Un ciclodromo per Laives (che non convince tutti…)

Il movimento ciclistico altoatesino sta vivendo un periodo d’oro. Sono tanti i piccoli campioni che dopo anni di allenamenti e gare stanno raccogliendo i frutti del duro lavoro. Un esempio è Elena Pirrone, bolzanina e medaglia di bronzo nella gara a cronometro agli Europei che si stanno svolgendo a Trento. Una delle palestre che sforna un gran numero di talenti è però Laives, dove i giovani della Polisportiva Libertas, casco in testa, si stanno facendo largo con successo nelle categorie di esordienti e allievi a suon di pedalate. Impegno, passione, sacrificio, pazienza, e tanta motivazione: ecco la ricetta di questo sport. L’ultima stella locale è Mattia Predomo, che qualche giorno fa in Egitto ha conquistato la medaglia di bronzo ai mondiali su pista juniores, nello sprint. “Laives negli ultimi anni sta regalando alla nostra nazionale di ciclismo atleti fantastici, che nei prossimi anni vedremo sicuramente nel panorama sportivo mondiale. Il ciclismo altoatesino va alla grande e non posso che essere molto orgoglioso di tutti i ragazzi, e di tutte le associazioni sportive che permettono loro di fare attività sportiva, culturale, ricreativa”, ha commentato di recente il sindaco di Laives Christian Bianchi.

Salvatore Falcomatà

UN NUOVO CICLODROMO
Ed è cavalcando l’onda dell’entusiasmo che nel 2023, tra Pineta e la zona sportiva Galizia, verrà realizzato il primo ciclodromo dell’Alto Adige, un anello protetto per gli atleti del ciclismo su strada di interesse sovracomunale, ossia accessibile per tutti. L’amministrazione laivesotta in simbiosi con la Provincia ha in mente di dar vita anche ad una scuola provinciale per il ciclismo, che includa anche un “campo scuola” per poter svolgere attività didattiche riferite all’educazione e alla sicurezza stradale.
La Giunta provinciale, su proposta dell’assessore all’edilizia, Massimo Bessone, ha già autorizzato l’intervento per definire le modifiche tecniche necessarie alla realizzazione della struttura che verrà a costare 2,3 milioni di euro, di cui 600mila a carico del Comune di Laives e i rimanenti alla Provincia Autonoma.
“In Alto Adige abbiamo tanti atleti che praticano questo bello sport con grande successo. Abbiamo tante associazioni sportive che si dedicano ogni giorno alle attività su strada e già da tempo si era deciso di creare questo anello che sarà a disposizione di tutti gli atleti provinciali”, puntualizza il presidente altoatesino Arno Kompatscher.
Provincia e Comune di Laives negli anni scorsi, con due convenzioni, avevano previsto la realizzazione del collegamento pedo-ciclabile attraverso un ponte tra Pineta e la zona sportiva Galizia. In seguito, il Comune di Laives, in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana, aveva chiesto alcune modifiche alla convenzione al fine di realizzare un vero e proprio ciclodromo, lavorando per trovare anche la migliore forma per la gestione.

E UN VERO VELODROMO QUANDO?
Non tutti gli attori del panorama ciclistico locale però si trovano d’accordo con questo progetto, anzi. Salvatore Falcomatà, presidente del Centro pista Bolzano e storico allenatore di ciclismo giovanile, storce il naso davanti alla decisione di creare un ciclodromo che, nelle sue idee, non andrebbe a soddisfare le vere esigenze degli atleti e delle associazioni, ma che sarebbe più un’opera a sfondo politico più che sportivo.
“Credo che la soluzione giusta per gli atleti di tutta la Provincia sia quella della realizzazione di un grande velodromo al coperto con una pista da 360 metri che possa ospitare al suo interno attrezzature, palestre, servizi vari e spogliatoi. Un impianto più completo rispetto al progetto di Laives e che potrebbe sorgere all’interno del l’areale ferroviario di Bolzano”, spiega Falcomatà, che ha deciso di iniziare una campagna per convincere la Provincia a realizzare la struttura. Un sogno, quello del velodromo, nato già nel lontano 1996, quando la bolzanina Antonella Belluti vinse l’oro ai Giochi olimpici di Atlanta per poi riconfermarsi nel 2000 in quelli di Sydney. Grandi risultati che non bastarono a far decollare un movimento che è cresciuto poi negli anni a seguire.
Il velodromo andrebbe a risolvere in primis il problema della sicurezza, togliendo gli atleti più piccoli dalla strada e da tutti i rischi collegati, facendoli allenare in una pista al chiuso e sotto una migliore osservazione degli allenatori. Il velodromo poi garantirebbe spazi adatti – in un’unica, estesa, struttura attrezzata – in cui riunire gli oltre 4mila appassionati che praticano le diverse discipline di questo sport.
Falcomatà ha accompagnato da aprile di quest’anno una trentina di giovani atleti, una volta a settimana, fino Pescantina (la pista più vicina) con il furgone per allenarsi. Trecento chilometri per far pedalare i campioni del futuro. Ma le trasferte pesano e il grande rammarico è quello di non essere mai stati interpellati dalle istituzioni per un parere sul progetto: “Queste sono opere che vanno concordate e programmate con cura tutti insieme. Serve gente che voglia bene al ciclismo e che riconosca gli sforzi fatti da genitori e atleti in questi anni”.

Autore: Alexander Ginestous