite in diversi locali adibiti alle molteplici attività con una lunghezza totale dell’edificio di settantaquattro metri. 

Qui si sarebbero concentrate le attività culturali, di svago e quelle più propriamente terapiche, secondo un modello già molto diffuso fra i centri di cura dell’impero e non solo. 

I bagni di cura trovavano posto al pian terreno del lato nord che si affacciava sulla Habsburgerstrasse. 

Nella sala posta nella zona mediana del corpo di fabbrica avevano luogo i balli, le feste, i concerti ecc. 

C’erano inoltre la Konversationsal, la sala di lettura, la sala giochi provvista di tavoli da biliardo, la sala da fumo, gli uffici della Azienda di cura e un salone per le signore. 

Il 14 novembre 1874 si ebbero i festeggiamenti di inaugurazione che non lasciarono a desiderare: centocinquanta gli invitati d’onore al banchetto, la sala della cerimonia era illuminata da centodue lampade a gas, eleganti decorazioni floreali impreziosivano l’ambiente e due busti dei coniugi imperiali davano un tono di ufficialità all’evento, sottolineato dalle note armoniose dell’orchestra di cura.  Il Kurhaus era ora il fulcro delle attività e degli incontri della società vacanziera. La sala di lettura, dall’ingresso gratuito, era aperta dalle otto del mattino per chiudere, oltre che nella breve pausa del mezzogiorno, alle nove di sera. 

Era l’Azienda di cura e soggiorno ad occuparsi dell’organizzazione delle singole attività e delle manifestazioni, quali concerti, balli e persino pezzi teatrali nonostante il progetto non prevedesse una sala teatrale o un palcoscenico. Si rimediò con un palco smontabile lungo tredici metri e profondo otto. 

Vista la concorrenza data dal gran numero di città di cura in tutto il territorio dell’impero e d’Europa, le attrezzature andavano continuamente aggiornate e rinnovate, così a pochi anni di distanza, nel 1880, lo stabilimento venne rinnovato e dotato di apparecchiature all’avanguardia. Negli anni Novanta però l’edificio denunciava la sua inadeguatezza data dagli spazi ormai divenuti angusti per un così cospicuo flusso di turisti. 

Nel 1899 dunque le autorità preposte si ritrovavano nuovamente nel vortice del dibattito sulle soluzioni possibili, in bilico fra l’ipotesi di una ulteriore ristrutturazione e quella di una definitiva ricostruzione. 

Si dovrà giungere però fino al 1906 per indire un primo concorso di proposte per la ristrutturazione, per arrivare infine ad una soluzione più drastica nel 1911 che prevederà la completa ricostruzione e l’ampliamento verso est lungo la passeggiata dell’edificio.  

Autrice: Rosanna Pruccoli