Merano, Maia Bassa, Maia Alta e Quarazze avevano i propri cimiteri posti attorno alle chiese. Sin dal 1325 e fino al 1848 il cimitero dei cittadini abbienti di Merano si trovava intorno al Duomo mentre quello delle classi subalterne, dei malviventi e dei viaggiatori si trovava alle spalle della chiesa di Santo spirito e dell’ospedale. Un ossario è documentato nel 1381 e nel 1422 fu costruito nella cappella mortuaria di Santa Barbara posta a lato dell’abside del Duomo.
A tutt’oggi le lapidi più significative di quell’antico cimitero sono visibili sulle pareti esterne del Duomo e sul muro di cinta del sagrato. Nel 1884 il cimitero cittadino fu spostato e ampliato una prima volta. Fu utilizzato lo spazio alle spalle della chiesa di Santo Spirito al quale furono aggiunti nel 1861 ilcimitero protestante e nel 1872 il cimitero ebraico.
Con l’espansione ottocentesca della città e con lo sviluppo turistico oltre che per ragioni di igiene il cimiteri furono spostati in zone limitrofe al centro nel 1907. Mentre nell’area degli antichi cimiteri nel 1938 fu costruito il parco Marconi.
Il cimitero civico di Merano fu quindi posto nell’attuale via San Giuseppe, alle spalle della stazione ferroviaria e al confine con Lagundo.
Ideato, con i suoi 4,5 ettari suddivisi in 22 campi e l’edificio principale dall’architetto boemo Anton Weber (3.12.1858 – 29.3.1942) allievo e collaboratore dell’architetto germanico Josef Schmitz (8 novembre 1860 – 29 marzo 1936). Legato alla corrente storicista e neogotica, Weber fu chiamato più volte nel territorio a sud del Brennero, sia per progettare e costruire nuovi edifici, sia per restaurare costruzioni medievali.
Nel 1881 ad esempio restaurò il Duomo di Merano e la Chiesa di Santo Spirito, nel 1898 costruì ex novo la parrocchiale di Marlengo, fra il 1907 e il 1913 progettò e realizzò appunto il corpo di fabbrica del cimitero che è composto dalla chiesa e dalle due ali di arcate che stanno alla sua destra e alla sua sinistra, dalla casa del custode e dalle arcate poste sul lato sud e ovest del perimetro.
Lo stile scelto dall’architetto Weber è il neo-bizantino riconoscibile nella planimetria della chiesa e soprattutto nel tamburo ottagonale finestrato della cupola. Il cimitero, come per tradizione, è dedicato al San Michele Arcangelo – Mi-ka-El ossia “Chi è come D-o?”.
L’arcangelo è raffigurato nel bassorilievo marmoreo posto a corona dell’ingresso con quelli che sono i suoi attributi tipici quali l’armatura, la spada, la bilancia per procedere alla psicostasia.
Nei due piatti della bilancia sono ben visibili le due anime: la prima, leggera è in piedi e guarda fiduciosa verso il paradiso, la seconda, più pesante a causa dei peccati è seduta e in preda alla disperazione tenendo la faccia fra le mani. San Michele Arcangelo è colui che guidò la milizia.
Autrice: Rosanna Pruccoli