A fine dello scorso anno, ci siamo lasciati con un articolo sulla guida autonoma, tema che ha toccato direttamente la nostra provincia con la sperimentazione di un bus a guida autonoma assistita nella città di Merano. Abbiamo raccontato che, da un punto di vista tecnologico, un bus di questo tipo è più sicuro di un bus a guida umana. Da un lato infatti il bus è munito di una serie di sensori e tecnologia di ultima generazione per evitare collisioni, dall’altro richiede la presenza di un operatore umano a bordo che può intervenire in qualunque momento prendendo il controllo del mezzo. Questo è un buon esempio di interazione uomo-macchina. Nell’interazione uomo macchina, però, emergono altri aspetti molto più sottili e legati alla sfera psicologica, come quello molto attuale della “sicurezza percepita”. A chi di voi è capitato di trovarsi davanti a questo bus? Quale è stata la vostra percezione? Di sicurezza o, piuttosto, di diffidenza per un sistema alieno alla nostra quotidianità? Vari studi hanno evidenziato non solo questo fatto, ma anche che, in generale, le persone tendono ad essere molto più “tolleranti” agli errori umani che agli errori delle macchine. Questo diverso livello di empatia si applica anche agli incidenti che, inevitabilmente, possono verificarsi (e si sono verificati) nel caso della guida autonoma. Il tema è però ancora più ampio, e si ricollega alla necessità dei sistemi automatici di qualunque tipo di mostrare comportamenti “etici” compatibili con le aspettative delle persone. Per cercare di affrontare questo tema spinoso nel contesto della guida autonoma, alcuni ricercatori hanno creato un esperimento che ricorda molto l’evento drammatico di “Io, Robot”. In particolare, hanno realizzato un sito web in cui vengono simulate delle situazioni di incidenti pericolosi in cui l’automobile a guida autonoma si trova a “decidere” chi andare a sacrificare tra le persone coinvolte in base alle caratteristiche di queste persone (sesso, età, occupazione, ecc.). Ad esempio: chi sacrificare tra una persona anziana e un bambino? Tra un disoccupato single e un padre di famiglia? Tra i pedoni e chi è in macchina? Le tante risposte raccolte a questo esperimento da brividi mostrano non solo risposte assolutamente inattese, ma anche grandi differenze nelle risposte in base alla provenienza di chi risponde, provenienza che indirettamente racconta anche fattori culturali e di tradizione. Potete provare il sistema e sbalordirvi guardando le risposte in base al paese di provenienza su moralmachine.mit.edu. A dimostrazione che la ricerca sull’intelligenza artificiale, i robot, e le macchine in genere, è in fondo una ricerca su noi stessi e la nostra natura.
Autore: Marco Montali