Stani Smiraglia è di nuovo Stani Labonia!

Per i bolzanini che seguivano il mondo musicale locale di fine anni Sessanta, il nome di Stanislao Smiraglia è sicuramente associato alle band studentesche come i Brahms – in cui militava anche il compianto Alessio Oss Omer – e al suo ruolo di bassista (suonava un Hofner come quello di Paul McCartney) nella storica Doctor Brown’s Fuzz Band. Quando la famiglia di Smiraglia decise di fare ritorno nell’originaria Napoli, per Stani fu un po’ un trauma.

“Venivo da Bolzano – ci racconta –, che per me e i miei coetanei era la porta verso l’Europa, a Bolzano si trovavano i dischi, c’era una scena stimolante, c’era da suonare. A Napoli ci ho messo un po’ per trovare il mio posto, la gente mi guardava strano per via del fatto che avevo i capelli lunghi, e lì non si trovavano i dischi dei Pink Floyd e degli altri gruppi che mi piacevano”.

Col tempo però, Stani avrebbe scoperto che c’era anche una Napoli diversa, più affine al suo mondo: dapprima conobbe Alan Sorrenti e sua sorella Jenny, poi fece amicizia con Tony Cercola, Pino Daniele, Enzo Avitabile, quindi frequentò gli Osanna, Il Balletto di bronzo e persino il futuro maestro Peppe Vessicchio! Nel 1978 col nome d’arte di Stani Labonia pubblicò il suo primo LP, Amarsi, nato proprio all’ombra di quella rigogliosa scena musicale.

“Per la verità la musica credevo di averla messa definitivamente da parte – ci spiega Smiraglia – dopo la mia esperienza discografica degli anni Settanta. Fa parte della mia natura, quando un amore finisce, sia esso sentimentale o di altra natura, come quello per la musica, lo considero finito. Il passato scompare, insomma. Dopo un LP e un paio di singoli litigai col mio produttore, quel Vincenzo Micocci che era stato metaforicamente ucciso da Alberto Fortis nella sua Milano e Vincenzo. Avevo capito che non era intenzionato ad investire seriamente su di me e in quel momento è stato come se la musica si fosse annullata”.

Smiraglia smise di comporre, di cantare, anche di ascoltare musica, per almeno vent’anni, mentre riprese a seguire il mondo musicale intorno al 2000, ma senza farsi coinvolgere. Fino a due anni fa circa.

“Nel 2022 – prosegue nel suo racconto – la mia famiglia ha subito il dramma della scomparsa di mio figlio Davide, a cinquant’anni, e questo mi ha sconvolto. è stata una cosa veloce e durissima; Davide era un musicista, un bravo pianista, suonava in una tribute band dei Genesis, guarda caso uno dei miei gruppi preferiti quando lui era un bimbo. Venuto in possesso di alcuni provini registrati da Davide, ho cominciato ad ascoltarli e ad un certo punto le porte della musica si sono riaperte, ho sentito il bisogno di tornare a scriverne, a cantare. Fare questo disco è stato terapeutico, un modo per ricomporre una frattura, così a quarantasette anni dall’uscita del mio precedente LP con lo pseudonimo di Stani Labonia, sono tornato con quello stesso nome sulle scene musicali”.

Di nuovo!, questo l’azzeccato titolo del disco pubblicato da Retro Records con distribuzione Audioglobe, è un prodotto godibilissimo, non certo allegro, ma denso d’ispirazione, fatto col cuore e con la testa, registrato praticamente a casa con l’aiuto di alcuni amici del figlio, che ben volentieri si sono messi a disposizione.

“Era fondamentale per me – puntualizza Smiraglia/Labonia – che la musica che mi era uscita da dentro non rimanesse lì. La musica è comunicare, non è una cosa autistica, è etero riflessiva, riguarda anche gli altri, è empatica”.

Le canzoni di Di nuovo! si lasciano ascoltare, trasportano, come trasporta la voce matura, ma non vecchia, dell’autore che in certi momenti ricorda il modo in cui Battiato raccontava e scandiva le parole cantando. Gli interventi di Antonio Catalano e Francesco Vitiello alle chitarre, di Francesco Albano al piano, calzano a pennello sulle composizioni. Ciliegina sulla torta, in due brani Stani ha usato anche delle registrazioni provenienti dai demo di suo figlio Davide, e tra queste spicca la bellissima e commovente Adieu, posta in chiusura del disco. E, per non dimenticare i propri natali bolzanini, Smiraglia, che è anche autore dell’eloquente disegno di copertina, ha usato una foto scattata da Gino Insabato e affidato il packaging a Ronny Lorenzoni, due dei suoi compari nella vecchia Doctor Brown’s Fuzz Band.

Autore: Paolo Crazy Carnevale