Parte da Pochi, piccolo abitato frazione di Salorno, la prima parte di un viaggio nel mondo delle Filodrammatiche della Bassa Atesina: un excursus che vuole ritrarre l’impegno ed il divertimento che i volontari riescono a trasmettere con le loro recite sui palcoscenici della zona.
Durante la seconda metà degli anni novanta ai Pochi sono nati tanti bambini che da lì a pochi anni si sarebbero trovati tutti assieme alla catechesi e dunque nel magico mondo del teatro amatoriale. “Una combinazione di astri” la definisce Virginia Gallo, uno di quei fagottini, oggi presidente della FiloPochi.
“All’inizio eravamo il gruppo della catechesi, messo in piedi dalle catechiste Cinzia Dorigatti, Loredana Plank e Vittoria Caligiuri – racconta -. Oltre alla dottrina, da insegnare avevano anche la passione per fare intrattenimento in comunità, e noi, come bambini, di questo eravamo un po’ l’energia, la vita e le marionette – sorride – da poter utilizzare in piccoli spettacolini divertenti, per le nostre realtà locali”. I giovanissimi commedianti, si trovavano infatti a portare in scena piccoli sketch dialettali, tipo cabaret, chiaramente a titolo di volontariato ma riuscendo ad infondere “una super felicità di divertirci e far divertire”. Negli anni successivi è nato poi ufficialmente il gruppo e negli anni 2010/2011, lo stesso ha deciso di prendere in mano un copione serio e debuttare sul palcoscenico.
“En sac de confusion” era il titolo del copione “di quella prima commedia – rivela Virginia – la cui storia rappresentava molto bene il nostro gruppo alle prime armi, ma con tanta voglia di fare. Grazie ai contatti – prosegue divertita – abbiamo iniziato a girare i palchi in zona e non solo: malghe, caserme e tutti gli spazi che potevano offrire quattro sedie e un punto per recitare. ‘El malgar ma che om’, altra commedia che abbiamo interpretato, l’abbiamo recitata nel giardino di una malga; e il fatto che il gruppo degli over e quello degli under riesca a recitare sullo stesso palco è sempre molto apprezzato”. Insomma, nel tempo la FiloPochi s’è fatta conoscere recitando pure su alcuni palcoscenici trentini. E con il 2016 è stato fondato il comitato ufficiale della filodrammatica che, da quel momento, per autofinanziarsi ha inziato a partecipare alle feste di paese.
Presidente Virginia Gallo, al momento il sipario è ancora chiuso o state lavorando a qualcosa?
Al momento abbiamo un nuovo copione, che se tutto va bene porteremo in scena il prossimo autunno. Stiamo anche pensando al presepe vivente, che nelle ultime edizioni prima della pandemia ha raggiunto i cento figuranti e pare addirittura che siano venuti a vederlo fino ad un migliaio di persone.
Certo, recitare in dialetto trentino in Alto Adige è un fatto po’ particolare…
Salorno rispetto al resto dell’Alto Adige è solo un isolotto, perché la popolazione è divisa in ceppi linguistici. I palchi che possiamo avere in zona, rispetto al vicino Trentino sono più limitati, ma non per questo meno divertenti. Abbiamo recitato a Cortina d’Adige, ad Egna e a Laives, mantenendo poi i contatti con le compagnie in lingua italiana. Anche se un mio progetto, ancora però da prendere con le pinze, è cercare di coinvolgere le compagnie in lingua tedesca, con uno spettacolo.
Che tipo di pubblico attirate solitamente?
Sulla stessa linea d’onda del Trentino. Dove siamo andati noi, siamo sempre riusciti a riempire l’80 – 90 per cento dei posti a sedere. Chiaro: si parla di teatri da 100 – 150 persone.
Quanti siete?
Siamo partiti in venticinque fra attori, volontari dietro le quinte ed accompagnatori. I tesserati ufficiali sono una ventina, a maggioranza maschi. La nostra mission, da sempre, è “dare vita alla vita”: in pratica, oltre svago e spensieratezza. Vogliamo offrire attraverso il sorriso il gusto di vivere e quel senso di appartenenza che con l’esperienza, genera responsabilità per un bene comune.
Autore: Daniele Bebber