Il presentatore nel mondo

Qui Intervista a Pietro Polidori, un presentatore internazionale con oltre 20 anni di esperienza in eventi e produzioni tv in oltre 20 Paesi e in cinque lingue. Partito dall’Alto Adige, oggi lavora con brand globali e istituzioni come Mercedes-Benz, Financial Times, Samsung e Fifa; ha condiviso il palco con personalità come Andrea Bocelli, Arnold Schwarzenegger e Mike Tyson ed è stato conduttore, in lingua inglese, di un format  tv internazionale dedicato ai giovani talenti della musica classica.

La cosa che mi piace di me.

Non mi arrendo mai.

Il mio principale difetto.

Ho poca pazienza e faccio molta fatica ad aspettare.

La volta in cui sono stato più felice.

Alla nascita delle mie figlie. E anche qualche anno fa: correvo in un prato vicino a Zurigo mentre ascoltavo una canzone che allora amavo molto. La sera avrei intervistato Mike Tyson. 

Le persone che ammiro di più.

Oskar Schindler, Arnold Schwarzenegger, John Cena.

Un libro su un’isola deserta.

“Sopravvivere su un’isola deserta”.

Il paese dove vorrei vivere.

Nelle stagioni calde in Alto Adige. In quelle fredde vivrei in un paese caldo, come la Florida.

Il mio piatto preferito.

Lasagne, pizza, carbonara, ramen, pho vietnamita, curry indiano…

Non sopporto…

La falsità, la chiusura mentale, l’ingratitudine.

Per un giorno vorrei essere…

Con la mia mamma, che non c’è più.

Mi sono sentito orgoglioso…

Quando Arnold Schwarzenegger mi ha fatto i complimenti per un’intervista, invitandomi poi a cenare a base di Currywurst con lui e il suo staff.

Il mio motto.

La vita inizia dove finisce la tua zona di comfort.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Fare il Krampus, ma mai dire mai…

Il giocattolo che ho amato di più.

He-Man e i “Masters of the Universe”, e il Super Nintendo.

I miei pittori preferiti.

Keith Haring, Andy Warhol, Roy Lichtenstein. Ma non mi intendo minimamente di arte.

Il dono di natura che vorrei.

Avere meno capelli grigi.

La qualità che apprezzo in una donna.

Saper ridere in foto e scherzare, senza fare la diva.

…e in un uomo

La lealtà.

Dove mi vedo tra dieci anni.

Un po’ più maturo, un po’ più ricco, un po’ più grigio, ma ancora a fare questo lavoro con successo.

L’ultima volta che ho perso la calma.

La perdo ogni volta che le mie figlie, invece di andare a dormire, decidono di fare casino.

Autore: Luca Masiello

Un’artista a tutto tondo

Qui Intervista a Martina Tontaro, meranese, tornata in Alto Adige dopo gli studi a Bologna in Discipline della Musica e del Teatro. Studia canto alla Scuola di Musica Vivaldi, recitazione alla Schauspiel Akademie Südtirol e danza creativa ad Arabesque; fa parte del collettivo Performing Artists Bersaglio e lavora come fotomodella. Ha già interpretato ruoli in film, videoclip e spot locali, spesso muti o drammatici, nonostante nella vita di tutti i giorni sia l’opposto: una comica naturale.

La cosa di me che mi piace.

Far ridere la gente.

Il mio principale difetto.

La testardaggine. 

Il mio momento felice.

Tornare a casa dopo una lunga giornata, trovare la cena pronta, una buona bottiglia di vino rosso aperta e la persona che amo. 

La mia occupazione preferita.

Ballare.

Il mio piatto preferito.

La lasagna della mamma, rigorosamente senza lattosio che altrimenti…

Non sopporto

Le cose non dette, le bugie.

Nel mio frigorifero non manca…

Il vuoto. Vivendo in due case diverse è vuoto la maggior parte del tempo.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Ho superato una grande prova e mi sono sentita indipendente. 

Tre aggettivi per definirmi.

Spontanea, buffa, iperattiva.

La prima cosa che faccio al mattino.

Metto su l’acqua del tè o preparo il caffè.

Il mio film preferito.

“Harry ti presento Sally”, perché sono un’eterna romantica.

I miei attori preferiti.

Emma Stone, Pierfrancesco Favino.

Il superpotere che vorrei avere.

L’ubiquità, ovviamente.

Il mio ultimo acquisto.

Un vestito bordeaux di velluto per il saggio di Natale della scuola di musica Vivaldi.

