L’aceto di legno, noto anche come acido o liquore pirolegnoso, è un liquido scuro dall’odore affumicato, ottenuto durante la pirolisi del legno in un processo di decomposizione termica anaerobica, a diversi gradienti di temperatura. Questo distillato, costituito principalmente da linfa, acido acetico, metanolo, acetone e altri composti organici volatili, ha una lunga storia alle spalle, con origini all’Asia orientale. Le prime testimonianze dell’aceto di legno risalgono al periodo Edo in Giappone (1603-1868), quando veniva prodotto nei forni tradizionali a carbone. Inizialmente, si utilizzava per le sue proprietà antisettiche e come conservante naturale. In Cina e Corea, era impiegato pure nella medicina tradizionale per le sue capacità disinfettanti e repellenti. Nel XIX secolo, attirò l’attenzione dell’Europa come possibile fonte di acido acetico naturale, ancor prima di quello sintetico industriale (cracking). In agricoltura, l’aceto di legno oggi viene impiegato come bioattivatore del suolo, antiparassitario naturale e stimolante della crescita radicale. Diluito in acqua, può essere nebulizzato sulle colture per tenere lontani insetti (finanche i volatili, specie nei primi giorni e in assenza di piogge) e funghi patogeni, migliorando allo stesso tempo la resistenza delle piante allo stress meteo/climatico. Particolarmente diffuso in agricoltura biologica è apprezzato per il basso impatto ambientale e ha la capacità di ridurre l’uso di fitofarmaci chimici. Si può miscelare insieme alla zeolite e al caolino. Questo aceto è legato al biochar, residuo carbonioso solido, anch’esso prodotto durante la pirolisi. Mentre l’aceto viene condensato dai vapori volatili, il biochar rimane materia compatta, porosa e ricca di carbonio. Anche il biochar ha radici antiche: gli indigeni dell’Amazzonia precolombiana lo utilizzavano per migliorare la fertilità del suolo nella cosiddetta “terra preta”, una tecnica riscoperta, e oggi oggetto di studi agricoli e di conservazione del patrimonio boschivo tropicale. Il biochar arricchisce il terreno, aumenta la ritenzione idrica, stimola l’attività microbiologica e sequestra carbonio atmosferico. L’abbinamento biochar/aceto di legno è oggetto di crescenti sperimentazioni, poiché i due elementi, pur essendo prodotti dallo stesso processo, agiscono in sinergia nel miglioramento del suolo e della salute delle colture. In un contesto globale dove la politica non esibisce che cubature cementizie spropositate, consumo di suolo, abbattimenti di foreste e ampie isole urbane di calore senz’ombra, dannose alla salute in nome e per conto di un’economia finita, la riscoperta di tecniche e di elementi antichi, potenziati da conoscenze scientifiche moderne, offrono una speranza, una contrapposizione al modello di omologazione e conformismo sociale sempre meno attento ai dettagli e sempre più distante dai benefici del verde e della natura.
Autore: Donatello Vallotta