Molti cittadini, soprattutto in presenza di situazioni di necessità ed emergenza, vogliono dare una mano. Di fronte a una tragedia improvvisa e a casi di povertà evidente, partono gare di solidarietà capaci di mobilitare in breve tempo un gran numero di persone. Vale il vecchio detto: non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.
Premesso che nessuno ha il monopolio né conosce con certezza il segreto di ciò che è “buono”, tuttavia le persone attente e solidali si sforzano ogni giorno di riconoscere il “bene” e di operare scelte “buone”. Sanno naturalmente che si può sbagliare.
Per sbagliare meno possibile si possono usare alcune precauzioni che, da che mondo è mondo, si sono rivelate efficaci.
In primo luogo, chi compie azioni per essere visto, ammirato, per finire sul giornale o per essere ringraziato probabilmente non sta facendo il bene. Il più delle volte i veri bisogni delle persone sono invisibili e le mani che aiutano non si mettono in mostra (“State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro…” “Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti… per essere lodati dalla gente”. “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto”, Marco 6).
Un secondo criterio è quello di chi si chiede, prima di muoversi, chi è meglio che dia una risposta efficace a un determinato bisogno. Sono io, spinto dal mio entusiasmo o è, ad esempio, il Comune con i suoi servizi? Spesso certe azioni “solidali” offrono un alibi a chi avrebbe la responsabilità di risolvere le situazioni (e di rimuoverne le cause).
Infine è importante ricordare che fare il bene (nostro e delle altre persone) non è facile e non si improvvisa. Non basta un clic, non è sufficiente estrarre una banconota dal portafoglio o commuoversi davanti a immagini e storie di cui non si conosce nulla. Fare il bene richiede pazienza, attenzione, studio delle situazioni, un’informazione competente e adeguata. Fare il bene è uno stile di vita, non l’avventura di un istante.
Autore: Paolo Bill Valente