L’errore che non rifarei.

Dare tempo e spazio a chi non me ne ha dato.

L’ultima volta che ho pianto.

Questo pomeriggio.

Il mio motto.

“Per crescere bisogna tornare indietro”, riflessione personale.

L’oggetto a cui sono più legata.

Credo le mie piante, hanno tutte un nome e le annaffio secondo i cicli lunari. Mi fermo qui, la storia è lunga. 

Del mio aspetto non mi piace…

Il mio profilo destro.

Il mio primo ricordo.

Io che ballo sulle note di Pat Metheny con ancora addosso il pannolone.

Autore: Marco Valente

I videogames per studio

Lorenzo Tondo sta terminando i suoi studi in Game Development nei Paesi Bassi; sviluppa “giochi applicati”, videogiochi che hanno uno scopo che va oltre il solo intrattenimento. Ha fondato Novak Studios, un team di sviluppo che utilizza il gioco come vettore di innovazione, per mostrare anche in Italia che i videogiochi possono essere uno strumento serio e concreto, non una semplice “perdita di tempo”.

La cosa che mi piace di me.

Cercare sempre feedback su ciò che faccio e non accontentarmi del primo risultato.

Da bambino sognavo di diventare…

Sono sempre stato appassionato di giochi e videogiochi, quindi direi proprio lo sviluppatore di giochi!

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Sempre restando a tema, far vedere ai miei genitori che i videogiochi non fanno male, anzi.

Il luogo dove vorrei vivere.

Ho visitato Stoccolma qualche anno fa ed è diventata la mia città preferita, quindi direi lì.

Il mio piatto preferito.

Qua in Olanda dove vivo è popolare il “Kapsalon”, una specie di misto di insalata, carne e patate.

Non sopporto…

Chi vede un singolo punto di vista. Ci sono così tante buone idee al mondo, basta solo guardare un po’ oltre i confini.

Per un giorno vorrei essere…

In un paese dove faccia un po’ più caldo e non piova tutti i giorni.

Se fossi un animale sarei.

Un gatto. Il misto perfetto tra avventurarsi in giro sugli alberi e dormire tutto il giorno.

Sono stato orgoglioso di me…

Quando uno dei giochi che ho sviluppato ha vinto il premio di “Progetto dell’Anno” alla mia università.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Quando Unity (uno dei software che uso) mi ha “corrotto” i dati di un progetto.

Tre aggettivi per definirmi…

Creativo, testardo e amante dei rischi

Il mio film preferito.

Hamilton: An American Musical.

Il superpotere che vorrei avere.

Aggiungere una venticinquesima ora alle giornate sarebbe fantastico.

Il mio sogno ricorrente.

Continuare il lavoro che faccio ora anche dopo aver finito gli studi.

Il mio ultimo acquisto.

Un gioco, “Mini Metro”, lo consiglio.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

Qui in Olanda chiunque, senza eccezione, parla bene l’inglese. Questo rende molto più facile la vita.

Autore: Marco Valente

Volontariato e gentilezza

Daniel Brusco, 44 anni, laivesotto, è fundraiser di Volontarius Odv; per 15 anni ha coordinato la rete di volontari dell’associazione. Ha due figli ed è attivo nello scoutismo, di cui condivide e promuove i valori nella vita di tutti i giorni. Ama partire in camper e porta calma e gentilezza nei contesti in cui lavora.

La cosa che mi piace di me.

Cerco di vedere sempre il lato positivo.

Il mio principale difetto.

Sono un procrastinatore.

Da bambino sognavo…

Di diventare un pilota di elicotteri.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Un lungo viaggio a piedi con tutto il necessario nello zaino.

Il luogo dove vorrei vivere.

In una casetta sperduta in montagna.

Il mio piatto preferito.

Parmigiana di melanzane, canederli al formaggio.

Non sopporto.

La saccenza, specialmente se è accompagnata da stupidità.

Nel mio frigo non mancano mai…

Le uova, base delle mie colazioni.

Se fossi un animale sarei…

Un orso. Non so se in letargo, ma sicuramente un orso.

Sono stato orgoglioso di me…

In genere lo sono quando mi riescono delle cose a cui non credevo nemmeno io.

Tre aggettivi per definirmi.

Curioso, paziente, dubbioso.

La prima cosa che faccio al mattino.

Rendermi conto di essere al mondo… ho il risveglio lento!

Il mio sogno ricorrente.

