Friedrich Wasmann: un pittore amburghese a Merano 

Qualche anno prima che Merano diventasse città di cura e si dotasse di tutte le strutture necessarie per l’accoglienza, il giovane pittore amburghese Friedrich Wasmann decise di fermarsi nel piccolo borgo cinto da mura e affacciato sul torrente. Affascinato dal paesaggio incontaminato il suo primo soggiorno meranese, avvenuto tra il 1830 e il 1831, raggiunse i due anni di permanenza e poi l’artista decise di riprendere il suo viaggio per raggiungere Roma.

A Roma Wasmann frequentò pittori molto famosi come dove frequentò artisti famosi come Bertel Thorvaldsen, Joseph Anton Koch, Friedrich Overbeck che lo ispirarono e gli consentirono di progredire nella propria arte. L’alunnato presso il pittore amburghese Schur, la frequenza delle Accademie di Dresda e Monaco non erano ai suoi occhi sufficienti. I due anni romani furono per lui il punto di svolta stilistico. Anche sul piano personale Roma fu per Friedrich Wasmann un momento di crescita che culminò con la conversione al cattolicesimo. Rientrato a Merano nel 1839 dopo qualche mese si trasferì a Bolzano dove c’erano maggiori prospettive di lavoro e dove grazie alla società nobile e altoborghese lì residente Wasmann divenne in breve un ritrattista famoso, richiesto, e assediato dalle commissioni. Vi rimase fino all’estate 1843. A Bolzano ebbe modo di conoscere anche la giovane donna che sarebbe divenuta sua moglie: Emilie Krämer.  Nel 1846 decise di stabilirsi definitivamente a Merano con la moglie e la suocera. Anche nella città di cura i suoi ritratti erano assai richiesti e la clientela costituita da molti turisti erano una promessa di lavoro. Anche a Merano la clientela divenne assai numerosa e fatta di meranesi di ogni estrazione sociale e di turisti. I suoi ritratti sono talmente dettagliati da poter raccontare la storia della moda e della sua epoca. Particolare spazio e attenzione, infatti, egli la pose alle acconciature, ai gioielli, all’abbigliamento. A Merano però furono molto richiesti anche i suoi paesaggi, così innovativi per il suo tempo poiché colti a stretto contatto con la natura e considerati oggi tra i primissimi esempi di pittura tedesca “en plein air”. La sua vita artistica si intreccio con quella della città che andava rapidamente trasformandosi con l’abbattimento delle mura, la costruzione dei terrapieni per dar vita alle Passeggiate Lungopassirio, quindi lo spostamento dei mulini e dei mestieri che avevano bisogno di stare accanto al fiume. La città insomma che si allontanava sempre più da quella che lui aveva ritratto nel suo primo soggiorno. Ebbe così modo di vedere la costruzione del Kurhaus e della Wandelhalle che egli ritrasse creando per i posteri una importante testimonianza di vita cittadina. Wasmann visse appieno anche la sua vita personale e artistica tanto da scriverne una autobiografia che fu pubblicata da Bernt Grönvold. Morì a Merano il 10 maggio 1886, la sua lapide posizionata dietro il duomo lo ricorda, alcune delle sue opere sono esposte a Castel Tirolo e a Palais Mamming.  

Autrice: Rosanna Pruccoli