Il futuro delle donne secondo Dacia Maraini

Dacia Maraini – la nota scrittrice (fra i tanti) de “Il treno dell’ultima notte”, “Corpo felice” e “Chiara di Assisi” – ha portato decine di persone al Teatro di San Giacomo per parlare del destino femminile in nome di Ipazia, come recita il titolo del suo omonimo libro.

// Di Raffaella Trimarchi

L’infanzia in Giappone, l’esperienza del campo di concentramento, gli insegnamenti di sua madre. E l’importanza di conoscere la storia per non ripetere gli stessi errori. Ma anche che la conoscenza rende liberi e forti e che le donne devono aprirsi alla conoscenza per essere forti e libere, proprio come lo è stata Ipazia, la grande scienziata dell’antichità. Che non si piegò all’ignoranza del tempo che voleva le donne sottomesse, a costo della propria vita.

Questo il contenuto, riassunto al massimo, dell’incontro avvenuto nella serata di giovedì 22 febbraio in un gremitissimo teatro di San Giacomo con la nota poetessa, scrittrice e saggista Dacia Maraini, a Bolzano in giornata per presentare il suo ultimo libro “Vita Mia”, presso la libreria Cappelli.

Una presentazione molto personale

Un incontro, quello voluto dal Comitato Pari Opportunità di Laives con la scrittrice, che però è andato ben oltre la presentazione del libro e l’immagine nostalgica di un’infanzia ormai lontana. Attraverso un dialogo con l’avvocatessa Francesca Romana Baldacci e con il pubblico, la scrittrice ha esposto le sue personali riflessioni sul destino femminile in un mondo spaccato tra opportunità un tempo impensabili e un ritorno alla volontà di sopraffazione su coloro che invece chiedono il diritto alla libertà di pensiero, di scelta, di vita.

L’autrice ha parlato “in nome di Ipazia”

Per questo l’autrice ha scelto di parlare “in nome di Ipazia”, la grande scienziata e astronoma vissuta ad Alessandria d’Egitto nel V secolo d.C., la prima scienziata che teorizzò la non centralità della terra nell’universo e che per questo – e per il suo “osare” in quanto donna oltretutto, mettere in dubbio le certezze dell’epoca – fu sacrificata sull’altare dell’ignoranza e della volontà di sopraffazione sulla donna, finendo trucidata pubblicamente dai fanatici. 

Quando il passato  non è troppo lontano

Nella visione di Maraini, Ipazia diviene simbolo di quelle donne, tantissime, che ancora oggi in tutto il mondo, quasi 2000 anni dopo, sono ancora zittite, perseguitate e uccise per il solo fatto di voler alzare la testa.
Ipazia è anche oggi, tutte quelle donne che hanno denunciato e non sono state ascoltate e credute; è tutte quelle donne che in paesi dove il loro destino è ancora crudele ogni giorno, combattono per i propri diritti, come Ipazia appunto, a costo della vita. Ipazia è poi quelle donne che hanno capito che la conoscenza, la memoria di sé e della storia, il non accontentarsi di quel che si sa ma scavare e indagare per andare sempre oltre, sono gli strumenti per rendersi sempre più libere e sempre più forti in un mondo – anche quello occidentale che ci illudiamo sia più maturo – che ci vuole invece piegate, accondiscendenti e, soprattutto, zitte.

“Un momento di crescita e riflessione”

L’incontro con la scrittrice è stato un momento importante di crescita e riflessione per chi era presente – ha commentato l’Assessora Claudia Furlani del Comitato Pari Opportunità. Che ha aggiunto: “abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente un’artista dall’anima allo stesso tempo profonda, determinata ma dolcissima e delicata, tutte qualità che spesso ritroviamo anche nei suoi scritti”. È stato dunque un importante momento dedicato alla cultura che ha coinvolto moltissime persone – non solo donne – e per questo, avvicinandoci pian piano a un ennesimo 8 marzo tinto del rosso delle donne quotidianamente maltrattate e uccise anche nel nostro paese, tanto più significativo della volontà di tanti uomini di sostenere una visione come quella della scrittrice che, alle ragazze di oggi, vorrebbe dire quanto segue. 
“Leggete e la storia. È quello che dico quando incontro i ragazzi nelle scuole. Oggi la conoscenza della storia nelle nostre scuole non arriva spesso alla Seconda Guerra Mondiale, che invece è necessaria per capire moltissime cose. La cronaca ci insegna che l’ignoranza della storia porta al ripetersi sempre degli stessi errori. Perciò dico loro che la memoria è una grande forza per affrontare il futuro e che la conoscenza ci rende forti e liberi. Alle ragazze – ma anche ai ragazzi – dico questo: leggete, capite, indagate e memorizzate”.

Autrice: Raffaella Trimarchi