Shanti Powa: un nuovo disco per il sognatore che è in noi

Il concetto che ciascun essere vivente debba avere un sogno fa parte di molte culture, e non poteva che essere raccolto da una band come gli Shanti Powa, che di sogni ne ha avuti e continua ad averne molti, anche se uno grande come una casa lo ha realizzato proprio col suo quarto disco, che ha visto la luce (per ora in formato digitale, ma il vinile è atteso caldamente) a fine primavera e porta giustamente il titolo di Dreamer.

“Il titolo dell’album – ci racconta Jonas Tutzer, sassofonista, una delle new entry del folto gruppo – viene da una delle canzoni scritte da Berti (a.k.a. Berise, il fondatore e cantante degli Shanti Powa, n.d.r), una canzone intitolata Never Let Go, in cui l’ascoltatore è invitato calorosamente a sognare, a farsi sognatore e non mollare, anche in relazione al periodo da cui l’umanità intera sta cercando di uscire”.
Un periodo che per gli Shanti Powa non è stato facile: alla fine del 2018 si erano infatti autoimposti uno stop per riorganizzare la formazione che aveva visto allontanarsi alcuni componenti, il 2019 era stato dunque l’anno del ritorno in pista e il 2020 avrebbe dovuto veder concretizzato il nuovo disco, slittato invece fino ad oggi per i problemi legati alla pandemia e all’impossibilità di trovarsi a suonare (soprattutto quando si è in tanti come loro) e a promuovere questo Dreamers. Diciamo che almeno ne è valsa l’attesa, visto che per questo disco gli Shanti Powa, che finora si erano sempre egregiamente autoprodotti, hanno avuto l’onore di avere in cabina di regia Gaudi, uno dei produttori più richiesti ed affermati del globo terracqueo per quanto riguarda la musica dub, molto vicina al reggae e al ragamuffin dei ragazzi. La storia dell’incontro ha il sapore delle più belle leggende rock.
“Avevo contattato Gaudi via email tempo prima – è Berise, il cantante a raccontare ora – e poi ci siamo trovati in cartellone insieme al Boomtown Festival, lui su uno dei palchi principali, noi su uno più piccolo. Thomas ed io lo abbiamo incontrato dopo il suo spettacolo psychotrance e abbiamo parlato un po’ invitandolo alla nostra esibizione. In realtà non ci aspettavamo che venisse, invece era lì in prima fila e dopo il concerto ci ha raggiunti nel backstage con una bottiglia di tequila annunciando di volerci produrre perché gli piaceva la nostra attitudine punky, non comune nel mondo del reggae.”
L’intesa tra il produttore e la band è stata subito notevole e il risultato che ora possiamo finalmente ascoltare ha del prodigioso, Gaudi è riuscito a colorare la ulteriormente la già variopinta miscela musicale della formazione bolzanina aggiungendo il suo enorme bagaglio di esperienza e le sei canzoni originali (presenti anche in versione dub) ne escono davvero a testa alta, da quella del singolo iniziale, Rainy Day, uscita anche su 45 giri, alla già citata Never Let Go alla cover della Uncertain Smile dei The The, la prima cover in assoluto per la band.
“Per la prima volta – parla ora il trombettista e backing vocalist Thomas Maniacco – abbiamo avuto l’occasione di lavorare con un produttore, per di più di talento sconfinato, ed è stata un po’ una sfida anche per noi lasciargli campo. Siccome poi è uno dei migliori dub-master in circolazione, fin dall’inizio si è deciso che di ogni brano ci sarebbe stata una dub-version. Quando uscirà il vinile una facciata sarà con le versioni originali ed una con quelle dub; a me piace pensare che è un po’ come ascoltare la stessa storia da due voci diverse e concepita con orecchie diverse. Come gli altri dischi anche questo lo abbiamo registrato nel nostro studio ad Aica di Fiè, un luogo. Siamo anche molto contenti di come la nuova formazione si è amalgamata: oltre a noi tre, c’è sempre il batterista Florian Gamper, che però ha deciso per un po’ di suonare a distanza, Lukas Pichler suona il basso e Fabian Pichler la chitarra, il nuovo DJ è Alessandro Tarabelli, mentre la sezione fiati si completa con Andreas Galante e Gabriele Marchettini, mentre al didgeridoo c’è sempre Sir Gulliver J. Klauser e dopo la registrazione del disco è tornato anche il chitarrista degli esordi (e dei primi tre dischi) Peter Burchia. Siccome poi nel nostro nuovo corso Berti è rimasto l’unica voce degli Shanti, nel disco ci sono ospiti diversi amici come Amelia Wattson, Tom Spirals, Raggabound, CW Jones e Danny Lawda.”

Autore: Paolo Crazy Carnevale