Se gli orsi avessero la stessa indole dei lupi, l’entusiasmante debutto solista di Marco Niro (una metà del collettivo letterario che come Tersite Rossi ha al suo attivo già sei volumi, di cui un paio imperdibili) si potrebbe riassumere nelle tre parole “homo homini ursus”, parafrasando il detto latino coniato da Plauto e ripreso più autorevolmente dal filosofo Thomas Hobbes secondo cui l’uomo sarebbe un lupo nei confronti degli altri uomini.
Lo scrittore e giornalista trentino Marco Niro ha ampiamente dimostrato, nelle opere realizzate come Tersite Rossi, un’informata, indefessa, costante voglia di fare della letteratura resistente, sociale, d’impegno, ma al tempo stesso fruibile: con questa prima uscita a proprio nome, la sua dichiarazione d’intenti viene pienamente rispettata e rinvigorita.
Il predatore, distribuito nelle librerie lo scorso 24 gennaio per i tipi di Bottega Errante Edizioni, è un volume avvincente, sconcertante, di quelli che fanno arrabbiare per la subdola storia che si nasconde dietro un concertato massacro di orsi ad opera di un politicante corrotte e dei suoi emissari e scagnozzi.
Va da sé che il libro prende in più di qualche modo ispirazione dai recenti fatti legati al problema degli orsi che nel vicino Trentino è diventato nell’ultimo triennio uno dei leit motiv su cui vengono impostate le campagne elettorali.
Va da sé anche che i personaggi siano di fantasia, ma nella loro piccolezza e nelle loro debolezze sono umanissimi (in senso negativo) e non distanti dai loro corrispondenti reali, anche se agiscono in maniera più esagerata: non dimentichiamo che la realtà ha la tendenza scostumata a superare sempre e comunque la fantasia.
Con una scrittura lucida, Niro crea una storia truce, un noir ursino in cui i personaggi umani sono tutti cattivi, con la sola eccezione dei ragazzi, che non essendo ancora uomini a tutti gli effetti in qualche modo si salvano.
Non solo, Niro racconta tra le righe, ma neppure troppo a dire il vero, di una provincialità gretta, omertosa e di comodo non troppo distante da quella del nostro Alto Adige: anche se i nomi di persone e luoghi sono di fantasia e l’ambientazione è vagamente identificata con l’area del Trentino occidentale in cui proliferano gli orsi, il Trentino è la location indiscutibile in cui si svolge la trama del romanzo, lo confermano indubitabilmente i cognomi tipici di alcuni personaggi.
Quanto all’orso (o orsi, considerando che ve n’è più d’uno nel romanzo di Niro), è visto qui come capro espiatorio delle umane debolezze e come metafora dell’“altro”, del “diverso” in senso lato, animale, emarginato, straniero che sia. Inutile dire che sia proprio lui a riscuotere incondizionatamente le simpatie del lettore.
Autore: Paolo Crazy Carnevale