Come spesso accade, le grandi passioni si manifestano per caso, da una semplice curiosità, da un interesse. Così è stato anche per Luca Pojer, classe 1993, scultore specializzato in maschere da Krampus, originario di Salorno.
// Di Daniele Bebber
Luca Pojer lavora in uno spazio sotto un condominio, ma totalmente indipendente e soprattutto che già ha conosciuto l’arte. “Prima era un laboratorio gestito da due restauratori. I proprietari si sono ritirati dall’attività e sono venuti a chiedermi se mi interessava comprarlo”, racconta; così lacche, dorature e tutto ciò che può servire per la sottile arte del restauro hanno lasciato il posto a scalpelli e legno prevalentemente di cirmolo, in grado di creare un “ambiente” a cui Pojer ormai è abituato.
Chi varca per la prima volta la soglia del suo laboratorio rimane infatti investito da quel profumo tutto naturale che funge un po’ da biglietto da visita per il giovane scultore. Pojer si impegna tutto l’anno per trovare l’opera giusta, ricercando l’originalità, ed ogni sua creazione è decisamente un pezzo unico.
“Diversamente dagli scultori austriaci che ne producono tante in un anno, io punto molto sullo studio artistico per rendere la maschera unica, certificata e più realistica possibile. Soprattutto voglio che sia leggera alla vista, puntando molto sull’uso dei colori, sui dettagli del volto e applicando diversi materiali naturali – spiega – Uso corna vere o in resina, a seconda della richiesta del cliente. Per fare le barbe uso pelo vero, code di cavallo e di yak, e pelo di capra”.
Luca Pojer, partiamo dal principio del suo percorso: com’è nata questa passione di realizzare maschere da Krampus?
Avevo capito che poteva essere il mio mestiere già sui banchi dell’Istituto d’arte di Trento: il tema dell’anno per superare l’esame di Terza e diventare dunque maestro d’arte chiedeva di modellare in argilla una maschera sul modello di quelle che appaiono sopra i portoni di molti palazzi nei centri storici cittadini. Io però avevo deciso di riprodurre una maschera del mio territorio, una maschera da Krampus. Ne ho trovata una in un mercato, l’ho fotografata ed ho provato a modellarla. Mi è piaciuto talmente tanto che ho iniziato a studiare per poi scolpirle da solo, in cantina.
E dopo l’Istituto d’arte?
Mi sono diplomato in pittura, a Trento scultura non c’era. Poi mi sono iscritto all’accademia d’arte di Verona, dove ho studiato modellazione per tre anni. Gli ultimi due li ho frequentati a Carrara, dove ho studiato scultura su marmo e ancora modellazione.
Ma a scolpire il legno di cirmolo, materiale da sempre prediletto perché ben lavorabile e sempre a portata di mano, non glielo ha insegnato nessuno. Per cui si può dire che è quasi un’autodidatta…
Faccio anche qualche lavoro in marmo, però è un materiale complesso e pesante. L’argilla e il gesso sono buoni per creare gli studi preliminari, non sono materiali da esterno. Il bronzo è parecchio costoso, il legno invece è un materiale da Stube, sta in qualsiasi posto, mi trovo molto bene e costa meno. Poi, chiaramente, dipende cosa si vuole realizzare.
In dieci anni di esperienza in questo mondo, quali sono la maschera e la scultura più particolari che ha realizzato?
Per la scultura ho progettato e realizzato un controsoffitto per un’abitazione privata. Ho raffigurato la maturazione della mela, in quanto i miei clienti, oltre ad essere imprenditori agricoli, hanno una casa in mezzo ai meleti. Se penso alle maschere, sicuramente quella più particolare che mi viene in mente l’ho realizzata per il nuovo dentista di Salorno: l’anno scorso mi ha chiesto una maschera con gli occhiali, perché lui porta gli occhiali, da appendere nel proprio studio. È realizzata solamente con legno, cuoio e resine; la parte più difficile è stata proprio realizzare gli occhiali, che già da soli sarebbero stati già una bella opera.
Prospettive per il futuro?
Continuare a lavorare nel settore delle maschere, anche se mi piacerebbe tanto riuscire ad avere un po’ più di spazio anche per le mie sculture. Vorrei aprire un esercizio in cui posso avere delle commissioni anche per le opere d’arte, che a me piacciono molto e dove potrei sfogare la mia creatività a tutto tondo.
Autore: Daniele Bebber