Le colonie romane nella Bassa Atesina

Nel 212 d.C., con una lungimiranza rara ai nostri giorni, l’imperatore Caracalla (il cui nome completo era Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto) promulgò la Constitutio Antoniniana, un editto rivoluzionario che estese la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’Impero, ad eccezione dei cosiddetti peregrini dediticii (stranieri sottomessi senza patti). Fu un evento epocale: si stima che tra i 20 e i 30 milioni di individui su una popolazione totale di circa 60 milioni ottennero i diritti (e i doveri) del civis romanus, primo tra tutti il pagamento delle tasse.

L’editto coinvolse tutti i territori provinciali, dalla Spagna alla Siria, dall’Irlanda alla Mesopotamia, ma ebbe un impatto meno marcato in aree già romanizzate da tempo, come per esempio la Val d’Adige, un tempo dominio ribelle dei Reti. 

Secondo quanto riferisce il geografo contemporaneo Strabone, già nel I secolo d.C., a seguito della conquista del 15 a.C. da parte dei generali Tiberio e Druso, il territorio era stato per così dire pacificato (“Tiberio e Druso condussero via la più gran parte della gioventù e la più robusta”), le vie regolamentate e gli odiati predoni, che non perdevano occasione per assaltare e derubare i  viandanti sempre più numerosi diretti verso le province d’Oltralpe, definitivamente allontanati. In questa cornice si inserisce la deduzione della colonia romana anche nella Val d’Adige, che comportava l’insediamento di cittadini romani con il conferimento della cittadinanza e di terre.

Questo sistema, utilizzato fin dall’epoca repubblicana, prevedeva inizialmente l’attribuzione collettiva dei fondi, di solito due iugeri a testa. Successivamente si passò alla assegnazione viritana, che distribuiva ager publicus a singoli cittadini, spesso veterani, senza fondare una nuova colonia ma con pari effetto romanizzante. La terra non distribuita rimaneva proprietà dell’imperatore.

Le colonie di diritto romano comprendevano almeno 300 coloni e occupavano terre confiscate alle popolazioni sconfitte. I coloni erano obbligati al servizio militare e mantenevano la cittadinanza romana. Tali insediamenti avevano anche lo scopo di controllare i confini (nasce con i Romani la vocazione di “sentinella” territoriale del Trentino-Alto Adige) con il tempo acquisivano lo status di municipium.

Nel nostro caso, la fondazione del Municipium Tridentinum (corrispondente non solo alla città di Trento ma alla successiva diocesi di Trento) testimonia questa dinamica. È ormai ampiamente accettato che la Bassa Atesina, almeno fino a Bolzano e probabilmente fino alla Val Venosta, fosse parte integrante di questo municipio, e quindi oggetto di intensi insediamenti romani. 

Quali sono le prove di ciò? Innanzitutto, la straordinaria quantità di toponimi prediali in -anum (dal nome del possessore latino), che compaiono dal Roveretano alla Val di Fiemme e in Val d’Adige. Tra i più noti: Andriano, Foiana, Albiano, Barbiano, Cornaiano, Appiano, Grissiano, Sirmiano, Torlano, Vezzano e il discusso Lavesanum, che alcuni autori identificano con l’odierna Laives – forse da un originario Lavises, trasformato poi in in una delle numerose varianti gotico-longobarde-bavare che sfociarono nel moderno Leifers.

Sappiamo, inoltre, grazie a un’iscrizione di Caio Valerio Mariano, che la colonia atesina fu denominata Papiria, dal nome della gens Papiria, una nobile famiglia romana a cui era stata affidata l’assegnazione delle terre (ager Papirius).

Curiosamente, nella zona tra la piana Rotaliana e Bolzano non si registrano prediali – ad eccezione dell’area attorno a Egna-Ora (con Casignano, Mazzano e Pinzano) – probabilmente perché all’epoca la Val d’Adige era in gran parte paludosa e inadatta alla colonizzazione agricola.

Infine, la funzione principale di questi insediamenti atesini era garantire il controllo della via Claudia Augusta, arteria militare e commerciale essenziale tra l’Italia e le province germaniche. Lungo questa via si insediarono coloni, agricoltori, artigiani, veterani e famiglie romane, contribuendo alla completa romanizzazione della regione.

Autore: Reinhard Christanell