Ragnetto rosso: aracnide fitofago molto pericoloso con elevato potenziale infestante, visto che è in grado di riprodursi rapidamente. È piccolissimo (300/500 micrometri), col corpo colorato di rosso nello stadio adulto, di giallo o arancione nello stadio giovanile. Il suo apparato boccale è appuntito e consente di pungere le parti vegetali per succhiarne la linfa. Si manifesta principalmente sulle foglie, che si decolorano improvvisamente sul margine superiore assumendo una colorazione bronzea. Questo stadio porta al loro disseccamento e alla conseguente caduta. Sul margine inferiore si può assistere alla necrosi del tessuto vegetale o alla comparsa di macchioline biancastre pulverulente dovute ai residui e agli escrementi della larve. Dopo qualche giorno, sui margini fogliari e sui germogli, compaiono fitte e sottili ragnatele con minuscoli puntini rossi in movimento: uno sguardo attento è determinante per salvare le piante colpite. Le infestazioni sono favorite da climi caldi e asciutti, ventosi e con assenza di umidità. NB: Il ragnetto rosso non si deve confondere col ragnetto rosso del travertino, presente su muretti e pietraie, innocuo per uomo e piante!
Rimedi: 1) lavaggio completo della pianta con acqua molto fredda con l’aggiunta di 5 g di sapone di Marsiglia a scaglie in 500 ml; 2) acaricida biologico a base di estratto puro di cannella: 1 ml in 500 ml; 3) insetticida biologico Botanigard 22wp a base di spore di Beauveria bassiana; 4) coccinella Stethorus punctillum; 5) l’acaro predatore Phytoseiulus persimilis.
Aleurocanthus spiniferus: aleurodide tropicale, originario di Africa, Asia e Australia. In Italia le prime segnalazioni risalgono al 2008 nel Leccese. Da allora quest’insetto polifago ha raggiunto l’Emilia Romagna e a causa del riscaldamento globale si sposterà ancora più a Nord. Vista la sua pericolosità, è considerato parassita da quarantena e inserito nell’elenco A2 dell’EPPO, in tutto il territorio della comunità Europea. Questo vuol dire che se dovessimo scovarlo fra le nostre colture è necessario segnalarlo ai servizi fitosanitari provinciali/regionali. Gli adulti hanno l’aspetto di piccole mosche, ali lunghe e affusolate quasi trasparenti tra il grigio e il blu metallizzato. L’adulto è lungo tra 1,3 e 1,7 mm. Le uova sono reniformi, piccolissime (200 micrometri) e vengono deposte a spirale nella pagine inferiori delle foglie. I quattro stadi ninfali presentano colori cangianti, filamenti spinosi laterali, forma ovale e la superficie dorsale di colore nero lucido circondato da un anello di cera bianca. Colpisce soprattutto gli agrumi, ma sono stati segnalati casi anche su vite, guava, kako, pero e rose. I danni solo molti simili a quelli della cocciniglia.
Rimedi: 1) potatura dei rami colpiti e bruciatura degli stessi; 2) olio di Neem (Azadirachta indica): 3-5 g da diluire in 500 ml di acqua ed irrorare la sera – Carenza 3/6 giorni; 3) sapone potassico molle, 8-15 g x 500 ml di acqua aggiungendo al composto 5-15 g di farina fossile di terra diatomacea, in base al grado di infestazione; 4) olio bianco minerale durante il riposo vegetativo, che agisce per soffocamento solo sugli adulti: diluire 5-10 ml di olio minerale in 500 ml di acqua, agitare bene e vaporizzare tramite spruzzino – Carenza: minimo 20 giorni; 5) coccinella Delphastus catalinae; 6) insetti antagonisti: Encarsia smithi e Amitus hesperidum.
Autore: Donatello Vallotta