“Una delle nuove piaghe dei nostri tempi, sfortunatamente sottovalutata nei suoi effetti su giovani e meno giovani, si chiama pornodipendenza”. Suona il campanello d’allarme Cesare Guerreschi, psicologo e psicoterapeuta, e direttore della Siipac, la Società italiana per l’intervento contro le patologie compulsive, il centro bolzanino specializzato nella cura e riabilitazione di persone con problemi di dipendenza psicologica.
Guerreschi si è contraddistinto fin dagli anni 70’ per la sua capacità antesignana nel riconoscere nuove forme di dipendenza: dalla più corretta definizione di alcolismo in dipendenza da alcol e introducendo trattamenti clinici innovativi come le comunità terapeutiche, arrivando poi a sottolineare la necessità di parlare di gioco d’azzardo consapevole, dividendo la responsabilità tra il giocatore e lo Stato. Ha contribuito quindi al passaggio di definizione da “vizi” a dipendenze comportamentali, potenzialmente in grado di rovinare e distruggere le esistenze di individui e famiglie e richiedenti cura e trattamenti specifici. Per questo motivi è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella, per il costante impegno nella ricerca sulle patologie compulsive.
“All’inizio quando sostenevo che il consumo di alcol e il gioco d’azzardo potevano assumere caratteristiche patologiche, pochi erano quelli che mi davano credito. Nel corso degli anni però siamo riusciti a collaborare con il servizio sanitario pubblico ed ora le persone possono contare su una rete di assistenza e sostegno, se vogliono liberarsi da quelle schiavitù, che però dovrebbe essere implementata e diversificata in vari centri specialistici”, afferma Guerreschi che ha anticipato la pericolosità dell’utilizzo inconsapevole di internet e la possibile dipendenza da cellulari.
I tempi infatti cambiano e, con essi, si modificano e sviluppano nuove dipendenze che emergono con la progressione tecnologica. “Internet è stato ed è un formidabile strumento di collegamento tra le persone e di circolazione di informazioni ma nasconde in sé anche tanti pericoli” avverte lo specialista “negli ultimi dieci anni abbiamo osservato un aumento vertiginoso del numero di persone che vengono a chiederci aiuto in quanto dipendenti dalla pornografia”.
La pornografia è sempre esistita, dalle iscrizioni rupestri fino alle videocassette hard che venivano vendute in edicola fino a qualche anno fa. Ora però gli smartphone mettono a disposizione di ogni persona un numero potenzialmente infinito di video e immagini a sfondo sessuale. Una tentazione a cui pochi sfuggono e che può diventare un’attività che occupa totalmente l’esistenza.
“Ci sono pazienti che passano dalle quattro fino alle 20 ore al giorno, nelle fasi più acute della dipendenza, a guardare video pornografici, riportando danni psicofisici enormi”, spiega, “maggiormente esposti sono i giovani che hanno meno difese e che vengono influenzati con un modello di sessualità distorta, sbagliata e finta. Perché la pornografia è una messa in scena, nella migliore delle ipotesi. Sono immagini, a volte anche violente, per mezzo delle quali non si arriva alla conoscenza rispettosa dell’altra persona. Ragazzi e ragazze vengono avviati sulla strada di una sessualità tossica e depauperata”. Ma chi è il pornodipendente? Possono essere uomini o donne di ogni età, condizionati dall’attività di guardare video e immagini pornografiche accompagnate da masturbazione in modo compulsivo “che può provocare anche danni fisici, oltre all’isolamento sociale e relazionale”, aggiunge Guerreschi. La pornodipendenza ha indubbiamente conosciuto un incremento a causa della pandemia che, tendenzialmente, ha aggravato molti disturbi comportamentali di chi già soffriva in precedenza.
Da qui l’allarme lanciato da Guerreschi che però diffida dell’adozione di modelli educativi improntati al divieto e alla proibizione. “Bisogna parlarne e spiegare i pericoli insiti nella pornografia alle generazioni più giovani”, dichiara. Soprattutto è necessario chiarire che il processo di uscita dalla dipendenza può essere lungo. Si comincia con alcuni incontri con lo psicoterapeuta, poi si prosegue con un percorso che può durare anche due anni. Attualmente sono 12 le persone in trattamento psicologico semiresidenziale presso la Siipac e altre 20 in trattamento ambulatoriale. “Un numero commisurato alle forze dell’équipe”, conclude il direttore, “se fossero di più, non riusciremmo a seguirli. La speranza per il futuro è che si riesca ad attivare una collaborazione con le strutture di sostegno pubbliche per una presa in carico il più possibile completa delle persone che soffrono di questi disturbi”.
Autore: Nilo Ruggeri