Mi trovo in equilibrio precario su un dirupo sopra Laives, in un posto che nella realtà non esiste.

Il mio ultimo acquisto.

Un libro.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

I boschi e le montagne che ci circondano.

Amo il mio lavoro perché…

Dà l’opportunità agli altri di fare qualcosa di bello.

L’errore che non rifarei…

Tirarla un po’ lunga con l’università.

La persona che ammiro di più.

Ammiro coloro che hanno semprela risposta giusta al momento giusto.

Il mio motto.

“Ma sì, in qualche modo faremo”. Ma è un motto che spesso mi mette in situazioni scomode…

L’oggetto a cui sono più legato.

Il mio fazzolettone scout.

Del mio aspetto non mi piace.

Ho fatto pace col mio aspetto, sto bene con me stesso.

Il mio primo ricordo.

Mia mamma mi dice che comincerò la scuola e io le rispondo che sono troppo piccolo.

Autore: Marco Valente

Me stessa senza obblighi

E’ nata a Cortina d’Ampezzo, ma vive in Alto Adige dall’età di 19 anni. Di mestiere fa la sindacalista: dall’1 aprile di quest’anno ricopre la carica di Segretaria Generale della FLAEI SGB-CISL di Bolzano e segue il settore elettrico. Ma la sua più grande passione è la musica: è qui che ritrova se stessa, è qui che trova la sua cura e la sua forza. Attualmente ha due progetti. Il primo è di cantautorato fondato da lei e Attilio Rovai, mentre il secondo è denominato Donn’è ed è costituito da una piccola orchestra formata quasi tutta da musiciste donne che porta in scena uno spettacolo incentrato sul mondo muliebre.

La cosa di me che mi piace di più.

La mia tenacia a non mollare mai.

Il miei principali difetti. 

La pigrizia e l’irascibilità.

Il mio momento più felice.

La nascita delle mie figlie.

Da bambina sognavo di diventare…

L’emulazione femminile dei Beatles (modesta).

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Studiare uno strumento musicale.

La mia occupazione preferita.

Cantare.

Il luogo dove vorrei vivere.

Un luogo dove il tempo scorre lentamente.

Il mio piatto preferito.

La pizza.

Non sopporto.

L’arroganza e la supponenza, accompagnate dall’ignoranza.

Per un giorno vorrei essere…

Me stessa senza obblighi.

Nel mio frigorifero non mancano mai…

Uova e birra.

Se fossi un animale sarei…

Un gatto.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Lo sono stata ogni volta che tutto sembrava perduto e sono riuscita a rialzarmi con grande forza.

Il mio film preferito.

C’è ancora domani.

Il mio attore preferito.

Johnny Depp, è davvero un trasformista.

Il mio sogno ricorrente.

Volare.

Le cose che apprezzo di più del luogo in cui vivo.

Poter ammirare da ogni lato di questa città la meravigliosa natura circostante e il cielo blu accecante.

L’errore che non rifarei.

Non laurearmi.

Il mio motto.

è una frase di Alessandro Baricco, tratta da” Castelli di rabbia”: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde”.

Il mio primo ricordo.

Avrò avuto forse due anni: ricordo il sole che attraverso la finestra, mi scaldava la faccia nel tinello di casa.

 L’energia della volontaria

Giulia Salvi è un uragano di energia e passione. Bolzanina, ha studiato scienze e tecnologie alimentari a Padova e ha lavorato in aziende del settore come esperta di controllo qualità. È figlia unica, ma viene da una famiglia molto numerosa. Si diletta con la irish dance, è molto attiva nel mondo del volontariato e ha un gatto di nome Silvestro.

La cosa di me che mi piace di più.

Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno.

Il mio principale difetto.

So essere abbastanza testarda.

Il mio momento più felice.

L’adrenalina del giorno della laurea magistrale.

Da bambina sognavo di diventare…

Insegnante di sostegno.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Vorrei fare tutto il cammino di Santiago.

La mia occupazione preferita.

Lo scoutismo.

Il luogo dove vorrei vivere.

In riva al mare.

Il mio piatto preferito.

Qualsiasi cosa che contenga ragù di mia mamma .

Non sopporto…

L’ingiustizia.

Per un giorno vorresti essere…

Una persona dalla memoria fotografica.

Se fossi un animale sarei…

Il mio cuore dice un gatto, la miapassione per l’acqua dice un pesce.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Ho passato la certificazione C1 di tedesco (alla faccia di tutti i 2 della mia professoressa delle superiori).

