I giorni delle gabbie

A quarant’anni dalla battaglia sul censimento etnico in Alto Adige/Südtirol, Maurizio Ferrandi ripercorre la cronaca e i momenti più significativi e drammatici di quelle vicende, ricostruendo una storia che va riletta e riscoperta per capire l’Alto Adige di oggi, le sue specificità e contraddizioni.
All’autore del libro, uscito di recente per le Edizioni alphabeta Verlag, abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio qual è l’importanza, oggi, di conservare la memoria di quei giorni.

Cosa avvenne 40 anni fa e perché è importante ricordare?
Più che un dibattito fu uno scontro politico piuttosto forte. Fu il culmine di un processo critico sull’autonomia che ha portato poi successivamente a cambiare le carte in tavola e plasmare la nostra realtà per renderla quella di oggi. 

I cambiamenti intervenuti negli ultimi 40 anni di fatto hanno superato quelle scelte divisive o in qualche modo le hanno confermate?
Tutte e due le cose. L’impianto di attuazione di quell’autonomia nelle sue caratteristiche fondamentali – basti pensare alla proporzionale di cui il censimento etnico è un elemento costitutivo indispensabile – è senz’altro rimasto. Però è cambiato molto il modo con cui questo principio è stato applicato. Le cose che chiedevano gli avversari del censimento e della conta etnica, con gli anni sono state poi concesse. Ma lo schema di fondo di per sé  è rimasto.

Il volume si basa su due pilastri: la consultazione di documenti d’archivio e la testimonianza di  alcuni protagonisti di quella battaglia. Qual è il ricordo che hanno di quei giorni?
Ci sono diverse posizioni. C’è chi ritiene si siano fatti dei passi in avanti e chi invece pensa ancora oggi che il sistema vada contro il diritto delle persone alla propria identità. 

Nel panorama politico altoatesino c’è ancora oggi un partito, I Verdi, erede della sinistra alternativa che all’epoca si battè contro il censimento etnico. Cosa ne resta dell’approccio politico interetnico di allora?
L’interetnicismo è rimasto una posizione costitutiva dei Verdi. Nel ‘78, ai tempi della nascita di Nuova Sinistra Neue Linke, l’aspetto ideologico alternativo e interetnico era l’elemento chiave. Oggi questo elemento si sposa ovviamente con la scelta ambientalista. Nella visione di Alexander Langer le due cose non erano in contraddizione, naturalmente. Erano entrambi approcci alternativi, che comportavano scelte radicali. Oggi gli alternativi sono diventati ambientalisti, ma mantengono naturalmente la loro posizione in una situazione in cui il conflitto etnico è meno marcato. Anche se in Alto Adige anche oggi come sempre ci sono forze politiche che su questo conflitto vivono. 

I libri che lei sta pubblicando man mano sono il risultato di un’operazione culturale. Si tratta di volumi che seguono un solco narrativo, facendo memoria dei dibattiti sulla questione altoatesina e della sua complessità. Possono interessare tutti, naturalmente, ma forse risulterebbero fondamentali soprattutto per i giovani che cercano di capire il perché dell’attuale nostro “sistema”. 
Nella nostra terra abbiamo avuto un forte elemento di conflitto. Se ci guardiamo intorno in questi giorni ci possiamo ben rendere conto di cosa possono provocare i conflitti etnici e religiosi. Noi siamo stati protagonisti e soggetti al tempo stesso di una di queste vicende. Una vicenda che si è risolta in una maniera molto diversa, perché è stata condotta politicamente. Capire perché e capire che cosa, andare indietro e ripercorrere i vari passaggi, è davvero fondamentale, perché ci permette di capire perché siamo al punto in cui siamo. La nostra particolarissima realtà va studiata e capita, e anche criticata naturalmente, perché no. Per i giovani oggi è davvero importante capire come siamo arrivati alla situazione attuale, per poter operare la scelta consapevole di vivere in Alto Adige. Ed evitando magari frustrazioni che possono avere effetti negativi.

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