Moritz Gamper: blues (e non solo) in Edelweiss


Moritz Gamper è un giovane musicista meranese, ora di stanza a Vienna, di cui torniamo ad occuparci con estremo piacere, vista la bontà e la genuinità della musica che propone. Chitarrista acustico, autore e interprete di sé stesso, Gamper è giunto al suo secondo disco, proposto sia in versione liquida digitale, che solida (in vinile e in CD): rispetto all’ottimo esordio, in cui si faceva accompagnare dalla sua sei corde, spesso addizionata di un ottimo effetto slide, nel nuovo lavoro, Dressed in Edelweiss, si circonda di un gruppo di musicisti essenziali, che con pochi, efficaci e misurati interventi conferiscono una veste differente al disco.

“La produzione di questo disco – ci racconta il musicista, che abbiamo contattato nella capitale austriaca – è cominciata in solitudine, come è accaduto per il predecessore, gli amici musicisti che ho coinvolto, anche grazie all’aiuto del fonico Matthias Ermert, che mi ha affiancato nella produzione, hanno portato il loro contributo singolarmente in un secondo tempo, ogni brano è come lo schizzo di un momento, come una foto istantanea. È un po’ il mio marchio di fabbrica. Il fatto di aver avuto la sponsorizzazione dell’IDM (Film & Music Commission Südtirol, n.d.r.) mi ha permesso di coinvolgere un tecnico del suono eccellente come Matthias e degli altrettanto eccellenti strumentisti”.

L’ascolto del disco si rivela prezioso, coinvolgente, nonostante la presenza di tromba, armonica, basso e fisarmonica, si mantiene l’atmosfera che ci ha fatto apprezzare e amare quello che lo aveva preceduto: ogni brano brilla di luce propria, tutto suona naturale, non vi è nulla di artefatto, nulla che non sia il suono senza effetti e senza trucchi che Gamper e soci ha tessuto per confezionarne l’abito Edelweiss, il tutto stampato in 247 copie numerate tutte in vinile color porpora.

“Per me è molto importante l’approccio alla composizione – prosegue Gamper – ci tengo davvero tanto, ci tengo al significato, ad essere sincero con me stesso, scrivere è un processo di riflessione molto profondo, da qui non si scappa”.

All’ascoltatore che già conoscesse il disco precedente di Moritz, salterà subito all’orecchio che mentre lì la matrice blues appariva dominante, in Dressed in Edelweiss abbiamo l’impressione di trovarci di fronte ad un dotato cantautore che usa il blues come linguaggio sonoro con cui accompagnare le parole. Certo nei brani in cui ascoltiamo l’armonica di Bernd Schroffenegger questo è più evidente, quando interviene il trombettista americano JQ Whitcomb invece la stoffa si colora di jazz, complice il basso di Dominik Told. E ancora troviamo alla fisarmonica Milos Todorovski e ai cori Simon, il fratello di Moritz.

“Dev’essere perché la musica la penso più in funzione melodica che ritmica – spiega Gamper – e quindi il disco stava già venendo fuori in questo modo, il trombettista, che ha partecipato mandando il suo contributo dall’Irlanda, dove abita, ha saputo dare voce al mio desiderio di inserire una spruzzata jazz in alcuni brani. C’è poi il fatto che per la prima volta invece che cantare tutto in inglese, ho fatto uso del dialetto sudtirolese. Mia moglie, che è francese, da anni mi dice che è il momento di usare altre lingue. Così l’ho fatto, inoltre ci sono persino un pochino d’italiano e il francese, nel brano Madeleine, brano è dedicato alla nonna di mia moglie, una persona cui mi sentivo molto legato, tanto che ho voluto ricordarla, dopo la sua scomparsa, con una canzone. Noi abbiamo la fortuna di vivere in una zona plurilingue, è una cosa fantastica, un’identità che volevo inserire nel disco, perché so usare le lingue. Gli americani questa cosa non ce l’hanno. Ma sapendolo fare, mi pareva assurdo non farlo. Non riuscirei a scrivere un brano completamente in italiano, in francese, nemmeno in sudtirolese, che trovo poco adatto e poco musicale. Ma inserire delle frasi qua e là, mi è sembrato interessante come esperimento”.

Quanto ai contenuti, Gamper si fa ispirare per lo più dalla sua sfera personale, l’intrigante brano d’apertura, Espresso doppio, nasce dal suo amore per il caffè, in Olive Tree seppellisce le preoccupazioni sotto un albero di olive. C’è poi König von Südtirol che ironizza su quei personaggi che non sanno niente del mondo fuori, che hanno tutto e non sono mai usciti dagli stretti confini della regione considerandosene i re: “Il mondo gira – canta Gamper in un verso – e anche a me cominciano a girare…”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale