Carmen Sciullo: talento e determinazione

Il primo quarto di secolo del terzo millennio ha visto un proliferare nella nostra regione un numero incredibile di nuove voci femminili, in particolare cantautrici: qualcuna dotata di talento naturale e senza particolari studi in  materia di canto, qualcun’altra proveniente da un ambito più pop, magari con una strizzata d’occhio a quello che si ascolta in giro per il mondo negli ultimi anni, qualcuna ancora si è scoperta cantautrice dopo aver percorso per un po’ le vie del bel canto e delle cover raffinate. Carmen Sciullo, titolare di un breve CD di brani autografi intitolato Kill The Small-Town Girl, fa storia a sé, complice il fatto di essere una figlia d’arte (mamma Ulli faceva parte del trio-meteora October Anywhere che a cavallo tra il 1996 e il 1997 ha fatto parlare di sé anche al di fuori dei confini regionali), la ragazza è cresciuta ascoltando PJ Harvey e Nick Cave, artisti di solida fama, ma non certo in voga tra la gioventù d’oggidì.

“Ho cominciato la mia avventura nel mondo musicale – ci racconta Carmen – approcciandomi al pianoforte classico, dopo qualche scuola di musica mi sono iscritta al conservatorio. Tutto è accaduto abbastanza in fretta, a dodici anni ho cominciato a scrivere le prime canzoni, i testi e la musica mi venivano con spontaneità. Quando mi trovavo alle scuole superiori però, ho capito che il mondo della musica classica era bello, ma non era la mia via. Mi succede ancor oggi di suonare della musica classica, ma quello che voglio fare è scrivere canzoni e cantarle. Per questo motivo fino a pochi mesi fa sono stata a Berlino per frequentare un corso di canto moderno, in cui ho conseguito il diploma.”

Carmen Sciullo si muove con sicurezza nel mondo delle sette note, oltre a scrivere tutto da sola, arrangia ogni brano, lo suona tutto da sola, usando il pianoforte anche in vece di batteria e basso, dando vita così ad un suono che le appartiene per intero. 

“È stato un learning by doing – ci spiega – che è come dire che quando ho cominciato a lavorare al CD non avevo alcuna idea di come si facesse. Ho imparato provando, sia a registrarmi, sia a mettere insieme i suoni. Solo in due brani ci sono interventi esterni, ovvero i synth di Manny Pardeller in uno e Johannes Sattler e Pedro Heger, coi quali suonavo quando stavo a Berlino, in un altro. Per il mastering mi sono poi affidata all’esperienza di Andrea Cozzo.”

Così come lo scrivere le musiche, anche il metterci dei testi è per la cantautrice una specie di processo immediato: “Ci sono delle cose che mi frullano in testa, che spingono per uscire, così devo buttarle fuori scrivendo. C’è chi parla con un amico, chi va da un terapeuta, chi si mette a fare sport. La mia valvola è la musica. Altre volte però succede diversamente, mi siedo al pianoforte e la canzone esce, così con naturalezza. Non è semplice da spiegare. Quanto a ispirazione, direi che piuttosto che musicisti a cui mi rifaccio direttamente, ci sono dei musicisti che mi piacciono, come PJ Harvey, che ascoltavo da piccola con mia mamma, o la cantante giapponese Mizki.”

Oltre al disco, che è stato seguito la scorsa primavera dall’eccellente singolo Motherland, Carmen Sciullo porta avanti una carriera concertistica con continuità, non passa settimana che non abbia un ingaggio, si esibisce sia da sola che in duo, ma anche con un gruppo più composito con cui sta già lavorando per dare un seguito al disco, ma senza stressarsi troppo. Fino a pochi mesi fa si presentava dal vivo anche a Berlino, ma lei ha deciso che ora il suo futuro sarà qui ed intende fare di tutto perché quella di cantautrice possa diventare una professione a tutto tondo. Per farsi accompagnare dal vivo, Carmen può contare su una formazione che include il bassista bergamasco Simone Brolis (conosciuto a Berlino e con cui ha suonato con continuità nel periodo in cui era lì residente), il batterista Mattia Mochen e il chitarrista bolzanino David Altieri.

“David – conclude la Sciullo – ha il dono di sapersi dosare. I chitarristi tendono ad essere protagonisti, ma nella mia musica i protagonisti siamo io e il pianoforte. La chitarra, nella mia band ha un ruolo più effettistico, e lui è molto bravo a ricoprirlo”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale