Il distacco di Laives da Bolzano durò molto più tempo di quanto riportato dai documenti storici ufficiali. In un certo senso, si potrebbe addirittura affermare che questo “divorzio” non sia mai avvenuto e che le due parti in causa abbiano continuato fino ad oggi a convivere in quasi perfetta simbiosi.
È entrata nella leggenda la famosa riunione presso l’albergo Casagrande del 17 maggio 1819, alla quale parteciparono 28 uomini e una donna, praticamente tutti i capifamiglia del piccolo sobborgo. La rivoluzione francese era finita come si sa e da pochi anni era stato sconfitto anche Napoleone, che Laives l’aveva addirittura cancellata. Nel 1814 il Tirolo era tornato agli Asburgo e Laives risorse dalle ceneri ovvero si liberò per sempre dall’abbraccio involontario di Bronzolo. La repressione di Metternich era feroce, tuttavia Francesco I, da buon nipote di Maria Teresa, che in fatto di riforme non era stata seconda a nessuno, diede il via a piccole riorganizzazioni di stampo liberale che dovevano modernizzare la società e l’amministrazione. Approfittando di una legge provvisoria che lo consentiva, i capifamiglia di Laives trovarono il coraggio di costituirsi comune autonomo, senza tuttavia rescindere in alcun modo i legami secolari con il capoluogo, che anzi volevano consolidare, soprattutto in materia di assistenza e sanità. D’altronde, la musica non è mai cambiata: i Laivesotti nascono e, spesso, muoiono ora come allora a Bolzano.
Le competenze comunali in epoca asburgica erano ridottissime. In sostanza, si trattava di riscuotere le imposte a favore del governo e poco più. Poi, il 17 marzo 1849, tre “Gemeinsviertel”, ossia quartieri di Bolzano, ottennero nuovamente lo status di comuni “autonomi”. Si trattava di Gries, Dodiciville e Laives. Quel giorno fu introdotto (ma applicato solo in anni successivi) il nuovo regolamento comunale generale asburgico, che conferiva un po’ di autonomia in cambio di un controllo ancora maggiore da parte dell’amministrazione centrale.
Cos’era successo a Vienna e in Europa? Per quale motivo i regnanti asburgici, sotto la guida del diciottenne Francesco Giuseppe, appena succeduto allo zio Ferdinando, accettarono una parziale riforma della pubblica amministrazione?
Semplice: era successo il Quarantotto. Termine che ancora oggi indica una grande confusione. Mezza Europa fu sconvolta dalla ribellione popolare, che chiedeva sì pane ma anche riforme sociali, una costituzione di stampo liberale, libertà di parola e di stampa, autonomia degli enti locali, abolizione della servitù della gleba. In Ungheria, si chiedeva l’indipendenza, come del resto anche in Lombardia e in Veneto (entrambe austriache), ma in un primo momento le rivolte furono represse nel sangue.
In Tirolo, conservatore e ultracattolico, i moti rivoluzionari furono meno intensi, ma anche qui i contadini, ridotti in miseria, chiedevano l’abolizione della servitù della gleba e una maggiore autonomia dei comuni dal punto di vista amministrativo e soprattutto finanziario. I risultati furono deludenti e ci vollero altri vent’anni per avere finalmente una monarchia costituzionale.
A livello comunale, si introdusse una forma rudimentale di elezione del “primo cittadino” (Anwalt o avvocato – ancora oggi ombolt in ladino) e dei rappresentanti comunali, che prima venivano nominati. A Laives, dove già dal 1819 si godeva di una tiepida indipendenza da Bolzano, dopo il 1848 “salì al trono” Franz Gerber, erede di Georg del maso Tschuegg, che raccolse l’eredità di Lorenzo Curzel e Anton Franzelin, oste del Casagrande. Rimase in carica, con qualche interruzione, fino al 1857, quando apparve sulla scena Josef Ebner.
I Curzel ripresero il potere nel 1879 con Cesare Kurzel, che si alternò con Josef Ebner fino al primo decennio del ‘900. Josef Ebner rimase in carica anche dopo il passaggio traumatico all’Italia, fino al 1925, quando fu sostituito da Alfred Gerber, a sua volta erede della stirpe Gerber, che fu poi anche il primo sindaco democraticamente eletto dopo la caduta del fascismo.
Torniamo al 1849. Laives intratteneva ottimi rapporti di vicinato con Bolzano anche dopo il parziale distacco del 1819. I nobili bolzanini, come i von Menz, i von Knoll, i Klebenstein e molti altri, possedevano gran parte dei masi e dei terreni coltivabili di Laives. Il problema maggiore riguardava l’utilizzo dei pascoli situati tra Laives e Bolzano. Si trovò una soluzione che rispecchia più o meno la situazione odierna: una linea di confine che attraversava orizzontalmente l’Agruzzo protetta da una recinzione che impedisse alle bestie bolzanine di brucare sui 100 ettari di pascolo di spettanza laivesotta.
Autore: Reinhard Christanell