Bolzano, come tante altre città europee, a partire dal XVII sec. inizia a circondarsi di giardini per lo più privati. I frutti di tale trasformazione li iniziamo a notare dalle vedute della città di Mattheaus Merian (1645). In prossimità di ogni complesso edilizio si cominciano a tracciare giardini ritagliati su forme geometriche ben distinte. Prendono cioè a codificarsi quelli che verranno chiamati “giardini all’italiana”, teorizzati e realizzati da Leon Battista Alberti, Bramante, Raffaello e Giulio Romano. Le masse arboree e gli elementi decorativi creeranno forme geometriche elementari, ambientate in uno spazio articolato secondo una visione prospettico-geometrica di significato essenzialmente architettonico. All’orto coltivato per la pura sussistenza quotidiana si sostituisce ora in città un luogo dove poter godere di piante esotiche od ornamentali e coltivazioni di fiori, per la pura soddisfazione visiva. A Bolzano tali luoghi erano sempre esistiti, ma erano unicamente relegati all’interno dei chiostri dei conventi o all’interno dei cortili dei castelli, ma con il Seicento, diventano spazio usufruito anche dalla borghesia e dalla nobiltà cittadina.
Fra quelli più belli, famosi, nascosti e ornamentali in città, troviamo il giardino di palazzo Toggenburg in via Castel Roncolo. Il blocco principale dell’edificio di origine medievale, che si sviluppa principalmente verso piazza Madonna, cela dietro di se uno dei giardini più belli di Bolzano. Il palazzo è frutto di diverse trasformazioni e diversi passaggi di proprietà, a partire dal 1602. Nel 1824 l’ingegnere Antonio Argenta di Fonzaso darà quindi al giardino parte della configurazione attuale. In prossimità dei blocchi principali degli edifici egli porrà due grandi aiuole di netta forma geometrica, una quadrata e una rettangolare, suddivise entrambe da quattro elementi parcellizzati da incroci geometrici intersecanti. Grandi cespugli e aiuole ne fanno una sorta di labirinto con al centro un perno visivo arboreo. Nel 1856 il conte Ludwig von Sarenthein, che in quel giardino tenne la prima mostra dei fiori di Bolzano, vi apportò altre trasformazioni. Vi piantò: cedri oggi ultracentenari, ginko biloba, faggi, macchie di bambù e camelie. Al Settecento appartengono, immersi nel verde, i busti delle Quattro Stagioni, opere in arenaria di indiscussa qualità artistica. All’Ottocento risale invece la statua di Venere accompagnata da Paride. Durante la stagione primaverile, ma anche autunnale, il giardino si riempie di una varietà cromatica di colori e di profumi, in grado di lasciare tuttora meravigliati tutti i fugaci astanti.
In foto principale: Un scorcio del giardino di Palazzo Toggenburg
Autore: Flavio Schimenti