Amalia Fleischer fu la prima avvocatessa ad esercitare la professione in Alto Adige. Nata a vienna il 7 agosto 1885, proveniva da una famiglia ebrea borghese. Suo padre Berthold era avvocato e lavorava nel settore bancario; sua madre Anna Michelup era originaria di Fiume.
Quando Amalia era ancora una bambina, a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, per motivi professionali suo padre si trasferì con la famiglia a Merano, entrando a far parte della comunità ebraica cittadina. Amalia mosse quindi nella nostra città i primi passi di quella che sarebbe diventata una solida istruzione universitaria. Nel 1917, come spesso accadeva in quegli anni e nonostante le emancipazioni che gli ebrei avevano ottenuto nell’impero asburgico nel 1871, equiparandoli ad ogni altro cittadino, Amalia si convertì al cattolicesimo.
Gli studi universitari.
Si iscrisse a Filosofia all’Università di Innsbruck, ma la sua vera passione era lo studio del diritto, dal quale però le donne erano escluse fino al 1919. Nel 1921 sempre ad Innsbruck, Amalia si iscrisse dunque alla Facoltà tanto sognata, quella di Giurisprudenza. Qualche tempo dopo però decise di trasferirsi all’Università “La Sapienza” di Roma, dove nel 1923 conseguì la laurea discutendo una tesi di diritto canonico. Durante il suo soggiorno a Roma lavorò all’Archivio segreto Vaticano come archivista e acquisì la cittadinanza italiana.
L’iscrizione all’Ordine.
Nel 1925 presentò all’Ordine degli Avvocati di Bolzano una domanda di ammissione come tirocinante legale presso uno studio legale del capoluogo altoatesino. Solo dopo che l’Ordine nazionale di Roma ebbe comunicato a Bolzano che, già nel 1919, era stata ammessa a Roma la prima avvocatessa, Teresa Labiola, e che dunque anche le leggi non prevedevano restrizioni nei confronti delle candidate donne, la domanda fu accolta.
Dopo aver iniziato il tirocinio, nell’agosto del 1925 si trasferì inizialmente in uno studio legale a Merano, la città in cui vivevano ancora i suoi genitori, per poi lavorare nel 1926 in uno studio legale a Roma, prima di tornare a Merano all’inizio del 1927.
La prima procuratrice.
Nel 1928 fu la prima donna in Alto Adige a ottenere l’abilitazione alla professione di procuratrice. Nel febbraio dell’anno successivo, poi, aderì all’Ordine professionale fascista dei procuratori e degli avvocati.
Dopo aver lavorato per sei anni in studi legali a Merano e Bolzano, nel 1935 ottenne l’iscrizione all’Albo degli avvocati di Bolzano. Nel frattempo era entrata a far parte anche del Partito Nazionale Fascista. Passando per Littoria e Gaeta, nel Lazio, nel 1938 giunse in Emilia-Romagna, a Faenza. Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane nell’autunno del 1938, si registrò regolarmente come cittadina ebrea residente a Faenza. Allo stesso modo, nel 1939 presentò domanda di cancellazione dalla lista dell’Ordine degli Avvocati.
Le lezioni nel convento.
Nella sua città d’adozione, Faenza, grazie a un’amica trovò lavoro nella scuola del convento di Santa Chiara. Lì, grazie alla sua conoscenza del tedesco, del francese e dell’inglese, impartiva segretamente lezioni private e veniva protetta dalla sua amica, che era la preside della scuola del convento, nonostante le nuove disposizioni ne vietassero l’insegnamento da parte di docenti di origine ebraica.
Arresto e deportazione.
Dopo l’8 settembre 1943, dopo la deportazione degli ebrei meranesi avvenuta il 16 settembre 1943, Amalia fu arrestata il 4 dicembre e trasferita dapprima nel carcere di Ravenna e successivamente a San Vittore, a Milano. Il 30 gennaio 1944 fu deportata dal binario 21 della stazione Centrale di Milano insieme ad altri 704 ebrei e condotta ad Auschwitz-Birkenau, dove giunse sette giorni dopo, il 6 febbraio 1944. Da quel momento in poi si perdono le tracce della cinquantottenne Amalia Fleischer. È noto che dei 704 deportati da Milano, durante la selezione ad Auschwitz-Birkenau, 447 furono mandati direttamente nelle camere a gas.
Il Museo delle Donne di Merano ha dedicato ad Amalia Fleischer (per le ricerche sulla quale, ringrazio Alessandra Spada) una vetrina che resterà visibile fino alla fine di ottobre.
Autrice: Rosanna Pruccoli