In Bassa Atesina l’obbligo di green pass per i lavoratori, scattato come noto il 15 ottobre scorso, ha portato ad un aumento della richiesta di tamponi. Il centro vaccinale di Ora, in via Nazionale 61, è diventato un punto di riferimento anche per i tamponi nella zona. Qui è possibile infatti fare test antigenici a pagamento (a 15 Euro) per tre volte la settimana, il martedì, il giovedì e la domenica Abbiamo chiesto a Martin Feichter, sindaco di Ora, come sta procedendo:”C’è grande richiesta, facciamo circa 300 tamponi al giorno – ma da noi non ci sono file: grazie alla prenotazione online obbligatoria, i dati sono già inseriti nel sistema, quindi in pochi minuti viene eseguito il tampone, senza attese. L’orario va dalle 17.30 alle 21 ma vorremmo ampliarlo” Sul sito del comune si legge che il servizio è dedicato ai cittadini residenti nei comune, oltre che di Ora stessa, di Bronzolo, Cortina, Cortaccia, Magrè, Montagna, Egna, Vadena, Termeno e Salorno. Chiediamo al sindaco come mai questa precisazione, che suona come una limitazione. “Abbiamo proposto noi, come comune di Ora, di fare da centro per i tamponi anche per altri comuni della Bassa atesina perché ci sono delle spese da affrontare, che così possiamo condividere, parlo dei costi del personale amministrativo e per il sistema di prenotazione. I comuni indicati sono quelli che hanno aderito a questo accordo”- ci risponde il sindaco. Sempre sul sito, si legge che i cittadini stranieri non possono usufruire del servizio. “È un inghippo procedurale per via della fattura, che però, mi dicono, stanno risolvendo” continua Feichter. Si ricorda che è possibile prenotare il tampone ad Ora dal sito del Comune www.comune.ora.bz.it
A Laives, Pineta e San Giacomo è invece possibile fare tamponi in diverse farmacie o direttamente all’ospedale di Bolzano, padiglione W (prenotando attraverso il sito sabes.it) Christian Bianchi, sindaco di Laives, ha comunicato infatti che “Laives ha optato per queste soluzioni, anzichè aprire un centro gestito dal comune stesso, perchè avvalendosi delle strutture sopra menzionate siamo in grado di fare molti più tamponi, in orari molto differenziati”. Il primo cittadino ha anche comunicato i dati sulle vaccinazioni, che comunque sono confortanti “A Laives il 92% delle persone sopra i 60 anni risulta vaccinata, mentre sotto i 60 anni risulta vaccinato l’81%. Laives si configura così come uno dei comuni con più vaccinati della Provincia, e quasi la totalità dei cittadini ha compreso il significato molto profondo di questo atto di responsabilità individuale, che poi diventa anche responsabilità collettiva”, continua Bianchi.
Tamponi e “covid economy”, come stanno reagendo le aziende nella Bassa Atesina
Anche nei casi in cui, a livello organizzativo, tutto fila liscio, rimane comunque il costo del tampone. Una spesa che, alla lunga, pesa nelle tasche di chi ha deciso di non vaccinarsi, considerato che il green pass “da tampone” vale 48 ore. Per evitare ripercussioni sulla produttività, diverse ditte coprono i costi del tampone. La Rothoblaas di Cortaccia ha deciso di intraprendere questa strada. Il direttore Robert Blass precisa “Offriamo tamponi gratuiti perchè per noi le persone in azienda hanno tutte un ruolo indispensabile. Vede, noi siamo attivi a livello internazionale e non possiamo dire ai nostri clienti che siamo in ritardo con le consegne e operativi al 75% perchè qualcuno fa leggi senza pensare a come risolvere le conseguenze. Quindi, come sempre, ci siamo organizzati per conto nostro”. Al contrario di altri settori, in crisi per la mancanza di materie prime, per quello della fornitura di materiali per l’edilizia in legno è “alta stagione”. Altra musica alla Isolcell di Laives “Sono contrario a promuovere i tamponi, inquinano e non credo siano la soluzione al problema” ci dice Marco Pruneri, direttore dell’azienda. “Piuttosto, abbiamo puntato ad incentivare i vaccini. Quando è iniziata la campagna, abbiamo dato una giornata libera, poi con l’obbligo del green pass abbiamo deciso di dare un premio di 500 euro a tutti i dipendenti che portavano la prova della vaccinazione entro il 15 novembre” continua Pruneri. L’iniziativa è servita a convincere i recalcitranti? “Non sono tanti fortunatamente, e con questo incentivo qualcuno siamo riusciti a ‘portalo a casa’. Ma altri sono irremovibili. Pensi che un dipendente, rimasto anonimo, ha scritto sotto la comunicazione del premio di 500 euro affissa in bacheca: nemmeno per 50 mila!”
Sempre a Laives, diversa ancora è la situazione per la Röchling: “Fortunatamente la percentuale di lavoratori senza green pass è molto bassa, parliamo di meno del 5% su circa 700 dipendenti”- ci dice il vicepresidente Mirco Brusco. “Abbiamo stabilito delle convenzioni con le farmacie di Laives e San Giacomo per i tamponi – spiega la responsabile delle risorse umane Selenia Fornari – convenzioni intese non a livello di rimborso del costo del tampone, ma di allargamento degli orari in cui è possibile eseguire il test, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori. Ma per l’azienda la questione è anche un’altra: “Alcune persone, contrarie al vaccino, si sono autosospese dal servizio. Essendo noi una ditta in cassa integrazione, non possiamo rimpiazzare i posti mancanti con personale in somministrazione”, continua Fornari. Ma la cassa integrazione è legata al Covid? “Si, è un effetto della pandemia, perché nel settore automotive (automobilistico, ndr), come noto, c’è una mancanza di microchip e molti nostri clienti sono costretti a chiudere le linee di produzione”. Questo porta ad un calo di ordini, mentre quelli da evadere rischiano intoppi a causa della mancanza di personale. Insomma una combinazione di fattori che porta ad un circolo vizioso, che certo non fa bene alla salute dell’economia.
Autrice: Caterina Longo