Da Saturno a Sant’Antonio, l’area sacra di Laives

Punto centrale di Laives, cuore della città, è indubbiamente la chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate. Questo ampio e luminoso spazio sembra essere stato collocato da sempre in un’area sacra, accanto agli antichi luoghi di culto posti sul Gampnerknott (“crozet”), sul Peterköfele e in cima al Montelargo. Nella zona solo in epoche recenti si sono poi aggiunti edifici pubblici di varia natura, dal municipio alle scuole.
Ma come ottennero quel nome la chiesa e lo stesso “quartiere” centrale? Intorno all’anno 1000 si diffuse in Europa il culto di questo santo e le sue reliquie furono portate in Francia a La-Motte-au-Bois. Non è dunque azzardato supporre che solo dopo quel momento il sito di Laives, denominato “St. Anton Abt”, avesse acquisito quel nome.
La testimonianza medievale del Vescovo di Trento che parla di “capella in honorem sancti Antoni confessoris antiquitis constructa” circoscrive ulteriormente l’intervallo di tempo da prendere in considerazione. “Antiquitis” non può che riferirsi a tempi remotissimi, che per un alto prelato tardo-medievale possono ragionevolmente considerarsi gli albori del proprio tempo ossia la parte terminale dell’Alto Medioevo.
Ciò appare convincente anche perché il Cristianesimo tardò a diffondersi nelle valli alpine anche a causa del dominio bavarese (fino al 788) su gran parte del territorio tirolese, Bolzano e Laives comprese. La scarsità di edifici di culto paleocristiani rinvenuti è abbastanza eloquente: dalle nostre parti è nota solamente la basilica di S. Pietro presso Castelvecchio/Caldaro, risalente al V secolo. È dunque solo in epoca carolingia o postcarolingia che si può ipotizzare l’introduzione del toponimo “St. Anton”.
Scrive lo studioso Imbrighi: “Tutti i toponimi preceduti dal titolo Sant- o Santo spesso hanno sostituito quelli di origine più antica.” In effetti, appare probabile che prima di quella “cappella” (un edificio molto piccolo per un abitato di qualche decina di case) il luogo fosse consacrato a una divinità pagana, posto che è difficile pensare che i (pochi) Romani e post-Romani insediati sul nostro territorio (specialmente in Galizia e Sottomonte) non praticassero alcun culto. E poiché l’agricoltura era il perno di quel mondo, si può senz’altro dedurre che un tempio (piccolo e di legno) dedicato a Saturno esistesse in quel posto da tempo immemorabile. Non si dimentichi che il culto di Saturno era diffusissimo nella Valle dell’Adige e lo stesso S. Vigilio subì il proprio martirio a colpi di “sgalmere”, degli zoccoli di legno, in Val Rendena per aver gettato nel fiume Sarca una statua proprio di questa divinità.

Autore: Reinhard Christanell