Gries e Bolzano, cento anni dopo: la fusione che cambiò la città

Giusto 100 anni fa la città di Bolzano assunse la forma territoriale che la caratterizza ancora oggi. Questo avvenne grazie all’unificazione con il comune di Gries, che fece seguito a quella di poco precedente con il comune di Dodiciville. Ne abbiamo parlato con lo storico Hannes Obermair.

Nel novembre 2025 è ricorso il centenario dell’inclusione di Gries — allora comune rurale con una forte vocazione agricola e meta di soggiorno climatico per la cura delle malattie polmonari — nel Comune di Bolzano. 
Si trattò di un passaggio amministrativo che segnò una svolta decisiva per lo sviluppo urbanistico e demografico del capoluogo altoatesino. 
Quella fusione, sancita in pieno periodo fascista, non fu soltanto un atto formale: aprì la strada al progetto della “Grande Bolzano”, ridisegnando equilibri, spazi e simboli della città. 
Per comprendere meglio quel momento storico e le sue conseguenze, abbiamo intervistato Hannes Obermair, senior researcher dell’Accademia Europea di Bolzano ed esperto di storia cittadina.

L’INTERVISTA

Professor Obermair, cosa accadde un secolo fa?

Proprio cento anni fa, tra il 1925 e il 1926, Gries veniva fusa con Bolzano con un atto del governo fascista. I tentativi di inglobamento erano però più antichi: risalgono già al periodo del sindaco Perathoner, molto conosciuto per la sua attività modernizzatrice. Allora non andarono a buon fine. Nel 1911 venne inglobata Dodiciville, ma Gries rimase fuori, anche per una sua resistenza a mantenere il proprio stato di comune rurale agricolo e di importante luogo di cura dell’ultimo impero austro-ungarico.

Quali erano i collegamenti tra le due realtà?

Il tram che allora esisteva collegava la stazione centrale di Bolzano — inserita nella rete ferroviaria dell’Impero austro-ungarico e collegata direttamente alla capitale Vienna — con il cuore di Gries, fino a piazza Gries e oltre. La stazione si chiamava peraltro Bozen-Gries, e già questo nome è quasi una spia della volontà di unire queste due realtà sociali ed economiche. Il tram rappresentava una sorta di spina dorsale del turismo di allora.

Come si arrivò formalmente alla fusione?

Ci fu un regio decreto del novembre 1925, controfirmato da Federzoni e Rocco, cioè dai grandi gerarchi fascisti, ed emanato da Vittorio Emanuele III. Decretava la fusione di Gries a Bolzano. Venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e seguì l’autoscioglimento del Consiglio comunale di Gries, che aveva sede nella casa Altmann in piazza Gries.

Cosa rappresentò politicamente questa decisione?

La logica profonda della fusione, decretata dall’alto e non voluta dalla Gries di allora, era creare lo spazio di espansione di cui la città di Bolzano aveva bisogno per arrivare all’estensione che vediamo oggi. Nella pianificazione del regime fascista, Bolzano doveva diventare una sorta di fiore all’occhiello della nuova provincia e doveva raddoppiare i suoi abitanti, cosa che fece nel volgere di pochi decenni.

È qui che nasce il progetto della “Grande Bolzano”?

Sì. Ogni centralità di quello che oggi è il centro storico doveva passare al di là del Talvera, attorno al Monumento alla Vittoria, che fungeva da volano di nuovi boulevard e assi magistrali: corso Italia, allora viale Giulio Cesare. L’architetto Marcello Piacentini fu la mente urbanistica e architettonica di questo disegno, mentre la mente politica era Mussolini. Ancora oggi questo impianto è leggibile negli edifici e nella disposizione urbanistica.

Che cosa ci insegna oggi questa vicenda?

Fa capire come in una storia regionale vi siano tracce di qualcosa di molto più grande. La storia della fusione tra Gries e Bolzano è il riflesso di decisioni e di un contesto molto più ampio, che è giusto ricostruire per comprendere in profondità ciò che è accaduto.

Autore: Till Antonio Mola