Dove mi vedo fra dieci anni.

Qui, felice, con una famiglia numerosa.

Tre aggettivi per definirmi.

Chiacchierona, energica, appassionata.

La prima cosa che faccio al mattino.

Do da mangiare al gatto.

Amo il mio lavoro perché…

Mi obbliga a conoscere bene più lingue e anche nei momenti più difficili e stressanti continua adessere un lavoro che sono felicedi fare.

Il mio motto.

In questo momento “cosa fatta capo ha”.

Del mio aspetto non mi piace…

Un grande cliché: vorrei i capelli ricci (e gli occhi azzurri).

La mia maggiore paura.

Restare sola.

Il mio colore preferito

Rosso.

Autore: Marco Valente


Pilota spaziale

All’età di 8 anni nel 1967 si è esibito per la prima volta cantando in pubblico. Da quel momento non ha più smesso di cantare, collaborando con sua sorella Lucia e facendo parte dei cori Lurino, Vocalists Le Pleiadi e Note di Classe. 

La cosa di me che mi piace di più.

La passione per il canto corale.

Il mio principale difetto.

A volte me la prendo troppo anche per delle boiate. 

Il mio momento più felice.

Ricevere degli applausi dopo aver cantato.

Da bambino sognavo di diventare.

Pilota spaziale.

Il luogo dove vorrei vivere.

Un altro pianeta, madre terra purtroppo è messa maluccio, colpa nostra.

Il mio piatto preferito.

Melanzane alla parmigiana. 

Non sopporto…

L’arroganza.

Nel mio frigorifero non manca mai…

La verdura.

Se fossi un animale sarei…

Una giraffa.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Per il comportamento scorrettissimo di un automobilista.

Il mio attore preferito.

Denzel Washington.

Il mio ultimo acquisto.

Un bel divano.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.

I miei carissimi Amici.

Amo il mio lavoro perché…

Sono in pensione, uno splendido lavoro.

La persona che ammiro di più.

Una donna che da sola ha tirato su il proprio figlio.

L’ultima volta che ho pianto.

Guardando un film… succede!

Il mio motto.

Chi dorme non piglia pesci ma… almeno dorme.

la massima stravaganza della mia vita.

La crema contorno occhi, eh sì, tendo una certa…

L’oggetto a cui sono più legato.

La mia moto.

Del mio aspetto non mi piacciono…

I chilozzi in eccesso, ma ci sto lavorando.

La mia maggiore paura.

Una meteora.

Il mio primo ricordo.

Il cancello che riuscivo a scalare a 3 anni per scappare in strada a giocare in Via Vercelli a Bolzano.

Il disegno nell’anima

Valentina Stecchi è una disegnatrice, nell’anima e nel corpo. È una persona entusiasta e molto curiosa. Non esce mai di casa senza il suo blocchetto da disegno e una matita.

La cosa che mi piace di me.

Ascoltare una bella storia.

Il mio principale difetto.

Se mi indigno o mi entusiasmo per qualcosa sono molto chiassosa.

Il mio momento più felice.

Quando riesco a far ridere qualcuno.

Non sopporto… 

L’indifferenza.

Per un giorno vorrei essere…

Di nuovo bambina: per fare un sacco di monellate.

Se fossi un animale sarei…

Una lepre.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Mi sono detta “basta, mollo il lavoro e faccio solo la mia vera professione: la disegnatrice”.

Dove mi vedo fra dieci anni.

In questo mondo e con qualche ruga di saggezza in più.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Ieri davanti al Tg… probabilmente accadrà anche oggi.

La prima cosa che faccio al mattino.

Stiracchiarmi.

Il superpotere che vorrei avere.

Una bacchetta magica, perché contiene un sacco di altri superpoteri.

Il mio sogno ricorrente.

Perdere il treno.

La disgrazia più grande.

Perdere il treno… no scherzo, perdere la speranza.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

Le persone a cui voglio bene.

Amo il mio lavoro perché…

È quello che sognavo.

L’errore che non rifarei.

Tutti gli errori sono occasioni.

L’ultima volta che ho pianto.

Ieri per un libro e oggi dal ridere.

Il mio motto.

“E dove hai fatto Natale fai Pasquetta!”

La massima stravaganza della mia vita.

Inventarmi parole e modi di dire, tipo “e dove hai fatto Natale fai Pasquetta!”

Il mio colore preferito…

Direi il rosso, ma non vorrei che gli altri colori si offendessero.

