Un referendum per abolire (o mantenere) il referendum

Quanti sanno che domenica 29 maggio la popolazione altoatesina sarà chiamata ad esprimersi con un referendum per confermare o meno i contenuti di una norma provinciale? Certamente molto pochi, e questo ormai a sole tre settimane dal voto. Dato l’argomento della consultazione popolare stessa, la cosa non può che preoccupare.

Si tratta di approvare proprio la normativa sugli stessi referendum provinciali. Ricordiamo che l’articolo 47 dello Statuto di autonomia prevede che “le leggi provinciali … sono sottoposte a referendum provinciale … qualora entro tre mesi dalla loro pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori o un quinto dei componenti del Consiglio provinciale”. La legge sottoposta a referendum non entra in vigore “se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”.
La norma sottoposta al voto nasce dall’approvazione, nel giugno 2020, di alcuni emendamenti alla legge “Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica”. Il referendum confermativo è stato più volte rinviato a causa della pandemia.
Il sito della Provincia ne dà comunicazione. Tuttavia per capire l’oggetto del voto il cittadino viene rimandato alla lettura di un documento per la cui comprensione sarebbe necessaria l’assistenza di un giurista.
In sostanza – sembra un paradosso – viene indetto un referendum confermativo per confermare l’abolizione del referendum confermativo stesso (abrogazione del 4° comma dell’articolo 2 della legge 22/2018).
Un altro aspetto interessante riguarda i limiti sui contenuti dei referendum. Finora erano (giustamente) esclusi “gli argomenti e le norme che garantiscono i diritti dei gruppi linguistici, delle minoranze etniche e sociali”. Con la nuova normativa vengono escluse da questa forma di tutela le “minoranze etniche e sociali”.
La democrazia diretta è un tema che richiede un alto senso del bene comune e una solida maturità civica. Altrimenti si degenera nel populismo. Compito delle istituzioni però non è quello di limitare la democrazia diretta, ma di crearne le premesse.
La base più importante su cui si fonda ogni tipo di democrazia è un’informazioni corretta e completa. Perché dunque cittadine e cittadini sono chiamati al voto e (quasi) nessuno ne sa qualcosa?

Autore: Paolo Bill Valente