Giorgioppi

È alla potente lezione di Piero della Francesca, alla sezione aurea e alla sequenza di Fibonacci che guarda costantemente il bolzanino Giorgioppi. Artista della misura, della composizione lucida, calcolata ragionata tipica degli antichi maestri del Rinascimento europeo, la sua è una ricerca inesausta dell’equilibrio, della purezza. I suoi soggetti spaziano dal ritratto al nudo, alla natura morta ma è conosciuto dai più per le sue rose perfette, algide e regali vere regine dell’universo floreale. Ma non sono da meno le più misteriose ed esotiche orchidee bianche che alla purezza rinascimentale aggiungono la linearità e un tocco tutto giapponese.
Senza mai legarsi ad un maestro Giorgioppi ha studiato alle Accademie di Milano, Firenze, Venezia e Bologna. Inseguendo però caparbiamente la propria strada, il proprio mondo espressivo rivolto, come un Giano bifronte, tanto all’oggi che al passato. Cantatore, Vedova e Pozzati i suoi maestri. Il suo lavoro d’artista è meticoloso e segue un iter d’altri tempi: inizia infatti dalla scelta della tela che si fa arrivare a metratura dal Belgio in vari spessori e grammature. E lui ad intelaiarle e poi prepararne la base e il fondo utilizzando antiche ricette rinascimentali. Per procedere poi alla composizione senza stancarsi dei calcoli necessari. Poi i colori che miscela sapientemente alla ricerca del tono più giusto. Per il collezionista la scelta è difficile: come non possedere una rosa o una melagrana ma come rinunciare ad uno dei suoi nudi preziosi e raffinati? Numerose le mostre che lo hanno fatto conoscere negli anni tanto in Italia che all’estero e importanti le critiche ricevute dai grandi nomi della critica d’arte come ad esempio Vittorio Sgarbi da cui riportiamo alcune frasi: “Stupire, meravigliare, sembrano essere gli obiettivi di Giorgioppi, il quale piace, piace oggi che non e più obbligatorio innamorarsi di tele stracciate o tagliate e che ci si può perfino compiacere di veder una cosa gradevole, al punto che la gradevolezza supera se stessa, diventando una straordinaria scenografia. E’ inutile pensare alla pittura, bisogna farla. E inutile che la pittura rappresenti una sofferenza o una tensione. La pittura deve essere supremo diletto”. E ancora: “In alcune delle sue opere più recenti, Giorgioppi sembra voler riecheggiare la tradizione dello stilleven fiammingo e olandese, con quei fiori e quei vasi di vetro trasparentissimo che non possono non ricordare gli analoghi soggetti trattati, fra gli altri, da Abraham Bruegel. […] Nonostante ciò, nessuno potrebbe negare che gli oggetti riprodotti da Giorgioppi possiedano il respiro dell’assoluto, della più pura delle dimensioni mentali”. 

Autrice: Rosanna Pruccoli