Autore: Marco Valente

Il foulard scout di papà 

Padre adottivo e affidatario di due bambine stupende, Thomas Girotto è commercialista e presidente della Sezione Scout Cngei di Bolzano. Ama l’Alto Adige e si sente sia italiano che tedesco. Da sportivo gli piace la competizione, ma sa anche accettare le sconfitte. 

La cosa di me che mi piace di più.

L’entusiasmo che metto nel fare le cose.

Il mio principale difetto.

Fare ogni tanto il “Herr Allwissend”.

Il mio momento più felice.

Quando mi hanno messo in bracciomia figlia Anna.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Montarmi un bel televisore in camera da letto.

La mia occupazione preferita.

Occuparmi dei bambini (anche di quelli degli altri).

Il luogo dove vorrei vivere.

Dove il cellulare non prende.

Nel mio frigorifero non manca…

Il latte per la colazione.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

Ho preso il coraggio di presentarmi alla ragazza che ora è mia moglie.

Dove mi vedo fra dieci anni.

A consolare le pene d’amore di mia figlia adolescente.

La prima cosa che faccio al mattino.

Consultare l’agenda degli appuntamenti.

Il superpotere che vorrei avere.

Riuscire a dormire solo 4 ore a notte.

Il mio sogno ricorrente.

Io, che pur con grande affanno, riesco a volare.

Il mio ultimo acquisto.

Una nuova fresatrice per il mio piccolo laboratorio da falegname.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.

La vicinanza ai nonni.

Amo il mio lavoro perché…

Mi dà ogni giorno modo di conoscere gente interessante.

L’errore che non rifarei.

Praticare uno sport (il calcio), per il quale non sono assolutamenteportato.

Il mio motto.

Improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo.

La massima stravaganza della mia vita.

Lo smalto sulle unghie dei piedi – cosa non si fa per i figli…

L’oggetto a cui sono più legato.

Il mio foulard scout.

Del mio aspetto non mi piace…

La panzetta del 40enne (e mia moglie continua a farmelo notare).

Il mio primo ricordo.

Io sul trattore verde a pedali all’asilo nido.

Autore: Marco Valente

Matematica e speranza

Qui Intervista a Tina Iuzzolino che insegna matematica all’Istituto “Cesare Battisti” di Bolzano, dove vive da molti anni. Unisce precisione e ironia, mente analitica e sorriso pronto, trasmettendo non solo competenze, ma anche curiosità e motivazione. Ama stare tra i giovani, offrendo loro non solo conoscenze, ma anche fiducia e speranza. Per lei insegnare è più di un lavoro: è una crescita reciproca e una continua scoperta del senso della conoscenza.

La cosa di me che mi piace di più.

La testa, perché ci vivo dentro.

Il mio principale difetto.

Quando qualcosa mi infastidisce profondamente… si vede. Anche se non dico nulla.

Il mio momento più felice.

Quando ogni sacrificio trova il suo senso.

Da bambina sognavo…

Di essere una di quelle persone che firma autografi.

La mia occupazione preferita.

Sistemare le mie idee e, se avanza tempo, anche quelle degli altri.

Il luogo dove vorrei vivere.

Lontano da lamentele, drammi e notifiche.

Non sopporto…

Chi distorce la verità e diffondefalsità.

Per un giorno vorrei essere…

Invisibile.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Un limone.

Se fossi un animale sarei…

Un delfino: socievole e in movimento.

Sono stata orgogliosa di me…

Quando ho detto “no” senza sensi di colpa.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Quando mi sono sentita presa in giro.

Tre aggettivi per definirmi.

Razionale, equilibrata, ironica.

I miei film preferiti.

Inception e Divergent. Il vero labirinto è la mente.

Il mio attore preferito.

Johnny Depp. È straordinario, affascinante, fuori dagli schemi.

Il superpotere che vorrei avere.

Leggere nel pensiero degli altri.

Il mio sogno ricorrente.

Esame scritto: al momento della consegna non trovo più i fogli.

Amo il mio lavoro perché…

Mi riempie. È come avere una finestra aperta su menti ogni giorno.

La persona che ammiro di più.

Quella che si sdraia, chiude gli occhi e dorme di fila tutta la notte.

L’oggetto a cui sono più legata.

Il mio orologio. Ho la necessità costante di sapere che ore sono.

Il mio motto.

“Le cose vanno fatte subito, prima che arrivi l’ansia”.

La massima stravaganza della mia vita.

Eh… questo non lo dico!

Autore: Marco Valente