In questi giorni nei corridoi della nuova sede della fondazione Benjamin Kofler a Salorno, è esposta una trentina di acquerelli: si tratta del più recente “prestito” (così lo definisce lei) dell’artista Sieglinde Tatz – Borgogno, la stessa che ha installato oltre settecento sculture nel “Giardino del desiderio”, caratteristico della frazione Pochi.
Sieglinde Tatz – Borgogno è uno spirito libero, come liberi sono i pensieri nel fermare l’attimo per raccontare una vita artistica fatta di gioie e pure di spine. “Purtroppo l’arte non viene molto considerata, soprattutto se è di una donna – si rammarica – La mia passione è l’arte, sto bene quando posso lavorare esprimendo le mie sensazioni. Dopo l’ultimo viaggio in Marocco del mese scorso, ho ideato una tecnica a mosaico, in vetro, che utilizzerò su alcuni disegni”.
Come mai la scelta di esporre in casa di riposo a Salorno?
Ho prestato parecchi anni di volontariato a Villa Serena, mi occupavo di laboratori artistici, da cui sono nati bellissimi lavori. Mentre alla casa di riposo di Salorno il mio sogno è che mi diano uno spazio dove poter fare una gipsoteca, qualcosa di bello dove esporre le opere in gesso.
Ricorda come si è avvicinata al mondo dell’arte?
Certo. A casa di mio papà passavano molte persone, tra loro anche il rinomato artista Hans Weber-Tyrol che era un caro amico di famiglia. Un giorno andai dalla moglie di questo pittore, ero ancora piccola. Lui era sul balcone e sua moglie gli disse che io volevo prendere lezioni da lui perché lo consideravo una persona libera. Si mise a ridere e mi mandò a Bolzano a frequentare i corsi del Südtiroler Künstlerbund, con i maestri Hans Prünster (grafica), Maria Delago (ceramica) e Lore Arnold Maurer (pittura). L’ambiente era davvero impegnativo, ma una decina di anni dopo iniziai a tenere anche dei corsi presso questo ente.
E poi cos’è accaduto?
Dopo essermi sposata, mio padre mi disse che una donna deve sapere aiutare il marito economicamente. Per alcuni anni allora mi dedicai ad altre attività e accumulai dei risparmi. Il grande regalo arrivò con l’apertura in paese della scuola media; per insegnare educazione artistica avevo bisogno dell’abilitazione, quindi andai a Palermo per ottenerla. Ho insegnato ai ragazzi la libertà dell’arte: molti di loro ancora mi ricordano.
Poi si è dedicata soprattutto alla scultura…
In più di cinquant’anni ho lavorato moltissimo con bronzo, marmo e gesso. Ma quando si viaggia è impegnativo portare con sé gli scalpelli…
A proposito: lei ha viaggiato parecchio, ma quali sono i luoghi che più l’hanno più ispirata?
Ho adorato Egitto, ho apprezzato molto l’Argentina e conosco abbastanza bene tutti i paesi europei. Pisa, Parigi, Innsbruck, Atene, Possagno, sono alcuni dei luoghi dove ho esposto. Il mese prossimo torno anche a Bassano del Grappa per una gita: è un paese che mi ha accolto molto bene quando andai ad esporre.
Come vede il mondo dell’arte oggi?
Sono piuttosto solitaria. Ho sempre insegnato a scuola e i miei studenti mi amavano, perché lasciavo loro la libertà. Penso che qualunque persona dovrebbe esprimere ciò che sente. È importante buttare fuori ciò che si ha dentro senza farsi troppo corrompere dai soldi facili. Essere artisti significa essere innamorati della bellezza e della natura, perché l’arte è natura.
Progetti per il futuro?
Alla Cassa di Risparmio di Bolzano nei prossimi giorni presenterò la prima statuetta che ho realizzato nel 1968/69: ricordo ancora mio padre che mi disse: se vuoi fare l’artista devi andare nei palazzi e come donna devi venderti. Invece su quella statuetta scrissi: io non mi vendo. Quello che artisticamente ho realizzato l’ho fatto da sola, investendo i miei risparmi.
Autore: Daniele Bebber