Passato e futuro: i sogni nel cassetto di Mike Frajria

Il musicista meranese Mike Frajria è uno che la musica ce l’ha nel DNA: la mamma era una brava fisarmonicista e il padre, pianista per diletto, avrebbe voluto diventare cantante d’opera. Va da sé che, quando Mike all’età di undici anni si è ritrovato, per una fortuita eredità, con una chitarra tra le mani, le cose non potevano che prendere una certa piega.

“Qualche anno dopo l’entrata in casa della chitarra – ricorda Mike –, è cresciuta poco a poco, sull’onda della moda dei ‘complessini beat’, la convinzione che con la musica mi sarei guadagnato da vivere.”
Nella seconda metà degli anni sessanta ci furono i Something Different, tra i gruppi del meranese più in voga allora, con tanto di cosiddette divise, poi, grazie a un soggiorno a Londra nell’estate del 1967 in cui ebbe la fortuna di vivere sulla propria pelle la magia della Swingin’ London, Frajria tornò in Alto Adige con un bagaglio musicale fantastico: fu forse il primo a suonare la musica di Jimi Hendrix dalle nostre parti. Studente a Milano un paio d’anni dopo, cominciò a frequentare gli ambienti musicali del capoluogo lombardo, incidendo anche un paio di quarantacinque giri. “Ben presto – prosegue a raccontare –, a Milano, attraversai Via Larga per passare dall’Università Statale alla Galleria del Corso e in Piazza Beccaria dove c’erano gli uffici di case discografiche e alcuni studi di registrazione. Da quel momento frequentai, più che la facoltà di lingue moderne, l’ambiente musicale di cui feci ben presto parte dando inizio alla mia travagliata carriera di musicista.”
Tra gli anni settanta, ottanta e novanta, Mike ha disseminato qua e là produzioni come autore, arrangiatore, produttore, interprete, da solo o con gruppi come Golden Pinguin Stars, Free Fantasy, Voll Svaghen (ricordate l’esilarante “Ghematonze”?), ha guidato per alcuni anni lo Studio Perpetuum Mobile, ed è stato coautore del musical su Ötzi intitolato “Frozen Fritz”. “I progetti ai quali sono affezionato sono molti. Se devo essere sincero non sono invece poi molte le cose che vorrei non aver fatto, ma che sono nate da compromessi che le necessità esistenziali spesso ti obbligano ad accettare in misura più o meno grande e dolorosa. Parlo soprattutto del Medio Evo, dei secoli bui della mia produzione musicale, asservito mio malgrado al pop-folcloristico d’Oltralpe. Beh, in pratica io non sono uno di quelli che sanno cosa vogliono, ma in quegli anni ho imparato che è già molto sapere cosa non voglio. Tornando alle mie produzioni più amate, si tratta sempre di progetti di una certa mole ed estensione: concept record, musical e soprattutto opere rock. Da quando, nel 1969, è uscito ‘Tommy’ degli Who, ho capito che quello era il mio format tanto che nel corso dei decenni ho continuato a sviluppare una marea di idee su svariate tematiche, alcune rimaste in fase di abbozzo con uno story-board, qualche testo, qualche arrangiamento o idea musicale, altre già più complete, altre invece già pronte per essere messe in scena. Ovviamente mi piacerebbe veder realizzato uno qualunque (o più) di questi lavori della cui validità sono convinto e che sono accomunati, anche i più vecchi, dall’attualità delle diverse tematiche.” Lavori fatti e finiti a cui manca solo la messa in scena sono “Crossover” sul superamento di problemi di appartenenza etnica e sul razzismo in genere, sullo sfondo della costruzione della Via Claudia Augusta avvenuta 2000 anni fa nella nostra regione, e “Silentium”. Ma in lavorazione ce ne sono anche una su Cristoforo Colombo e una ispirata dalla Primavera del Botticelli. Da una decina di anni, Frajria si è trasferito in Andalusia (Spagna) dove, oltre a suonare occasionalmente con musicisti locali, continua a pensare alle sue opere rock. “In corso per il momento non c’è nulla – conclude –, salvo la presa di contatto con il teatro di Almeria, il capoluogo della provincia in cui vivo, per ‘Silentium’ sulla cui realizzazione ho qualche idea che potrebbe funzionare… sempre che finisca questo periodaccio alla fine del quale, però, il denaro servirà a ben altro. Fino all’anno scorso suonavo in diverse formazioni rock-pop-blues, finché mi sono stufato di fare sempre gli stessi brani… diciamo che non ne potevo più di suonare fino allo sfinimento ‘Smoke On The Water’ e ‘Sweet Home Alabama’… Qui c’è molta gente che suona, ma quelli bravi con cui poter provare a montare, se non proprio brani propri, almeno arrangiamenti originali di cover, sono già super-impegnati. Io però continuo a cercare e magari, prima o poi, trovo la gente giusta e soprattutto disponibile. Sto suonando molto per conto mio e chissà che, quando si uscirà nuovamente, non riprenda a suonare da solo… brani conosciuti, visto il mercato locale, ma a modo mio. Ho il sospetto di essere sempre stato un lupo solitario, almeno musicalmente.”

In foto principale: A sinistra in alto Mike Frajria negli anni sessanta e a destra com’è oggi

Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo