Strumentalizzare l’insicurezza delle persone è immorale

Nella società del post-verità i fatti contano poco o nulla. Le opinioni, le scelte, gli atteggiamenti vengono influenzati maggiormente dalle emozioni, dalla percezione soggettiva che non dai dati reali. Misura di ciò sono spesso i risultati elettorali che non premiano la concretezza dei progetti ma l’efficacia degli slogan.

L’esempio più tipico è il discorso sulla sicurezza. Un’indagine Istat di pochi anni fa spiega come oltre un terzo della popolazione in Italia si senta insicuro camminando per strada da solo quando è buio nella zona in cui vive. Su questa “insicurezza percepita” si fondano molte campagne elettorali. Strumentalizzare il senso di insicurezza delle persone porta al vincere facile. Ma ha una conseguenza grave: non risolve i loro problemi, anzi toglie loro la necessaria serenità nell’affrontarli. Si potrebbe dire che è proprio la strumentalizzazione del senso di insicurezza che aumenta, a volte crea il senso di insicurezza e alimenta la paura.
Ciò è immorale e non ha nulla a che fare con la politica, quella vera.
Non si vuole certo dire che ovunque, anche in Alto Adige, non ci siano motivi di preoccupazione e problemi cui porre rimedio. Spesso si tratta di situazioni molto evidenti e rumorose, ma assolutamente minoritarie.
Uno studio di Altroconsumo, pubblicato l’anno scorso, informa che secondo i dati del Ministero dell’Interno nel 2018 – rispetto al 2017 – i delitti sono diminuiti quasi del 9 per cento, gli omicidi del 14 per cento, le rapine dell’11 per cento e i furti di oltre l’8 per cento. “Nonostante ciò, confrontando i dati sul senso di insicurezza degli italiani oggi con un’inchiesta di 11 anni fa emerge che il senso di pericolo è in aumento.”
La vera sicurezza non è competenza esclusiva delle forze dell’ordine, ma è data dalla giustizia sociale, dall’eliminazione delle disuguaglianze e da una cultura civica che anteponga il bene comune all’individualismo esasperato (che rende soli, insicuri e facile preda dei populismi).

Autore: Paolo Bill Valente