Si fa presto a dire…“Una spremuta! Grazie”

Stefano Furlani, 29 anni, nato a Trento, lavora a Bolzano come in un polo educativo e ha trasformato la sua passione per le spremute d’arancia in un vero e proprio progetto social. Negli ultimi due anni Stefano, conosciuto come @una.spremuta.grazie sui social, ha messo alla prova 86 spremute d’arancia, concentrandosi esclusivamente sui bar delle stazioni ferroviarie, dove mette insieme racconto urbano, ironia e una metrica semplice ma precisa per confrontare sapori e atmosfere. 

Come e quando hai iniziato a recensire le spremute d’arancia?

Ho cominciato nel privato già nel 2019, annotando in un taccuino le mie impressioni. Non era un progetto pubblico, solo appunti personali con punteggi semplici con voti da uno a dieci. La pagina è nata ufficialmente nel 2023, dopo una grigliata con amici: uno di loro ha visto il mio taccuino e mi ha consigliato fortemente di renderlo fruibile anche agli altri.

Quante spremute hai recensito fino ad ora?

Ad oggi 86, tutte nelle stazioni italiane. Ho continuato a tornare anche sui posti già visitati per dare un formato video alle recensioni e aggiungere categorie come densità, guarnizioni e location, quest’ultima suggerita dai primi follower.

Perché solo le stazioni?

Non sono patentato, quindi mi muovo sempre con i treni. Inoltre, le stazioni hanno un fascino particolare: rappresentano l’ultimo posto che vedi quando te ne vai e il primo quando arrivi. È un legame personale, e credo siano spazi spesso sottovalutati.

Qual è stata la spremuta migliore?

Senza dubbio quella di Genova Nervi: arance locali, di stagione, con un sapore unico e una location che completava l’esperienza.

E la peggiore?

Una di Monaco, in Germania: lì la parola “spremuta” non esiste, quindi mi hanno servito una bottiglietta preconfezionata di succo. È stata un’esperienza divertente e un po’ tragicomica.

I follower ti riconoscono?

Sì, qualche volta sì. A Mezzolombardo e Caldonazzo i baristi mi hanno salutato ricordando i miei video. È buffo, ma il bello è anche questo: interagire con persone che ti seguono per un progetto così particolare.

Come influenzano il teatro e la tua formazione i tuoi video?

Faccio teatro dal 2012, e mi aiuta molto nel gestire la dialettica, la presenza davanti alla telecamera e l’ironia nei video. Posso sparare folli invenzioni o aggiungere dettagli veri: il pubblico non sa mai distinguere cosa sia reale e cosa sia ironia, e questo mi diverte molto.

Secondo te, cosa conquista di più chi ti segue?

Il successo dei video non nasce solo dalla passione per le arance o dalle recensioni delle spremute, ma soprattutto dall’ironia e dal modo in cui racconto le stazioni e le situazioni. Cerco di sorprendere chi mi segue, farlo ridere e confonderlo allo stesso tempo, creando un tipo di interazione diversa rispetto ai social più convenzionali.

Autore: Niccolò Dametto