Tanja Iarussi: archetipi, miti, presenze

Sono davvero numerosi e assai coinvolgenti i nuclei tematici della ricerca artistica di Tanja Iarussi. Fin dai suoi esordi, concluso l’Istituto d’Arte (1993) e poi l’Accademia di Belle Arti (2000), numerosi e variegati sono stati anche i linguaggi e i mezzi espressivi con cui l’artista ha affrontato nel corso degli anni il suo sfaccettato cammino artistico. La tecnica utilizzata nei suoi lavori infatti dipende e cambia a seconda di ciò che il suo progetto intende esprimere. Nei suoi lavori è possibile incontrare fili di ferro, pietre, cartapesta, reti, legni, cd, e tutto quanto possa risultare espressivo ai suoi occhi. Il suo è un percorso iniziato con la pittura su tela ma approdato ben presto alla suggestiva creazione di opere composte di garze, reti metalliche e creta dal forte impatto emozionale sul fruitore che vi percepisce un ritorno alle origini, alla terra come ventre materno di tutte le creature, come polo di attrazione ed equilibrio dal fascino ancestrale. La cornucopia foriera di doni preziosi o contenitore di sogni diviene nel trittico di Tanja il muto testimone del fluire del tempo che, nell’opera, è esemplificato da una sabbia colorata nelle tonalità del giallo del rosso e del blu. Il desiderio di coinvolgere sempre più il pubblico e renderlo partecipe dell’opera stessa ha portato l’artista a creare oggetti in cui l’intervento dell’osservatore è divenuto fondamentale per dare completezza all’opera. Né è esempio “Sognare ad occhi aperti” dove l’accensione di una luce consente all’opera di vivere di un ulteriore ed inaspettato sguardo, labile e immateriale come i sogni.  Ecografie e fotografie sovrascritte e sovra dipinte sono diventate nel suo personale linguaggio eco-pittura e foto-pittura. Di certo esse sono nuovi mezzi d’espressione con cui narrare storie, evocare ricordi, indurre emozioni. Durante il lockdown Tanja si è rivolta alla mitologia e ne ha tratto in particolare il mito del vaso di Pandora rivisitandolo e immaginandosi una chiusura del suo coperchio atta a respingere ed imprigionarvi tutto il male. Nasce così l’opera “Il fu vaso di Pandora” realizzato in cartapesta. Attualmente l’obiettivo artistico di Tanja Iarussi è una ricerca sulle trasparenze. La leggerezza eterea è il leitmotiv delle garze sottili su cui l’artista fa vivere le immagini di archetipi femminili che vanno dalla madre alla strega e all’angelo caduto ma dalla valenza positiva. In queste immagini dalla bellezza rarefatta si affacciano anche le tracce colorate di decori realizzati all’uncinetto. Essi hanno l’importanza di farsi testimone che passa di mano in mano di generazione in generazione come di un sapere tutto femminile che si perde nel torno dei secoli, e delle parentele

Autrice: Rosanna Pruccoli