Mirko Ciech l’artista del riutilizzo

La creatività di Mirko Ciech nasce dal riutilizzo: sono i materiali poveri, quelli che vengono scartati nei cantieri in cui lavora, che lui ricicla per creare le proprie sculture. 

“Sono ormai una ventina di anni che mi dedico alla scultura, tanto che sono riuscito a riempire un garage di opere”, spiega con voce fiera Mirko Ciech, classe 1969 residente a Bronzolo.

Dopo gli studi professionali come maestro muratore e numerosi corsi, ha iniziato a lavorare nei cantieri senza mai trascurare l’amore per l’arte, nato fra i banchi di scuola. “Con le mie sculture mi piace lanciare un messaggio, spiegare l’importanza dell’andare tutti d’accordo”. Esemplificativa è l’opera “Prima di agire devi dormire”: ritraendo una testa dormiente, l’autore comunica che prima di dire qualsiasi cosa occorre avere la mente lucida. “È un pezzo nato da un’unica gittata di calcestruzzo, modellato all’80 per cento con la cazzuola e rifinito con il disco diamantato. “Diversi ma uniti”, poi, è fatta invece con tre cubi in calcestruzzo legati con dei tubi di ferro ed è l’opera di più recente realizzazione: è una scultura che rende omaggio ai quattro elementi che stanno alla base della costruzione, vale a dire il legno, il sasso, il mattone e recentemente il calcestruzzo. “Sono contrario a tutti quei materiali applicati alle facciate, tipo il polistirolo, che un domani dovranno essere smaltiti”.

Mirko Ciech, com’è venuta l’idea di realizzare sculture con questi materiali? 

Dopo quarant’anni di lavoro come capocantiere ho pensato di creare qualcosa unendo il mio amore per l’arte con ciò che conosco molto bene e uso ogni giorno per lavorare. Nelle mie sculture inserisco colori ad ossido di ferro, scelgo l’inerte, scelgo i sassi nei fiumi e faccio le gittate. Ciò che ne esce lo modello e lo levigo con il disco diamantato, fino a che dal conglomerato ne esce la scultura. Ho fatto anche dei quadri in calcestruzzo.

Ma oltre agli strumenti servirà anche del tempo…

Una scultura occupa sulle trenta ora di lavoro. Oltre il disco diamantato o flex e la cazzuola, compagna di una vita di lavoro nei cantieri e alla base delle mie opere, è necessario lo scalpello. Generalmente creo le mie sculture nel garage durante i fine settimana: è come essere in ferie, è appagante. Poi il calcestruzzo è un materiale che nessuno usa nell’arte.

Ha già fatto anche qualche mostra? 

Ho fatto due mostre a Bolzano e al campo da golf di Pietralba. Ma purtroppo l’arte è un qualcosa che interessa davvero a pochissime persone, da queste parti.

Cosa pensano i colleghi in cantiere di questo suo talento? 

Reagiscono in maniera simpatica: ridono e mi chiamano “il professore”.

Autore: Daniele Bebber